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foto: l'abbraccio finale a Roma
ph: Dazn

LECCE – Salvezza-rivincita per il Maestro: Giampaolo smentisce critici e pregiudizi

Anche quest’anno il Lecce ha vinto il suo Scudetto. A spingere la barca in porto è stato Marco Giampaolo, su cui in molti storcevano il naso a novembre, ben prima di vederlo all’opera e per semplice pregiudizio.

I numeri affermano che di esoneri, in carriera, mister Giampaolo ne ha infilati un bel po’. Su questi numeri e sull’utilizzo dell’appellativo “Maestro” in senso di scherno, i suoi detrattori a priori hanno elargito giudizi gratuiti sin da prima di Venezia-Lecce.

Il suo esordio, proprio in Laguna, è stato positivo, sia a livello di punti (tre), sia a livello di fortuna (il Venezia meritava quantomeno un pari). È però innegabile che Giampaolo abbia risposto alla chiamata del Lecce con grande entusiasmo, rimettendosi in gioco dopo diversi mesi di pausa forzata, accettando i rischi del subentrare in corsa su una panchina di una squadra in lotta per salvarsi, con in rosa calciatori non scelti da lui, non di qualità eccelsa e con poca esperienza in massima serie.

Il tecnico abruzzese ha da subito chiarito i suoi principi di gioco: palleggio corale, movimenti corali, sviluppo del gioco partendo dal portiere, ricerca del gol attraverso il passaggio (“un passaggio in più non ha mai fatto male”). Cose che si vedono ormai ovunque nel calcio di oggi. L’avvio non è stato male, anzi. Vittoria a Venezia, pari interno con la Juve, vittoria casalinga col Monza, vittoria a Empoli e a Parma. In mezzo la brutta prova di Roma giallorossa, la sconfitta casalinga con la Lazio e a Como, il pari a reti bianche col Genoa prima di incassare otto gol in due partite contro Cagliari e Inter. Con la rosa in parte rinnovata (indebolita) dal mercato di gennaio sono arrivati due pari a reti bianche contro Bologna e Monza. Quest’ultima è apparsa ai più un’occasione persa, non affondando il colpo, specie nella ripresa, per accontentarsi di portare a casa un punto contro una formazione ormai alla deriva. La partita di Monza ha aperto la crisi: sette sconfitte e un pari (col Venezia) nelle successive otto. Non sono mancati scontri (“quasi sino a prenderci a cazzotti”) con alcuni calciatori, come lo stesso Giampaolo ha affermato dopo Lazio-Lecce.

La sua panchina ha scricchiolato nello 0-3 col Como del 19 aprile. Il 24, poi, è arrivata la funesta notizia della morte di Graziano Fiorita, che, inevitabilmente, ha travolto tutto e tutti.

Da quel momento in poi, Giampaolo è stato bravo a prendere in mano la situazione. A rivedere alcuni dei suoi credo, in primis quello della costruzione dal basso; a stimolare la squadra affinché trasformasse il dolore per la perdita del compagno in determinazione, grinta, voglia di combattere sul campo per regalare a Graziano ciò che auspicava più di ogni altra cosa, la salvezza del Lecce.

Il cambio di rotta è arrivato nel finale, con un Lecce più concreto e meno legato al palleggio esasperato. Motivazione, aggressività e semplicità hanno preso il posto dell’estetica, portando risultati cruciali nelle ultime due partite contro Torino e Lazio. Giampaolo ha dimostrato di sapersi adattare, togliendosi finalmente di dosso i pregiudizi. E questa salvezza, tanto sofferta quanto meritata, vale per lui quanto uno Scudetto. Ed ecco che sarebbe auspicabile ripartire dal tecnico abruzzese, purché non si compiano gli stessi errori fatti la scorsa estate con Gotti.