CALCIO – In Spagna: “Vai a lavare i piatti” ad un arbitro donna. Da noi che succederebbe?

marta galego el mundo es - arbitro catalogna

Foto: al centro Marta Galego (@elmundo.es)

Chissà quante volte, nel nostro vissuto quotidiano, abbiamo pensato di dire ad una donna: “Vai a lavare i piatti” ma ci siamo morsi la lingua per il profondo rispetto che nutriamo nei loro confronti. Chissà quante volte donne meno fortunate avrebbero voluto sentirselo dire invece di ricevere solo atti di violenza mascherati da gelosia o da ‘troppo amore’. Non deve aver creduto alle sue orecchie la signora Marta Galego, di professione arbitro, quando durante una partita di calcio regionale catalano dagli spalti ha ricevuto l’invito ad ‘andare a lavare i patti’ (LEGGI QUI). Un invito decisamente poco elegante e soprattutto sessista per una regione, quella della Catalogna, che ha fatto dell‘indipendentismo e dell’uguaglianza (in ogni sua possibile combinazione) la propria bandiera.

La domanda sorge spontanea, diceva un famoso giornalista nazionale: e in Puglia cosa sarebbe successo? Il tifoso spagnolo, in Puglia ma anche in Italia, avrebbe i connotati di un ‘lord inglese‘ che assiste ad una rappresentazione teatrale shakespeariana tante e tali sono le offese e gli insulti gratuiti che gli arbitri, di entrambi i sessi, ricevono ad ogni partita. Più si scende di categoria, più è volgare, becero e offensivo il tifo contro. Si perchè tifare per la propria squadra, per molti, significa tifare contro gli altri siano essi membri della squadra avversaria o componenti della terna arbitrale.

Per la cronaca, la signora Marta Galego ha interrotto la partita, ha fatto intervenire un dirigente della squadra di casa il quale ha allontanato il tifoso maleducato: il tutto sottolineato dagli applausi scroscianti del pubblico di casa. Questo prevede il regolamento della FCF, la Federaziona Calcistica Catalana, e questo è stato applicato. Chapeau! Noi intanto battiamo le mani di fronte a certi episodi e continuiamo a chiudere gli occhi e le orecchie quando assistiamo a scene peggiori in casa nostra. Non ci sarebbe calcio senza l’arbitro, non ci dovrebbe essere calcio con certi ‘animali da stadio’ come spettatori.

Umberto NARDELLA
Nato nel 1976, sposato, lavora nel team IT di una multinazionale americana. Scrive per SalentoSport da diversi anni ed è uno sportivo, nel senso che gli piace vedere gente che fa sport. Innamorato da sempre del calcio, sin da piccolo è stato affascinato dai campi polverosi di paesini sconosciuti. Ogni domenica è buona per andare a vedere una partita di calcio, rigorosamente dilettante.
http://www.salentosport.net

Articoli Correlati