NARDÒ – Inizia l’era Sgobba: “Sono in debito col Toro”. Il dg Mirarco: “Possiamo aprire un ciclo”
E’ il giorno di Sgobba. Il tecnico di Castellana Grotte, subentrato a mister Renna, si è presentato dinanzi a tifosi e addetti ai lavori nella consueta conferenza presso la sala stampa “Erminio D’Elia” di Nardò. Accanto a Vito Sgobba, il vice Angelo Serio e i dirigenti Walter Mirarco e Toni Martano. Il primo a prendere parola è proprio direttore generale Mirarco, che è intervenuto circa l’addio di Renna e la susseguente apertura della nuova era: “Dispiace per le dimissioni di Luca -ha dichiarato il dirigente granata- non nascondo che siamo rammaricati per la sua decisione, che ci ha colti un po’ di sorpresa. Grazie però alla preparazione del nostro direttore sportivo abbiamo scelto il meglio sul mercato. Non era facile, a due mesi dalla fine del campionato, trovare un allenatore d’esperienza e che avesse le carte in regola per risollevare la squadra dal punto di vista psicologico. Affronteremo nove partite per noi fondamentali: non siamo salvi. A Sgobba chiediamo un mezzo miracolo e ci auguriamo che con lui possa aprirsi un progetto più duraturo che abbracci anche la prossima stagione”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il diesse Martano: “Siamo grati per il lavoro che ha fatto il mister fino a domenica scorsa in mezzo alle difficoltà. Mi sembrava doveroso dargli i giusti meriti ai suoi sacrifici”.
Poi è toccato a Vito Sgobba, al ritorno sulla panchina granata dopo l’esperienza nel 2007/08: “E’ un piacere tornare qui nonostante quell’annata negativa. E’ una grande soddisfazione perché ho sempre considerato Nardò una grande piazza: per lo stadio, per il pubblico, per la gente. Tutti gli allenatori vorrebbero venire ad allenare qui. Io voglio ripagare la fiducia che mi è stata concessa e portare a termine nel migliore dei modi il campionato. Renna fin qui ha fatto benissimo, dimostrando grandi capacità e facendo un ottimo lavoro, portando la squadra in una condizione di classifica stabile seppur tra mille difficoltà. Ho avuto la fortuna di conoscere Luca e di iniziare a giocare con suo papà, nella sua ultima stagione da calciatore a Brindisi. Nardò deve rendere merito a Renna, a me il compito di dar seguito al suo lavoro. L’obiettivo è di conquistare la salvezza e magari cercare di porre le basi per il futuro“.
Il tecnico di Castellana l’anno scorso ha realizzato un’autentica impresa col San Paolo Bari: “Ho preso la squadra alla seconda giornata di ritorno. Avevamo solo sei punti e la penultima era a dieci lunghezze da noi. Eravamo praticamente retrocessi, io ho esortato la squadra a credere nel sogno salvezza, anche se in cuor mio forse non ci credevo neanch’io. Non è vero che aspetto i club importanti, io lavoro dove c’è un progetto, al di là della categoria e della classifica. Salvarsi col San Paolo è stato come vincere tre campionati di seguito. Quando si vince è facile: c’è una società forte, le strutture e la disponibilità economica. E’ quando invece bisogna costruire qualcosa dal niente che allora il lavoro vale doppio”.
Sul momento economico attuale e sulle prospettive granata: “Ora allenare è difficile. O porti soldi o non prendi soldi. Io invece né porto soldi, né tantomeno lavoro gratis. Chiaramente capisco le difficoltà del momento, siamo in un periodo difficile per l’Italia intera, non girano più le cifre di una volta. Però quando ci sono poche risorse viene fuori l’intelligenza. Io spero in un futuro migliore perché al Nardò la Serie D sta stretta, è una piazza che merita altre categorie. Chi passa da qui si innamora, non la dimentica. Sono stato in tanti club importanti: Martina Franca, Rutigliano, Fasano, Manfredonia, ma nonostante abbia vinto non mi hanno lasciato granché dentro. Nardò invece ha un’attrattiva particolare. Ora spero che si crei una società forte che possa regalare gioie ai tifosi, che se le meritano. Lo dico perché ci credo, non sono un ipocrita. Pensiamo ora a chiudere il campionato nel miglior modo possibile, poi vedremo quel che succede”.
Sul modulo non si sbilancia: “A Monopoli ho visto una squadra viva, vogliosa di fare risultato. Il pareggio era ormai cosa fatta, una sconfitta non cambia il giudizio sulla prestazione. Se il Nardò avesse pareggiato la storia sarebbe cambiata: staremmo parlando di una squadra viva, che non muore mai e probabilmente mister Renna starebbe ancora qui. Non mi piace parlare di moduli né di numeri. All’inizio della carriera ero partito con una certezza: la difesa a quattro. Ma poi negli anni ho cambiato, cercandomi di adattare alle caratteristiche dei calciatori che avevo a disposizione”.
In ultimo le considerazioni del suo vice, Angelo Serio: “Domenica ho visto un grande Nardò uscire con gli applausi da Monopoili, non è d tutti. La squadra ha espresso una certa unione di intenti e a noi non resta che proseguire su questo cammino, migliorando magari certi atteggiamenti. Questo è il nostro compito”.
