foto: Colombo, a secco da gennaioph: Coribello/SS
LECCE – L’attacco latita ma la difesa e il centrocampo non lo aiutano: urge un cambio di passo
Penultimo allenamento per il Lecce prima della gara contro la Sampdoria che, se non sarà decisiva ai fini della possibile salvezza giallorossa, poco ci manca.
Nessun problema di formazione all’orizzonte per mister Marco Baroni che, anche stamani, ha potuto contare sul gruppo al gran completo, se si eccettua Marin Pongracic, che ha lavorato a parte dopo il suo rientro in sede.
Contro la Sampdoria ritornerà a disposizione anche Alexis Blin che ha scontato la squalifica. Fu proprio il francese a segnare l’ultimo gol che valse dei punti alla causa giallorossa. Era il 19 febbraio scorso e il Lecce passava al Gewiss Stadium contro l’Atalanta. Dopo il colpo di testa vincente del francese, i giallorossi sono entrati in un tunnel fatto di sei sconfitte consecutive e di un solo gol messo a segno nella porta avversaria, quello di Federico Di Francesco che è valso, venerdì scorso, il momentaneo 1-1 contro la capolista Napoli.
Numeri alla mano, in termini di reti segnate, dei reparti difensivi e mediani, è decisamente risicato. Tra i difensori, il solo Baschirotto è andato a segno – per ben tre volte – in questa stagione. Per il resto, casella a zero per Gallo, Gendrey, Pezzella, Pongracic, Tuia e Umtiti. Una sola presenza, sin qui, per gli ultimi arrivati Ceccaroni, Romagnoli e Cassandro, così come un solo gettone conta Dermaku, rientrato da poco in gruppo dopo una serie infinita d’infortuni. L’apporto di gol della difesa (ossia del solo Baschirotto) è del 13%.
Se la difesa non brilla, il centrocampo è di tonalità grigio-scura. I gol dei centrocampisti si fermano alla risicata cifra di due: quello di Blin, già citato, e quello di Gonzalez, messo a segno nella gara casalinga contro il Monza, quando il foglio del calendario era ancora fermo al mese di settembre. Poi, il nulla: zero reti segnate per Askildsen in 19 partite; zero da Helgason e Maleh in 11; zero da Hjulmand in 27. Il centrocampo a tre disegnato da Baroni è poco prolifico in zona gol. Mancano le incursioni e gli inserimenti delle mezzali, mancano i tiri in porta, le soluzioni alternative, i tiri da lontano e quelli su calcio piazzato. I numeri – e gli uomini a disposizione di Baroni – sono questi. L’apporto di gol del reparto mediano, quindi, è pari al 9% scarso.
Venticinque reti (tra cui due autoreti a favore) in 29 partite: questi i numeri dell’attacco del Lecce. Vale a dire: il terzultimo attacco della Serie A, come Spezia ed Empoli e meglio solo di Verona (24) e Sampdoria (18). Strefezza (7) è il miglior marcatore dei salentini, ma non trova la via del gol dal 4 febbraio, quindi da otto partite. L’italo-brasiliano è encomiabile per corsa e impegno, ma ciò, inevitabilmente, si ripercuote sull’efficacia sotto porta, specie a tre-quarti di stagione ormai archiviata col serbatoio quasi in riserva. È tornato al gol Di Francesco, bissando la rete messa a segno nel match di novembre contro l’Atalanta. Ed è anche dall’ex Empoli che ci si attende più continuità, essendo uno dei pochi tesserati giallorossi ad avere esperienza di un campionato duro ed estenuante come quello della Serie A. I due centravanti titolari, Colombo e Ceesay, sono fermi a quattro centri: l’ultima rete dello scuola Milan risale a 14 partite fa, gol-vittoria contro la Lazio a gennaio. Il gambiano, invece, inaugurò i tabellini nell’1-2 di Bergamo. Colombo e Ceesay hanno caratteristiche fisiche e movimenti decisamente differenti l’uno dall’altro, con lo stesso grado di cattiveria – basso – in zona gol. Sono ancora a caccia del primo gol in campionato Oudin (che, col Napoli, ha sciupato un’ottima occasione per cancellare lo ‘zero’) e Voelkerling Persson, presente in campo solamente per sei brevissimi spezzoni di gara. A chiudere il cerchio, l’unico gol segnato da Banda, nel match d’andata contro la Sampdoria.
Questo dicono i numeri: una squadra che arranca soprattutto nei 16 metri avversari, che ha smarrito la brillantezza e la velocità di gioco vista sino a pochi mesi fa e che si trova, oggi, a dover difendere con le unghie e con i denti un piccolo tesoretto di cinque punti sulla terzultima. È ora di un cambio di passo.
