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SOTTO I RIFLETTORI – Non bastano dieci minuti di furore. Il nervosismo ha avuto la meglio

Il match ball è andato perduto. Il Parma, arrivato quasi in vacanza nel Salento, tra una passeggiata e una cena in quel di Gallipoli, regola per 2-1 il Lecce, un Lecce crollato psicologicamente nella ripresa, che non riesce a sfruttare la caduta di un Genoa combattivo, al "Dall'Ara" di Bologna. Serse Cosmi ha spiegato la partita affermando che i suoi erano troppo nervosi, mentre i parmensi erano liberi e spensierati. Per ottanta minuti sono mancate quella cattiveria e quella concentrazione viste negli ultimi dieci minuti di assalto all’arma bianca, guidato da Di Michele e da Seferovic, sfortunato in due occasioni, che potevano dare al Lecce un pareggio che Cosmi avrebbe anche salutato con favore.

PRIMO TEMPO REGALATO – Il tecnico perugino lo ha affermato con chiarezza. I giallorossi hanno regalato il primo tempo. Dopo il palo di Di Michele su calcio di punizione, il nulla. Blasi non riusciva a essere propositivo sull’esterno, Bertolacci non era messo in condizione di esprimersi, Muriel (in campo pochi secondi prima dell’inizio del match per l’infortunio di Corvia), non è mai entrato in partita, tanto che il pubblico quasi si disperava e rimpiangeva l’attaccante romano. Il Parma prendeva man mano possesso del campo e andava a sfiorare il gol del vantaggio con delle triangolazioni sulla destra, opera della premiata ditta Jonathan-Valiani.

RIPRESA DA INCUBO – Nel secondo tempo Cosmi opta per Oddo, ma il copione non cambia. Il Lecce non riesce a creare gioco e a trovare quel gol che consentirebbe di incanalare la gara su binari più sicuri. Il Parma cresce, il Lecce sbaglia. Giovinco e Paletta puniscono due errori alquanto ingenui, frutto di deconcentrazione. Nemmeno l’ingresso di Obodo per Bertolacci consente ai giallorossi di avere quel quid in più.

TROPPO POCO IL FINALE – Ai giallorossi non resta che mettere in campo le ultime energie nervose e cercare l’assalto all’arma bianca alla porta di Pavarini, sostituto di Mirante. Cosmi sceglie Seferovic, chiamato in fretta in furia dalla tribuna dopo lo stop di Corvia. Il ragazzo svizzero di origine bosniaca cerca di metterci il fisico più delle qualità tecniche, visto che i giallorossi adottano la carta della disperazione, palloni lunghi che sanno di ultima preghiera. Il gol di Tomovic regala alla gente del “Via del Mare” dieci minuti di speranza. Speranze che si infrangono sui guanti di Pavarini che dice di no al tocco di esterno sinistro dell’attaccante di proprietà della Fiorentina.

SPUTARE IL SANGUE E L’AMAREZZA – Si chiude così, in maniera amara un pomeriggio in cui tutti aspettavano solo di fare festa. Serse Cosmi non vuole arrendersi al destino e in queste ultime tre gare chiede ai suoi di sputare lu sangu (espressione molto usata in un contesto passionale come il Salento). Chi non vuole farlo, ha detto, può passare il pomeriggio in famiglia. La situazione, è bene dire, si è complicata ma il tecnico giallorosso è tutto fuorché sconfitto. La voglia di lottare c’è ancora, e finche c’è questa voglia, c’è ancora vita.