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foto: la festa giallorossa all'Olimpico
ph: Dazn/Serie A

LECCE – Il pagellone 2024/25: Krstovic come Atlante, Falcone-Coulibaly due sicurezze. Rebic super-delusione, tante le incognite

Il pagellone del Lecce al termine della stagione sportiva 2024/25.

Falcone 7,5 – Sulla terza salvezza consecutiva, come da tre anni a questa parte, ci sono le sue manone. Sono tanti i punti difesi dal portiere romano che spesso è stato il migliore dei giallorossi. Quando è stato chiamato da Giampaolo a giocare di più coi piedi ha accusato qualche incertezza come anche sulle uscite e sulla chiamata della palla al compagno. Resta, comunque, un protagonista, imprescindibile. Eroico nel “suo” Ollimpico. Salvezza speciale con dedica alla mamma e a Graziano Fiorita. Le sue lacrime sono quelle di tutti noi. (38 presenze, 58 gol subiti, 9 cleen-sheet e un rigore parato – media voto pagelle 6,26)

Früchtl sv – Annata di esperienza silente con esordio in Coppa Italia e due gol incassati dal Sassuolo. Potrebbe essere il titolare dal 1° luglio in caso di partenza di Falcone. (0 presenze – media voto pagelle sv)

Samooja e Salomaa sv – Avrebbero forse bisogno di fare esperienza altrove

Gaspar 7 – Alzi la mano chi si aspettava che l’angolano riuscisse, già al primo anno, a giocare un campionato così convincente. Il lungo infortunio lo priva di quasi tre mesi di campionato ma è stato, a mani basse, il miglior difensore e uno dei migliori calciatori in assoluto del Lecce. Riuscisse a migliorarsi in alcuni aspetti, potrebbe essere la futura mega plusvalenza del Lecce. (24 presenze, 0 gol, 1 assist – media voto pagelle 6,23)

Baschirotto 6,5 – In sofferenza per buona parte di campionato, specialmente quando deve fare da chioccia a Jean o chi per lui o quando è chiamato a impostare l’azione. Insieme a Gaspar costituisce una coppia di centrali solida e affidabile. Da Bergamo in poi prende in mano la squadra anche caratterialmente, come i capitani devono fare. E finalmente ritorna a segnare di testa. Il sempre presente insieme a Falcone (38 presenze, 2 gol – media voto pagelle 5,92)

Veiga 6 – Ha fatto vedere buone sgroppate sulla fascia. Sicuramente più dinamico di Guilbert, pesa l’errore a due passi dalla porta della Fiorentina. Ma lascia intravedere qualcosa di positivo e l’anno prossimo potrebbe trovare più spazio. (13 presenze, 0 gol – media voto pagelle 5,68)

Guilbert 6 – Ha faticato inizialmente a vestire i panni del partente Gendrey, ma nel finale ha dato segnali di solidità. Meno brillante in fase offensiva rispetto al suo connazionale, ma alla lunga ha portato equilibrio. Evitabile la frase poco fortunata sul terreno di gioco dell’Acaya. (31 presenze, 0 gol, 1 assist – media voto pagelle 5,85)

Tiago Gabriel 6 – Gettato nella mischia contro la Juve, ha sorpreso per personalità e tecnica. Bene anche col Verona. Promettente. (2 presenze, 0 gol – media voto pagelle 6,00)

Gallo 6 – Ci si aspettava di più. Dopo stagioni in crescita, ha faticato a confermarsi. Meno brillante nella spinta, ma comunque utile. Incomprensibile la sua dichiarazione d’addio a inizio stagione, con tante partite ancora davanti. Dopo l’infortunio è in affanno. Due autogol pesano come anche i tanti cross gettati nel vuoto senza un criterio. A livello di corsa e generosità è sempre stato uno dei migliori. (31 presenze, 0 gol, 2 assist, 2 autogol – media voto pagelle 5,76)

Sala 6 – Come Tiago Gabriel, due apparizioni brevi ma efficaci, soprattutto a Torino. Prezioso cambio per Gallo ma forse meritava qualche minuto in più. (2 presenze, 0 gol – media voto pagelle 6,00)

Jean 6 – Protagonista inatteso, ha dato tutto finché ha potuto. Tanta generosità, meno tecnica e precisione. L’infortunio ha chiuso in anticipo la sua stagione. Impegno e cuore non sono mai mancati. (19 presenze, 0 gol – media voto pagelle 5,69)

Esposito/Scott – Da possibili esordienti in prima squadra, anche per pochi minuti, a elementi portanti della Primavera (soprattutto il primo con 28 presenze e due gol contro le sole sette del tedesco). Ci si vede l’anno prossimo.

Berisha 6,5 – Il faro tecnico potenziale di un centrocampo troppo spesso in ombra. Penalizzato da un infortunio nella prima parte di stagione e da una ricaduta subito dopo esser tornato in campo, ha preso in mano le redini del gioco quando chiamato in causa da Giampaolo. Classe e visione da veterano, ha incantato a tratti – su tutti i match contro Monza e Lazio ma anche col Torino a settembre – ma non ha ancora il peso specifico per trascinare da solo. Il talento c’è, e si è visto. Stagione comunque positiva, si auspicano ulteriori progressi nella prossima (17 presenze, 0 gol, 1 assist – media voto pagelle 5,97)

Rafia 5 – Tante attese, poca concretezza. Con Berisha ed Helgason inizialmente ai margini, la responsabilità della manovra offensiva era sulle sue spalle, essendo stato schierato sia da mezzala, sia da trequartista centrale. È stato intermittente: buoni spunti alternati a prestazioni inconcludenti. La tendenza a rallentare il gioco e la scarsa efficacia sotto porta lo hanno fatto scivolare nelle gerarchie. Una chance sprecata, o forse solo rimandata. Troppo lento per giocare in Serie A. (18 presenze, 0 gol – media voto pagelle 5,61)

Helgason 6,5 – Mai utilizzato da Gotti, ripescato da Giampaolo che poi a Empoli lo promuove titolare con profitto. La rinascita inattesa. Per anni oggetto misterioso, l’islandese è esploso nella seconda parte della stagione con un calcio finalmente coraggioso, vivace, incisivo. Uno dei pochissimi a saper battere un calcio piazzato o un corner con la giusta pericolosità. Le sue giocate hanno dato respiro e qualità a una squadra in affanno. Manca ancora la continuità per diventare imprescindibile, ma il salto è stato evidente: nonostante un finale di campionato in netto regresso, la sua inventiva è stata oro puro. (21 presenze, 0 gol, 4 assist – media voto pagelle 6,00)

Ramadani 6 – Una stagione spaccata in due. Da un lato, la prodezza contro il Torino che ha inciso eccome nella corsa salvezza. Dall’altro, un lungo periodo di appannamento e polemiche, culminato con l’episodio controverso e ingiustificabile con Gotti in casa col Parma. Ha perso brillantezza e leadership, ritrovandosi marginale quando serviva esperienza. Nel rush finale, però, ha rialzato la testa e contribuito con carattere nelle ultime due vittorie. Il suo carattere, se incanalato nel giusto verso, è fondamentale a questa squadra. Dovrebbe essere lui il primo a capirlo. (29 presenze, 1 gol, 1 assist – media voto pagelle 5,74)

Coulibaly 7,5 – Era scritto che toccasse a lui mettere il sigillo alla salvezza: il tiro in scivolata del minuto 43 contro la Lazio, dopo aver fatto intelligentemente passare il pallone da destra per evitare l’intervento di Guendouzi, è entrato nella storia. Instancabile e silenzioso, il maliano ha incarnato per tutta la stagione lo spirito di sacrificio che serviva a tenere in piedi un reparto spesso in sofferenza. L’eredità di Blin non era leggera, ma è riuscito a raccoglierla con dignità, tappando falle ovunque, correndo dietro a tutti, giocando da interno ma anche da sottopunta. Nel finale ha ritrovato brillantezza e precisione, chiudendo da protagonista un’annata da leader silenzioso. (38 presenze, 1 gol – media voto pagelle 6,07)

Marchwinski sv – Tra infortuni e scelte tecniche, ha visto il campo col contagocce sia con Gotti, sia con Giampaolo che, entrambi, lo hanno ritenuto ancora acerbo per la Serie A. Eppure nel pre-campionato aveva fatto brillare gli occhi. Un gravissimo infortunio lo ha privato del possibile riscatto. C’è grande attesa di rivederlo all’opera nella prossima stagione, visto anche l’investimento economico importante della società. (1 presenza, 0 gol – media voto pagelle sv)

Pierret 5,5 – Arrivato sulla scorsa della nomina di miglior mediano della scorsa Ligue 2, ha fatto i conti con un salto di categoria (doppio) che ha spesso rischiato di travolgerlo. Tecnicamente non è male, ma non è ancora ben chiaro il suo ruolo principale: non regista (anche se talvolta ha provato a uscire palla al piede e a testa alta), non mezzala, forse più centrocampista di contenimento. Il francese ha alternato prestazioni discrete ad altre più opache, mostrando margini ma anche tanti limiti. L’impressione è che possa crescere, ma per ora resta un’alternativa più che una certezza. (30 presenze, 0 gol – media voto pagelle 5,67)

Kaba 5,5 – Il recupero dal grave infortunio è stato più lungo e tortuoso di quanto si prospettava. Doveva essere l’anno del rilancio dopo il lungo stop, invece è rimasto pressoché ai margini. Ha pagato il rientro lento e l’aspettativa alta, entrando in un reparto in piena crisi. Agonismo e lucidità gli sono spesso mancati, emblematico il legno clamoroso con la Lazio. Il potenziale non è in discussione, ma servirà ben altro per scalare le gerarchie. (15 presenze, 0 gol – media voto pagelle 5,77)

Morente 6,5 – Da oggetto misterioso a risorsa preziosa. Arrivato dalla Serie B spagnola con discrete credenziali, l’esterno spagnolo ha faticato a carburare. Il suo impatto iniziale è stato deludente, ma sotto la guida di Giampaolo ha trovato spazio e fiducia. Affidabile nel palleggio, generoso nel ripiegamento e autore di tre gol e tre assist, ha saputo rendersi utile con continuità crescente. Un profilo meno appariscente rispetto alle ali precedenti, ma più equilibrato. (31 presenze, 3 gol, 3 assist – media voto pagelle 5,74)

Krstovic 8 – Come Atlante reggeva il peso del mondo sulle sue spalle, il montenegrino regge da solo il peso dell’attacco. Dopo un avvio stentato, complice una manovra offensiva balbettante e le sue troppe forzature, in aggiunta a una bella dose di egoismo (troppo) da centravanti puro, il connazionale di Vucinic si è preso la scena da dicembre in poi. Decisivo con i suoi 11 gol, ha partecipato a due terzi delle reti del Lecce, o come marcatore o come finalizzatore. Pesantissimi i due assist per Ramadani e Coulibaly nel rush finale. Lavoro prezioso anche in fase di non possesso, a certificare una crescita che va oltre i numeri. Commovente quando lo si vedeva lottare da solo in mezzo a due o tre difensori avversari. (37 presenze, 11 gol, 5 assist – media voto pagelle 5,88)

N’Dri 5,5 – Arrivato in punta di piedi dopo la partenza di Dorgu, come possibile sostituto al danese da incursore d’attacco a destra, si è ritagliato ben poco spazio. Buone sensazioni in gare come quelle contro Genoa, Venezia e Verona, ma la strada verso un posto stabile in Serie A è ancora lunga. La sensazione, ad oggi, è che sia una copia-conforme di Banda: come lo zambiano, corre più veloce del pallone. (11 presenze, 0 gol – media voto pagelle 5,71)

Rebic 4,5 – L’occasione sprecata. Doveva essere il profilo internazionale capace di alzare il livello. Invece, Rebic non si è mai integrato nel gruppo, risultando spesso svogliato e fuori contesto. Un solo gol (ma era evidente che non fosse una punta centrale da alternare a Krstovic), poche prestazioni all’altezza della sua fama e troppi interrogativi sul suo atteggiamento. E poi: un calciatore della sua esperienza come può farsi espellere dalla panchina, per proteste, nel match più importante dell’anno? Ingiustificabile. Il flop dell’anno insieme allo sfortunato Marchwinski. (27 presenze, 1 gol, 1 assist – media voto pagelle 5,64)

Banda 5 – L’ombra di sé stesso. Sbiadito ricordo del funambolo che aveva infiammato il Via del Mare, soprattutto nella prima stagione, Banda ha pagato un’annata segnata dagli infortuni. Qualche lampo estemporaneo non basta per salvare un bilancio scarno di presenze e di cattiveria sotto porta. Il barlume di talento resta, ma la sensazione è che il treno rischi di essere passato. Preoccupa, soprattutto, l’assenza di progressi, sia tecnici, sia tattici, dalla seconda stagione in poi. (15 presenze, 0 gol, 1 assist – media voto pagelle 5,54)

Burnete 6 – Con Krstovic a reggere da solo il peso dell’attacco e Rebic utile come una forchetta per il brodo, il bomber della Primavera ha avuto, comunque, pochissimo spazio. Non si riesce a capire se il minutaggio risicato concessogli dai suoi due allenatori stagionali sia stato meritato o meno, avendolo visto pochissimo in campo. L’impressione, da esterni, è che avrebbe meritato qualche possibilità in più. Impatti grintosi ed efficaci negli spezzoni finali di Bergamo e Roma sponda Lazio. L’anno prossimo sarà ad un bivio: o convince il suo prossimo allenatore o è meglio andare a giocare altrove. (4 presenze, 0 gol – media voto pagelle 5,83)

Pierotti 6 – Restano ancora dei dubbi sul suo effettivo ruolo principale. Attaccante sui generis, capace di segnare quattro gol e di fornire due assist nel suo momento di picco, tra novembre e gennaio. Spesso chiamato ad arretrare in difesa in appoggio al suo collega difensore, doppio compito che ha prosciugato energie e che ha tolto lucidità nei 30 metri avversari. A contorno, diversi errori clamorosi sotto porta e un’espulsione, quella con la Lazio, ingiustificabile: sei già ammonito (il primo giallo, tra l’altro, abbastanza evitabile), non devi mai e poi mai mettere le mani addosso a un avversario in corsa ai 30 metri – non c’era evidente pericolo di subire un gol e c’erano due compagni pronti a intervenire su Tavares – , perché è inevitabile che quello si rotoli a terra, come pizzicato da una tarantola, in attesa che l’arbitro (sul quale stendiamo un velo pietoso) estragga il secondo giallo. Quanto avrebbe potuto pesare questa fesseria se il Lecce non fosse uscito da vincitore dall’Olimpico? (36 presenze, 4 gol – 2 assist – media voto pagelle 5,66)

Karlsson 5,5 – Il grande nome del mercato invernale ha deluso le aspettative. Reduce da mesi opachi a Bologna, anche a Lecce non ha mai acceso del tutto la luce. Un gol, qualche buona copertura e tanta fatica a entrare nel cuore del gioco. Meglio con la Lazio, ma troppo poco per chi doveva essere il valore aggiunto. Di lui si ricorderà solo la trasformazione del rigore nella partita dei valori calpestati. (13 presenze, 1 gol, media voto pagelle 5,61)

Sansone 6 – La sua gestione è stata pessima. Gotti non lo vede, la società lo mette sul mercato ma non si concretizza la sua cessione. Mette insieme rari spezzoni di campo e di panchine. A gennaio escluso dalla rosa ufficiale in attesa, nuovamente, di un’offerta vantaggiosa che permettesse la sua cessione. Che non arriva nemmeno stavolta. Reintegrato in rosa a quattro partite dalla fine per l’infortunio di Jean e per l’oggettiva emergenza in attacco: non entra mai in campo, nemmeno per un minuto. Boh… Dalla sua, la grande professionalità con cui affronta questo trambusto, senza mai una parola fuori posto. (5 presenze, 0 gol, media voto pagelle 6,25)

ALTRI

Gendrey sv – Due presenze da titolare prima di partire a caccia di fortuna in terra di Germania (2 presenze, 0 gol – media voto pagelle 5,25)

Pelmard 3 – Ci si ricorderà di lui solo per la follia in centro storico (3 presenze, 0 gol – media voto pagelle 5,75)

Oudin 4,5 – Mai incisivo né decisivo (11 presenze, 0 gol – media voto pagelle 5,38)

Bonifazi sv – Da possibile alternativa ai centrali difensivi a lungodegente causa infortunio (3 presenze, 0 gol – media voto pagelle 5,50)

Dorgu 7 – La sua partenza ha aperto un cratere, mai colmato, nella rosa giallorossa (21 presenze, 3 gol, 1 assist, 1 autogol – media voto pagelle 6,02)

ALLENATORI

Gotti 5,5 – Riconfermato dopo l’ottima salvezza dello scorso anno, fatica a riprendere in mano le briglie della squadra, complice anche qualche scelta di mercato sua, della società o di entrambi (non lo sapremo forse mai) che ha indebolito la squadra. Esonerato quando la società gli imputa la perdita di identità della squadra. (12 panchine, media punti 0,75, media voto pagelle 5,75)

Giampaolo 7 – Accetta un incarico non facile, specialmente dopo anni di inattività e sulla scorta di alcune esperienze non fortunate. Esordisce con una vittoria pesantissima a Venezia. Fautore del calcio propositivo fatto di possesso palla e di palleggi in qualsiasi zona del campo. Idee che, alla lunga, complice il tasso tecnico non elevato della sua rosa a disposizione, accetta di stemperare e rivedere. Il Lecce cala quando gli avversari trovano il metodo per disinnescarlo, quando le energie calano (anche perché di alternative valide e affidabili non ne ha tantissime) e quando gli infortuni cominciano a diventare troppi. Da Bergamo in poi la squadra cambia veste e il tecnico è bravo a far confluire il dolore per la perdita di Graziano in voglia di rivincita sul campo per regalare al compianto massaggiatore giallorosso ciò che desiderava tanto: il Lecce ancora in A (26 panchine, media punti 0,96, media voto pagelle 5,83)