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IL CORSIVO – Quel pomeriggio di un giorno da cani

Un punto che pesa una tonnellata. Quello che divide Lecce (35) e Genoa (36) in classifica, a tre turni dalla fine di questo estenuante campionato, non è così esiguo come sembra. Alle 14.30 di ieri, tutto il popolo giallorosso già pregustava quantomeno l’aggancio a Palacio e compagni, fermati al Dall’Ara da un vibrante Bologna. Il Parma era visto da tutti come una specie di vittima sacrificale che ha passato la vigilia a fare shopping in giro per Gallipoli. Non è stato, purtroppo, così. Il Lecce ha gettato via nelle ultime due gare quanto di buono aveva fatto nel girone di ritorno, con una progressione lenta, costante e inesorabile che ricordava il buon Miguel Indurain sul Tourmalet.

LA SFIGA CI VEDE BENISSIMO – Più volte, in settimana, mister Cosmi, si era soffermato soprattutto sull’aspetto mentale dei suoi giocatori, il vero trabocchetto da evitare per disinnescare il Parma e incassare tre punti. Ma non è stato solo l’aspetto mentale a mancare. Contro Giovinco e soci, il Lecce ha accusato il peso di un’andatura da fuorigiri e, forse, è stato anche frenato dal primo sole salentino, gentile omaggio di Hannibal. Poi ci si è messa anche la sfiga. Corvia s’infortuna nel riscaldamento, Muriel, affaticato, non ha reso a dovere. E a Di Michele (palo), Giacomazzi e Delvecchio, tanto di cappello: non si possono chiedere miracoli, ad una certa età. Le lacrime di Seferovic e la delusione di Esposito sono lo specchio di un pomeriggio di un giorno da cani di fine aprile.

TRITTICO INFERNALE – A tre giri di giostra dalla fine, Lecce e Genoa si contenderanno, con ogni probabilità, il quartultimo posto. Pur perdendo a Bergamo, ieri, alla Fiorentina (41 punti) basta battere il quasi retrocesso Novara mercoledì sera e festeggiare lo scampato pericolo. Il testa a testa finale, quindi, è tra salentini e liguri. Il calendario non invita all’ottimismo, checché ne dica qualche osservatore. Il Lecce affronterà, nell’ordine, la Juve lanciata verso lo Scudetto mercoledì sera, la Fiorentina in casa sabato alle 18 e il Chievo a Verona domenica 13, alle 20.45. Tre gare in cui è difficile azzardare tabelle. Cosmi spera in (almeno) sei punti, che equivarrebbero (nell’ipotesi più logica) a vincere contro Fiorentina e Chievo, dando per scontata la sconfitta a Torino. Ma sei punti potrebbero non bastare. Il Genoa sfiderà il Cagliari in casa a porte chiuse, poi renderà visita all’Udinese e chiuderà il torneo ospitando il Palermo, ancora senza l’apporto del suo pubblico.

ISOLANI IN VACANZA? – Andando per tappe: il Cagliari non vince fuori casa dal 4 dicembre dell’anno scorso, ha perso le ultime cinque in trasferta, ottenendo solo tre pareggi nelle ultime dieci lontano dal Sant’Elia. A parte le “belle notizie”, i sardi non dovrebbero rappresentare un osso duro per la banda di De Canio. L’Udinese, battendo la Lazio, si è fatta sotto per il terzo posto, attualmente condiviso con Inter, Napoli e gli stessi biancocelesti a quota 55. Mercoledì i friulani dovrebbero agevolmente passare a Cesena e quindi contro il Genoa, potenzialmente, avranno grande sete di punti. Del Palermo che dire? Che quella del 1° aprile a Bologna è stata l’unica vittoria esterna di Miccoli e compagni in tutto il campionato. I rosanero sono la squadra che in Serie A ha vinto meno di tutte lontano dal prato amico.

IL DESTINO PASSA SULLE STRISCE – Se il Lecce deve quindi necessariamente portare a casa dai sei punti in su per poter sperare, si può ipotizzare che il Genoa potrebbe fare lo stesso numero di punti, vincendo le gare casalinghe contro Cagliari e Palermo. Sei contro sei, il Lecce dice addio alla Serie A, essendo sempre in svantaggio di un punto. Con sette, già si potrebbe ragionare meglio. Ecco allora che diventa fondamentale la terza partita di entrambe, la gara meno accessibile. Per i giallorossi quella di Torino, per i rossoblu quella di Udine. Le strisce bianconere di Juve e Udinese decideranno i destini della salvezza. Il Lecce deve provare a dar fastidio a Conte. Una sconfitta precipiterebbe giù il borsino giallorosso in maniera quasi irrimediabile. Sono solo parole, chiariamo. Ipotesi. Il calcio è sempre pronto a smentire qualsiasi cosa e saremmo pronti ad esultare in caso di errata analisi. Ma quel punto di distacco pesa tantissimo. “L’ottimismo è il profumo della vita”, diceva il compianto Tonino Guerra, in uno spot pubblicitario di qualche anno fa. Sarà, ma a Lecce non si annusano fragranze di mughetto.