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foto: M. Berisha
ph: Coribello/SalentoSport

LECCE – Servono coraggio e personalità: cercare altri 36 0-0 è un modo difficile per salvarsi

Per il Lecce, un punto in due partite tra trasferta su un campo ostico e match interno contro una big non sono, sulla carta, un pessimo pass per avviare un nuovo campionato. A guardare i modi, certamente positivi, con i quali sono state approcciate tali partite, ed anche il fatto che Genoa e Milan non fossero nella propria versione migliore anche per merito della buona fase difensiva giallorossa, i rimpianti con i quali si arriva alla sosta non sono pochi. E per trasformarli in qualcosa di positivo è necessario provare ad analizzare cosa è mancato, che può essere capito soprattutto dal modo in cui è nato il primo gol del Milan.

Partiamo da due presupposti. Il primo risiede sulla proverbiale contenuta qualità della rosa del Lecce. Ci sarà tempo per parlarne, e certo non è qualcosa che può essere negato perché non è la tecnica uno dei punti di forza del collettivo di Di Francesco, anzi. Anche con la rosa meno tecnica del campionato, però, si può e si deve fare di più, e vedremo a breve perché. Non prima di aver sottolineato il secondo presupposto, ovvero che ad una squadra che in due gare concede agli avversari un totale di cinque conclusioni davvero pericolose c’è poco da rimproverare, questo nonostante il paio di leggerezze decisive concesse nella fattispecie al Milan.

Ma torniamo al punto. Torniamo al minuto 65 di Lecce-Milan, con i giallorossi in attacco nei pressi della bandierina alla destra della porta di Maignan. Dialogo nello stretto tra Sottil e Berisha, due elementi freschi e certamente tra i più tecnici, se non i più tecnici, dei salentini. Ecco, se anche due elementi del genere, in un momento in cui all’undici di Di Francesco serviva pungere l’avversario che stava alzando il baricentro, non hanno la personalità ed il coraggio di provare a chiudere l’azione con un dribbling nei pressi dell’area avversaria, un cross, un filtrante di sorta, ma si rifugiano su un Tiago Gabriel che, per quanto pressoché impeccabile, all’ennesimo alleggerimento può anche commettere una leggerezza, pensare di poter essere più incisivi davanti è davvero difficile.

Che poi è quello che è mancato, in sintesi, al Lecce delle prime due gare. La convinzione, il coraggio, la personalità di cercare quella giocata senza la quale è difficile far male a squadre avversarie che non abbiano voglia di farsene da sole. Visto che la rosa sarà molto probabilmente questa per un po’, tanto vale provare a giocarsi le proprie carte. E fare buone gare, tessere buone trame, per poi cincischiare sui palloni ogni volta che si arriva nei pressi dall’area avversaria, vuol dire rischiare di battere un nuovo record negativo di gol realizzati. E’ solo agosto, passi il poco visto (lo scorso anno fu anche meno, seppur contro squadre ben più forti). A patto di rendersene conto ed iniziare a prendersi quanto prima le proprie responsabilità. Cercare altri 36 0-0 che varrebbero la permanenza è strada difficile da percorrere.

(Alessio Amato per calciolecce)