LECCE – Quattro giornate ed è già bivio
Disperarsi no, preoccuparsi sì. Il vademecum del tifoso leccese per adesso resta questo. Quattro partite per capire che quest'anno ci sarà una lunga caccia al diciasettesimo posto, che culminerà alla 38esima giornata sotto lo striscione dell'arrivo.
I numeri parlano chiaro: quattro gare, tre sconfitte, una vittoria (giocando ad un ottimo livello), sono contornate da tre reti segnate e ben nove reti subite, una media che fa impallidire la peggior difesa dello scorso campionato, guarda caso sempre del Lecce.
La difesa, capitolo cruento. Julio Segio ha una dote notevole, chiedere a Pulzetti, ma davanti ha uomini senza guida. Tomovic, autentico portento della scorsa stagione da terzino destro, visto da centra lascia basiti. Esposito, domenica, ha messo in campo il peggio del repertorio: espulso per due falli a metacampo. Ai lati Mesbah e Cuadrado stanno giocando bene: alzano il livello e aiutano su entrambi i lati. In panchina Ferrario è stato messo ai margini dopo la pessima prova con l'Udinese, mentre Carrozzieri, Oddo e Legittimo rimangono misteri celati del mercato giallorosso (sopratutto l'ultimo vista la giovane età e la possibilità di vederlo partente a gennaio).
Capitolo mediana-centrocampo. Obodo sembra essere stato investito della dote di regista, ma non sembra avere i mezzi per spiccare nelle mediane di Serie A e gli infortuni che lo hanno tartassato per tutta la carriera lo hanno logorato. Giacomazzi,capitano esperto, ci mette sempre la sua caratura e anche quest'anno tanto dipenderà dal contributo dell'uruguagio. I giovani devono imporsi, il talento di Bertolacci resta indiscutibile, Giandonato visto con l”#39;Udinese non è il vero Giandonato, mentre Strasser ha collezionato scampoli di partita con la sensazione che nel medio-lungo periodo vedremo il suo nome tra i titolari con maggiore frequenza.
Caso particolare quello di Grossmuller. L'ex Schalke04, da trequartista, ha mostrato visione del gioco quasi perfetta mista a lentezza, lenita dalla freddezza dei suoi piedi. E, nonostante fosse sul piede di partenza, le geometrie offensive del Lecce hanno bisogno del sudamericano. Piatti resta l'incompiuta leccese. Provato in tutti i ruoli, gioca al limite del prurito: lento, apatico, svogliato. Un investimento pesante che Di Francesco sta cercando in tutti i modi di far brillare, ma, giornata dopo giornata, sembra, il tutto sempre più arduo. Resta la speranza del rientro di Olivera, autentico uomo traino del centrocampo giallorosso. Il Lecce ne ha bisogno come l'ossigeno.
L'attacco, croce e croce. Di Michele e Pasquato ci sono, i due sembrano avere intesa, non danno punti di riferimento e pungono come zanzare, mentre i pesi massimi Corvia e Ofere sono lontani anni luce da un livello di condizione accettabile per poter dare una significativa mano alla squadra. Resta il quesito Muriel – autore di una doppietta con la Primavera contro il Napoli – e tutta Lecce lo aspetta trepidante.
Infine Di Francesco. Gli astri sono dalla sua: a Pescara ha lasciato un grande ricordo e del bel calcio giocato con idee nuove e con quella voglia di fare gli era solita anche da calciatore. Domenica a Lecce arriva il Cagliari, che è in frenata. I giallorossi devono fermare il treno sardo e prenderne uno nuovo. Lecce risponde sempre al meglio alla massima pressione e ad oggi, le prime quattro giornate, hanno reso l'aria quasi irrespirabile.
