BASKET – Quando vincere non basta: “Andrea Pasca” Nardò, un regolamento beffardo frantuma i sogni

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Foto: un momento di "Andrea Pasca" Nardò-Diamond Foggia (@SalentoSport.net)

Chi vince ha sempre ragione, chi vince è giusto che goda dei meriti che si è guadagnato. E questo è un presupposto sportivo imprescindibile. Ideologicamente parlando, tuttavia, non può essere considerato altrettanto insindacabile il fatto che chi perda abbia sempre torto, o comunque non goda degli stessi meriti di chi, come scritto poc’anzi, vince.

Teorie a parte, veniamo agli eventi pratici. I meriti di cui sopra spettano a due team, Udas Cerignola e Diamond Foggia, non tanto per aver chiuso rispettivamente al terzo e quinto posto il campionato di Serie C “Silver” (piazzamento che è valso ad entrambe il “pass” per la griglia playoff), quanto, evidentemente, per aver sovvertito i pronostici negli spareggi promozione, eliminando a domicilio le prime due della classe, “Andrea Pasca” Nardò e Sunshine Vieste, fino ad arrivare al confronto in finale (vinto poi dal roster cerignolano).

Detto ciò, rimarcati i sacrosanti meriti delle due compagini foggiane, emerge una profonda iniquità nel regolamento della pallacanestro, una stortura che non è circoscritta unicamente alla quarta serie presa in considerazione, ma si estende dalla Serie A in giù. Ebbene, il punto è il seguente: per quale motivo una squadra che conclude al primo posto il campionato debba passare dai playoff per (ri)guadagnarsi la promozione nella serie superiore? Secondo quale criterio concludere in vetta un torneo lungo e probante valga, come unico vantaggio (di certo rilevante ma non decisivo), quello di disputare in casa gli spareggi promozione? Perché a fine campionato l’ottava classificata può giocarsi il titolo, in uno scontro diretto, alla pari con la prima? Siamo sicuri che tutto ciò si sposi col concetto di meritocrazia?

Dopo l’ammissione delle proprie colpe e le analisi coscienziose, è chiaro, alla luce di quanto sopra, che in casa “Andrea Pasca” Nardò, il team che ha “ammazzato” il campionato, possa regnare, mista alla naturale amarezza, una buona dose di incredulità. Comprensibile, perché guidare un campionato dalla prima all’ultima giornata, vincerlo, e poi dover assistere alla promozione in Serie B della squadra che, classifica alla mano, è arrivata terza (quattro lunghezze dietro alla capolista), battuta dai granata sia all’andata che al ritorno, brucia terribilmente. Ecco come quindi la continuità di risultati e la qualità di gioco messe in mostra durante tutto l’arco di una stagione passino in secondo piano: ciò che conta è arrivare meglio degli altri, dal punto di vista fisico e psicologico, ai playoff. Nella speranza che talune imprevedibili variabili, da imputare alla buona o cattiva sorte, come ad esempio infortuni, singoli episodi di gioco, direzioni di gara sfavorevoli, non macchino mesi e mesi di lavoro e di investimenti economici.

D’altro canto è pur vero che la disputa dei playoff comporti anche dei “pro”, come quello di rendere il campionato interessante sino al termine, stimolando tanto le squadre che si giocano il titolo o la permanenza, quanto i team che navigano a metà classifica, poiché una manciata di punti in più o in meno potrebbero valere l’accesso ai playoff o ai playout. Squadre che quindi difficilmente potrebbero “rilassarsi” negli ultimi turni, il tutto a favore dell’incertezza e dello spettacolo.

Il regolamento è questo e imputare un mancato successo a delle norme che appaiono chiare e consultabili da tutti, stabilite ben prima che i campionati potessero avere inizio è quanto di più sbagliato si possa fare. Ma tale regolamento si scontra fatalmente con ogni nozione di meritocrazia (senza togliere meriti, è bene ribadirlo, a chi riesce poi a spuntarla nei playoff, in barba ai pronostici iniziali). Chi ha vinto, in conclusione, ha tutti i meriti del mondo; chi ha perso in questo modo (e ha dimostrato di saperlo fare con onore), il modo in cui l’“Andrea Pasca” ha atrocemente vistosi infrangere i propri sogni, non può certo uscire dal parquet con un bagaglio di meriti e applausi inferiore rispetto chi, alla fine della giostra, si ritrova in Serie B.

Lorenzo FALANGONE
Nato 27 anni fa a Nardò. Dottore in Comunicazione e Giornalista pubblicista. Caporedattore di SalentoSport e reporter per PiazzaSalento. Premio "M. Campione" 2015 come miglior articolo sportivo di Puglia. Autore del libro "Per dirti ciao".

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