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foto: archivio
ph: Coribello/SS

LECCE – Una squadra triste, spenta, senza idee, grinta e fantasia: la pagelle del ko di Empoli

LE PAGELLE DI EMPOLI-LECCE

Falcone 6,5: Spiazzato sul rigoraccio di Caputo, che, nel dubbio, la butta al centro. Titubante coi piedi ma attento nel rintuzzare le rare sortite offensive empolesi. Decisivo sulla sberla da fuori di Caputo e su Piccoli a metà ripresa, una delle pochissime note liete dell’ennesima serata nera del Lecce.

Gendrey 5,5: La volontà e la corsa non mancano, ma appare decisamente in riserva. La finestra internazionale l’ha visto impegnato nell’esordio con l’U21 francese e al “Castellani” si vedono tutte le scorie che si porta nei muscoli, arrivando sul fondo, si e no, due volte.

Tuia 6: Il lancio lungo non è il suo forte, ma forse nessuno l’ha ancora avvertito. Ci mette mestiere e grinta per difendere la sua porta, vincendo la maggior parte dei duelli.

Baschirotto 6: Non eccelle, né demerita, limitandosi al suo compito di mastino davanti all’area. Come Tuia, cerca qualche lancio lungo di troppo, con esiti rivedibili. Finisce in avanti a spizzare qualche pallone per un eventuale suo compagno pronto a tirare in porta, compagno che non c’è.

Pezzella 5,5: In ripresa rispetto alle ultime mediocri prove, anche se non gioca la partita della vita, ma almeno si è vista un po’ di cattiveria agonistica in più. I cross sono una chimera.

(85′ Gallo) sv: Pochissimi palloni per l’azzurrino, tra cui un bel cross al centro per un eventuale suo compagno pronto a tirare in porta, compagno che non c’è.

Blin 5,5: Partita sporca, ricca di duelli corpo a corpo in mezzo al campo. Più efficace in chiusura, che in costruzione, avrebbe anche un’occasione – udite udite – per un tiro in porta su azione da corner, ma viene anticipato sul più bello. Mezzo punto in meno per il giallo pesante.

(73′ Helgason) 5,5: Solito incedere indolente senza grossa sostanza, se si eccettua una percussione in area avversaria, senza riuscire a ricevere palla.

Hjulmand 5,5: Sulla sconfitta del “Castellani” c’è il marchio della scomposta spallata/ancata con cui abbatte Parisi, che, entrato in area, non vedeva l’ora di buttarsi a terra, anche se gli avessero urlato “BUH!”. Recupera una buona quantità di palloni, ma non riesce mai a far decollare l’azione, dando velocità al pallone, rischiando un lancio lungo in corridoio, o un filtrante per un compagno avanzato, che spesso non c’è.

Gonzalez 5,5: Si sveglia sul finale, dopo una partita in cui raramente ha avuto la gamba per la penetrazione in area. Uno dei pochi che, comunque, prova a inventare qualcosa che non sia il solito passaggino laterale o all’indietro.

Strefezza 5,5: Copione già visto e rivisto. Si sfianca a tutta fascia e ciò incide sul suo potenziale offensivo, che si perde per strada. Si ricorda un tiro in curva nel primo tempo, una punizione sulla barriera e un dai e vai con un compagno, con azione sfumata nel nulla. L’uomo più tecnico del Lecce non tira mai in porta, perché gioca lontano mezzo miglio dalla porta. Parliamone.

(73′ Oudin) 4: Un controllo di suola al limite dell’area avversaria, con palla persa e conseguente contropiede empolese e un cross direttamente sul portiere al 95’: il sunto della sua “partita”.

Colombo 5: Passati i fasti dell’Under 21, rieccoci alla realtà della Serie A. Riesce a controllare pochissimi palloni, che spesso finiscono sui piedi avversari. Anticipato costantemente sia a palla bassa, sia a palla alta, non trova mai lo spunto, la forza o l’idea per azzardare un tiro verso la porta avversaria. Nella ripresa avrebbe una buona ripartenza da sviluppare, ma s’incarta e, quando serve Di Francesco, l’Empoli si è già murato a doppia mandata. Altra prova da dimenticare per lo scuola Milan.

(79′ Ceesay) sv: Entra in campo e gasa per l’impegno e la corsa che ci mette per recuperare un paio di palloni. Ma finisce lì: l’unica emozione della serata è stato vederlo rincorrere un pallone sulla fascia. “E ho detto tutto”, diceva Peppino De Filippo.

Banda 4: Se l’Empoli non è l’Ucraina U21, vale anche l’assunto che l’Empoli non è il Lesotho. Zompetta per 45 minuti senza un perché, perdendo la solita quantità di palloni che gli sfuggono via perché non riesce a stopparli come insegnano i tecnici nelle scuole calcio.

(46′ Di Francesco) 5: Ha il coraggio di tentare un tiro in porta dal limite e, addirittura, anche una rovesciata (svirgolata) su cross da destra. Sembra il fratello di quel bel giocatore visto in passato e che in Serie A – e in una provinciale – dovrebbe fare la differenza. L’unica consolazione è che… non è l’unico a subire un’involuzione così marcata.

All. Baroni 4,5: Gli assunti secondo i quali non si dovrebbe guardare troppo ai risultati ma alle prestazioni e che il gol non deve essere un’ossessione, possiamo definitivamente archiviarli? Anche a Empoli, il Lecce torna a casa con zero punti, zero tiri in porta, zero idee, zero entusiasmo, zero speranza di vedere un’azione offensiva capace di portare scompiglio in area avversaria. Inflessibile nel mantener ben saldo il modulo-marchio di fabbrica, anche quando servirebbero correttivi tattici, si limita a operare cambi scontati e scolastici, che non mutano, di un capello, l’andazzo della partita. In cinque partite, si contano sulle dita di un monco i tiri in porta. E anche i punti. Ascolteremo con attenzione le sue dichiarazioni sulla prestazione incoraggiante, ma questo Lecce è una squadra triste, come lo sguardo del suo tecnico. Ehi, ma… il Verona ha perso! E allora… va tutto bene.