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[ESCLUSIVA SS] CALCIO – Pantaleo Corvino sul futuro: “Voglio ambire allo scudetto. Mi chiamò la Samp…”

Il secondo stralcio dell’intervista esclusiva che il direttore Pantaleo Corvino ha rilasciato ai nostri microfoni (QUI la prima parte). L’ex diesse di Fiorentina e Lecce ci ha parlato di ambizioni e del suo prossimo futuro: “Ho fatto una scelta professionale e di cuore. Sono partito dalla terza categoria e sono arrivato in Serie A vincendo tutti i campionati, nessuno mi ha regalato niente. E nella massima serie ho conquistato tante salvezze con Lecce e quattro qualificazioni in Champions League nei miei sette anni di Firenze; quindi pensavo che l’ultima cosa che manca nel mio palmares nel mondo del calcio è lo scudetto, per cui ho atteso e attendo una chiamata in questo senso. Ho rifiutato diverse chiamate di squadre importanti, mi è dispiaciuto ad esempio dire di no alla Sampdoria di Garrone nello scorso gennaio. In quel caso, essendo tifoso del Genoa oltre al Lecce, non potevo accettare. Aspetterò ancora l’opportunità di un club che ambisca al titolo”.

Direttore, non crede che la figura del diesse sia sempre più sottovalutata nel mondo del calcio? Ex calciatori, amministratori delegati, talvolta anche presidenti si improvvisano sempre più in un ruolo che invece richiede competenze ed esperienza. “Io faccio un ragionamento molto semplice, come lo faccio io dovrebbe farlo tutto il mondo calcistico e il mio è anche un rimprovero. Talvolta non si tiene conto che i club sono delle aziende in cui il presidente o i Cda di tali aziende scelgono i migliori manager in relazione agli obiettivi tecnici ed economici che le stesse si prefiggono di ottenere. Invece troppo spesso si tende a pensare che tutti possano fare calcio: c’è chi si improvvisa direttore, chi manager, chi ancora responsabile dell’area tecnica senza possedere le relative competenze. Io sono arrivato in Serie A partendo dalla Terza Categoria, adesso invece si arriva in massima serie perché si è stati calciatori o si è figli o amici di qualcuno di importante. Questa è una stortura del calcio. La mano dei direttori sportivi veri però si vede: penso a Foschi che a Palermo ha portato calciatori importanti ed è riuscito anche ad ottenere delle importanti plusvalenze dalle successive cessioni degli stessi, come ad esempio con Cavani. Ma anche Sabatini con Pastore, Marino con Lavezzi e io alla Fiorentina con Nastasic, Jovetic, Felipe Melo, senza dimenticare Lecce con i 20 miliardi di Chevanton, 18 per Lucarelli, 10 per Lima e molti altri. Sicuramente nel mio passato c’è stata anche qualcosa che non è andata bene ma in conclusione, tra dare e avere, quando il bilancio è positivo vuol dire che ho svolto bene il mio lavoro”.