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NARDO’ – Mariano, il baby veterano. Longo: “Ha grande personalità “

“Ad inizio stagione non avrei mai immaginato che la situazione potesse precipitare, dobbiamo stringere i denti”. E' un misto tra voglia di ripartire e delusione, Francesco Mariano, professione centrocampista, vero e proprio filo conduttore tra il Nardò stellare che non c'è più e quello che attualmente tira avanti orgogliosamente la carretta. Mariano, classe '93, ha mostrato la stoffa giusta dell'under, tanto da convincere mister Longo a non rinunciare mai al suo apporto in mezzo al campo. “E' un centrale a cui piace ragionare più che correre e faticare -analizza il tecnico granata-. Nel corso della stagione è cresciuto molto sotto l'aspetto fisico e caratteriale. L'applicazione, in particolar modo dal punto di vista tattico, lo ha reso un calciatore importante sia del primo che del secondo Nardò”.

Si era accorto del suo potenziale, prima di tutti, il solito direttore sportivo Gianni Inguscio, un falco in estate a strapparlo al Maglie, con cui Mariano aveva disputato e vinto il campionato di Promozione. Cresciuto nel settore giovanile del Lecce, si è quindi accasato in maglia granata, dopo un avvio esaltante ha vissuto i momenti più duri senza mollare “perché restiamo sempre il Toro, e quando scendi in campo rappresentando questa città devi dare il meglio. Sempre.”

Francesco, quando in estate hai ricevuto la chiamata del Nardò, ti aspettavi di vivere una stagione così burrascosa?
“Sinceramente no. Tutti mi avevano parlato bene della società, ma anche in stagioni così bisogna cogliere le occasioni giuste per crescere e migliorare. Non mi occupo delle questioni societarie, devo pensare solo al campo. Sono un under, voglio sfruttare ogni chance per mettere in mostra le mie qualità”.

Dopo la sciagurata sconfitta di Martina la squadra ha reagito bene: vittoria sofferta col Grottaglie e pareggio eroico con l'Internapoli. La salvezza ormai è in cassaforte, cosa chiedere ancora a questo campionato?
“Mantenere la categoria, con l'inizio del nuovo ciclo, era il primo obiettivo da non fallire. Con la determinazione che si ritrova, alla nostra squadra nulla è precluso. Sarebbe fantastico riuscire a conquistare i play-off, e magari poi incontrare proprio il Martina Franca”.

A livello personale resta comunque un'annata decisamente positiva…
“Sì, direi proprio di sì. Sono riuscito a collezionare molte presenze. Dalla Promozione alla Serie D ho scalato due categorie in un colpo solo. Non mi aspettavo di giocare così tanto. Devo ringraziare il mister per la fiducia che mi ha dato, nel suo sistema di gioco mi trovo a mio agio. Un doveroso ringraziamento anche ai compagni più esperti che mi sono stati accanto. Col duro lavoro mi sto togliendo delle belle soddisfazioni”.

In questa stagione il Toro ha avuto praticamente due rose diverse. Chi ti ha impressionato di più nella prima parte, e chi ti ha colpito invece tra i nuovi arrivati?
“E' una gran bella domanda, sono tutti grandi professionisti. Nella prima parte di campionato, un nome su tutti è quello di Juan Carlos Garat, ha grandi qualità tecniche ed era fondamentale per il nostro impianto di gioco. Ora come ora direi invece Daniele Vetrugno. Alcuni infortuni lo avevano tenuto lontano dai campi per un po', anche per questo ha avuto poco spazio. Ora sta bene e si vede, sta dimostrando tutto il suo valore. Per noi è una pedina fondamentale”.