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foto: Baschirotto in Lecce-Milan (gen. '23)
ph: Coribello/SalentoSport

LECCE – Il problema dei pochi gol di centrocampisti e difensori da cosa dipende?

“Il Lecce non ha problemi d’attacco, ma ci mancano i gol di difensori e centrocampisti”. Questo, in sintesi, quanto dichiarato dal dt Pantaleo Corvino due sere fa in diretta tv a Telerama; stesso concetto affermato dal ds Stefano Trinchera nella stessa sede, una settimana prima.

I numeri dei gol di difensori e centrocampisti sono inequivocabili: zero. Considerandolo come squadra, il Lecce ha il minor numero di gol segnati in 29 partite, quindi è il peggior attacco della Serie A. Su questo non ci piove. A prescindere, poi, che Krstovic sia già andato in doppia cifra a nove partite dalla fine mentre l’anno scorso, dopo la 29esima, era ancora a quota cinque; e a prescindere dal conteggio dei gol dell’ormai andato Patrick Dorgu.

L’assenza di gol dal reparto mediano e arretrato può, a nostro avviso, dipendere da due motivi. Primo: tasso tecnico basso; secondo: modulo utilizzato.

Sul primo, c’è poco da fare, almeno sino a giugno. È evidente che manchi, ad oggi, un centrocampista incursore che arrivi al tiro in porta, magari da fuori area, o che s’inserisca nei 16 metri avversari da dietro; è evidente che manchi un trequartista classico: Helgason non lo è, anche se, sinora, se l’è cavata abbastanza decentemente in quel ruolo; Marchwinski è, purtroppo, infortunato e, quando è stato disponibile, ha trovato pochissimo spazio: è evidente che manchino tiratori da fuori e/o di calci piazzati. Nella rosa 2024/25 non c’è un Barbas, un Benedetti, un Notarostefano, un Ceramicola, ma nemmeno un Mancosu. Per ritrovare l’ultimo gol segnato dal Lecce su punizione bisogna risalire a Lecce-Parma dell’andata, tiro diretto di Krstovic deviato, in maniera decisiva, da un tocco di Woyo Coulibaly. Fine.

Nessun altro gol da punizione, dallo sviluppo di una punizione, da corner, da un’incursione di una mezzala.

 

 

Le heatmap (fonte: Sofascore) che vi proponiamo sono abbastanza eloquenti. Per heatmap si intende il grafico, per ogni singolo giocatore, che evidenzia con colori più accesi (arancione e rosso) la zona in cui maggiormente ha agito.

Baschirotto varca pochissimo la propria metà campo (e non trova un gol di testa dal 4 febbraio 2023, rete segnata a Cremona). Jean idem: rarissimamente presente in area avversaria, anche sui corner. Guilbert e Gallo, soprattutto il secondo, giocano a tutta fascia ma sono più portati al cross e non al tiro in porta. Gaspar, sino a quando ha giocato, ha il segno rosso leggermente più evidente in area di rigore avversaria. Tra i centrocampisti e le mezzali, colui che pesta zolle di terreno più vicino alla porta avversaria è Berisha, tornato titolare da poche partite e, effettivamente, più propenso al tiro in porta, anche se, sinora, con nessun esito positivo. L’heatmap di Helgason evidenzia un segno rosso più marcato sulla trequarti difensiva, a destra. Coulibaly è più propenso alle due fasi: infatti i segni rosso sono abbastanza equidistribuiti a cavallo della linea mezzana. Anche Rafia ha qualche segno rosso in più sulla trequarti, ma il tunisino, nelle ultime dieci partite, ha giocato esclusivamente il primo tempo contro l’Udinese. Ramadani è decisamente un centrocampista difensivo, di rottura, con nessun segno rosso nella metà campo avversaria (sebbene in passato abbia dimostrato di possedere un discreto tiro in porta), mentre Pierret agisce prevalentemente sul centrosinistra, ma sempre a distanza ben marcata dai 20 metri avversari.

Tra gli esterni, Morente è più portato a giocare largo sulla sinistra, con pochi accentramenti; ben più offensive le posizioni maggiormente occupate da Pierotti che spesso si getta in area di rigore, com’è evidente anche dal grafico. Per lo spagnolo, però, è marcatissima anche la zona che precede la linea di metà campo, segno evidente che, spesso, deve arretrare per dare una mano nella fase di non possesso, sicuramente più di quanto fa Pierotti. L’unico uomo d’area è Krstovic; Rebic tende sempre a giocare troppo distante dalla porta avversaria, nonostante sia considerato un alter ego di Krstovic come punta centrale.

Si può, dunque, dire che il 4-3-3 (o 4-2-3-1) di Giampaolo sia interpretato con modalità forse troppo conservative? E che forse gli esterni d’attacco spendono energie preziosissime soprattutto per ripiegare all’indietro e dare una mano al centrocampo che spesso è in inferiorità numerica? E si può dire che la maggior parte dei centrocampisti del Lecce è più portata alla fase di rottura e di filtro, che a quella di costruzione e di appoggio alla fase offensiva? I dati lo confermano.

Sta a mister Giampaolo trovare la chiave per risolvere questo grosso problema della sua squadra. Di partite ne mancano sempre meno e la classifica è ferma da quattro giornate. Da oggi la squadra si allenerà al completo, integrata dai nazionali sparsi per il mondo. E sabato sera ci sarà la Roma, da affrontare, si spera, con uno spirito diverso e più aggressivo rispetto a quanto visto nella sciagurata prova di Genova.