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IL CORSIVO – Entusiasmo e incoscienza, l’ultimo scatto per la Lecce formato Barcellona

Non è ancora finita, anche se le probabilità di salvezza sono ormai flebili come la voce dei tifosi nel day after di Lecce-Fiorentina, dopo che la rabbia per l’ennesimo fondamentale risultato non arrivato si è trasformata in un indimenticabile canto collettivo d’amore cieco per i colori della propria città, soprattutto a ringraziamento del lavoro di Serse Cosmi.

Non è ancora finita perché i saluti del pubblico del Via del Mare meritano di essere ricambiati con un epilogo diverso a Verona, mentre Miccoli farà di tutto per negare a un Genoa sempre più nervoso (e privo di Palacio e Kucka) quel punto pesante che anche il Lecce ha rincorso invano nelle ultime partite in casa.

OLTRE IL MATCH BALL FALLITO – Non è finita, è vero, ma domenica prossima contro il Chievo bisognerà finalmente farla iniziare per tenere aperto fino all’ultimo ogni spiraglio possibile. Le premesse non promettono bene perché, finora, in tutta onestà, questa squadra ha toppato tutti gli appuntamenti decisivi alla propria portata: basti pensare alle sfide contro Novara, Cesena e soprattutto Parma che ci lasciano solo recriminazioni inutili, dopo prove volenterose, ma per lunghi tratti insufficienti.

Anche contro la Fiorentina, coperte dalla passione urlata dei tifosi e dalle legittime rivendicazioni a fine gara sulla mancata contemporaneità, sono passate sotto silenzio la scarsa convinzione, l’inconsistenza di alcuni e l’indolenza di altri. Un atteggiamento non proprio da serie A, come hanno dimostrato i passaggi imprecisi e gli svarioni difensivi che hanno fatto arrabbiare un Cosmi rinchiuso nella gabbia dell’area tecnica, ricordando ai tifosi il Lecce del secondo tempo di Lecce-Milan (quello che passò liscio e dritto dal 3-0 al 3-4).

ORA SIA LA SQUADRA A SALUTARE DEGNAMENTE I TIFOSI – È per questo che serve una sterzata non di poco conto all’andazzo negativo fin troppo disinvolto che ha portato alle ultime tre sconfitte casalinghe e che alla fine ci ha fatto persino rimpiangere l’imbattibilità di un tempo fatta di pareggini stabili come i paracarri.

Con il ritorno di Muriel, Cuadrado e Carrozzieri, il gruppo avrà finalmente una settimana a disposizione per recuperare energie, anche mentali, e lavorare con l’obiettivo di regalarsi una vittoria che potrà non bastare, ma che almeno rappresenterà il miglior saluto della squadra ai tifosi, prima di un futuro societario ancora incerto.

LECCE COME BARCELLONA – «Non mi perderete mai. Tutto questo durerà una vita, me lo porterò sempre dietro. La vita mi ha fatto un bel regalo». Così, sempre sabato, proprio nel giorno in cui in Germania i tifosi del Colonia si scatenavano con scontri e invasioni di campo dopo la retrocessione della propria squadra (QUI IL VIDEO), a Barcellona Pep Guardiola salutava il pubblico del Camp Nou dopo l’ultima partita casalinga della sua gestione.

Un’eredità la sua di coppe e campionati vinti che rende quantomeno lillipuziani i 28 punti raccolti da Cosmi, ma il calcio in fondo è sport orizzontale, di emozioni che attraversano uomini e storie allo stesso modo, nelle grandi come nelle piccole imprese. Ecco perché le parole del tecnico dei marziani, in fondo, non suonano molto diverse da quelle pronunciate dopo Lecce-Fiorentina dall’uomo del fiume.

ENTUSIASMO E INCOSCIENZA – Certo è che a 90 minuti dalla fine e con un traguardo ancora in piedi, seppur sfocato e distante, è ancora troppo presto per saluti, nostalgie e dismissioni. Contro il Chievo reduce da rimonte e controrimonte da cui si può solo imparare, serviranno allora quelle virtù portate da dicembre scorso da un uomo brillantemente uscito dall’angolo di una carriera fin lì apparentemente compromessa: quell’entusiasmo che spezza ogni tensione e ti libera testa e gambe e quell’incoscienza che ti spinge a raggiungere obiettivi impensabili, come il pari di Torino.

Insomma, ancora una volta -l’ultima- è l’ora del “Salento, credici!”. Un ritornello che ora deve entrare come un mantra nella testa di undici calciatori e che magari non ci farà sembrare così sciocchi. D’altronde anche a Verona pensano che gli asini volano