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in foto: Ramadani: anche oggi prova negativa
copyright: Coribello/SalentoSport

LECCE – Squadra scesa in campo già battuta. Troppa la differenza con l’Inter, ma ora gli alibi sono finiti. Le pagelle

LE PAGELLE DI LECCE-INTER

Falcone 6: Prende quattro gol ma ne evita almeno altri tre. Quando lancia coi piedi (almeno sei o sette volte, andando stretti) è sempre palla per gli avversari.

Gendrey 5: Soffre in fascia, raramente si sgancia. Quando ci riesce, serve un pallone sull’altro fronte per Gallo che il mancino spara in curva. Si perde Martinez sul gol dello 0-3.

Touba 4: Oggi è ancora più evidente la grande fesseria fatta da Pongracic domenica scorsa. Doppio errore nel primo gol: lancia coi piedi un avversario che stoppa, avanza e serve Martinez, bravo a sgusciargli via. Mette qualche pezza in difesa prima di concedere il secondo gol a Frattesi, ignorando il suo inserimento e pensando solo a tenere le braccia dietro il corpo sul cross di Sanchez. Poi, D’Aversa decide che può anche bastare così.

(57′ Gonzalez) 5: Svagato e fuori fase: si perde de Vrij in occasione dello 0-4.

Baschirotto 5,5: Uno dei pochi che non si arrende quasi mai. Lotta praticamente da solo contro l’attacco della squadra capolista, riuscendo a rintuzzare più di qualche pallone pericoloso. Poi alza bandiera bianca pure lui.

Gallo 5: Travolto dalla catena destra nerazzurra, presso spesso in contropiede e costretto a rincorrere invano l’avversario. Leggermente meglio nel primo tempo, quando abbozza anche qualche discesa e quando spara in curva un bel pallone di Gendrey sul suo piede preferito. Pesca Blin in avvio di ripresa ma iol francese non quaglia.

Blin 6: Prima da mediano, poi da difensore centrale post-Touba, riesce a cavarsela con grinta e dedizione, Non gli si può chiedere troppo altro, anzi.

Ramadani 5: Scompare dai radar dopo pochi minuti, travolto dalla superiorità numerica e dalla qualità della mediana avversaria. In netta fase calante, ci si chiede se meriti ancora una maglia da titolare, allo stato delle cose.

(79′ Berisha) sv: Gettato in campo sullo 0-4, all’esordio in Serie A, ha giocato dieci minuti col piglio giusto. Speranza.

Rafia 5,5: Corre tanto, come sempre, ma si sfianca nel pressing sul portiere avversario, lasciando alle sue spalle dei buchi enormi non coperti da nessuno. In un paio di occasioni, l’Inter ne approfitta per segnare due gol. Qualche pallone ben giocato in verticale e altrettanti gettati via, agendo sempre con un secondo in più di ciò che si richiede in Serie A. È, comunque, troppo falloso e troppo chiaccherino con arbitro e avversari.

(57′ Kaba) 5,5: Entrare in campo sullo 0-3 ed essere decisivi non è nelle sue corde. Fa girare qualche pallone quando ormai la gara non ha nulla da dire.

Almqvist 4,5: Corsa a vuoto, dribbling tentati e quasi mai riusciti, zero tiri in porta pericolosi e pochissime idee nei 20 metri avversari. Non incide più da tempo. E questo è un altro problema da risolvere.

(77′ Oudin) sv: Un paio di corner che non lasciano il segno e poco altro.

Piccoli 5,5: Avrebbe anche un paio di palloni buoni per trovare la gioia personale, ma oggi non era giornata per nessuno. Ad ogni modo, si sbatte, lotta e calcia in porta quando può, e, per il Lecce di oggi, è già tantissimo.

Sansone 5: Queste dovrebbero essere le sue partite, nelle quali chi è più dotato tecnicamente deve provare a fare la differenza. Anche oggi, non si è visto il vero Sansone. Nel momento della sostituzione, non gradisce e forse si lascia andare a qualche parola di troppo verso il tecnico. Brutto segno.

(57′ Banda) 5,5: Un bel diagonale mancino fuori di poco, poi sparisce nel nulla giallorosso.

All. D’Aversa 5: In questo momento l’Inter non ha rivali in Italia e può puntare decisamente a primeggiare in Champions. Decide di giocarsela inserendo Touba dietro e Blin accanto a Ramadani, confermando il sacro modulo del 4-3-3 contro i cinque di centrocampo nerazzurri. L’Inter se la gioca di furbizia: attende che il Lecce si sbilanci per colpirla con ripartenze rapide, innestate con qualità e concretezza. La gara finisce al primo vero affondo interista, giacché la sensazione era quella che si sarebbe potuto giocare anche due giorni ma il Lecce non avrebbe mai potuto insidiare la porta di Audero. Nella ripresa, stesso copione e raddoppio interista sfruttando il buco lasciato in mezzo al campo. Qui comincia un’altra partita: il Lecce demoralizzato contro l’Inter in seduta di allenamento. Sul resto, c’è poco da dire ma molto da fare. La squadra, con questo modo di interpretare il 4-3-3, è spesso sbilanciata e presa in contropiede dall’avversario. La tifoseria ha invitato la squadra a tirar fuori i cosiddetti. Gli sguardi dei giallorossi nel pre-gara davano già la sensazione di partire battuti. Manca il fuoco e la grinta e su questo (anche su questo) si deve lavorare in vista delle prossime delicatissime partite. Gli alibi sono finiti.