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in foto: Chevanton e Vucinic durante l'intervista
copyright: YT Panini Italia

LECCE – Panini Tour, amarcord con Chevanton e Vucinic tra figurine e ricordi: “Innamorati di questa città”

Ernesto Chevanton e Mirko Vucinic sono stati tra i protagonisti del Panini Tour 2024, la cui prima tappa ha toccato Lecce nello scorso weekend. Di seguito alcune dichiarazioni rilasciate ai microfoni Panini dai due amatissimi ex giallorossi.

Vucinic:Lecce è una città che mi ha dato sia l’amore calcistico, sia l’amore della mia vita, ossia mia moglie. I miei figli vivono e vanno a scuola qui a Lecce, sono molto legato a questa città tanto che ho deciso di vivere qui perché il primo amore non si scorda mai. L’esperienza con la Roma mi ha lasciato il rammarico per due Scudetti sfiorati ma c’è da dire che l’Inter, in quegli anni, era una grande squadra anche in Europa. Con la Juve di Conte poi sono arrivati tre Scudetti in tre anni, grandi emozioni. Abbiamo vinto tanto in tre anni e conservo bellissimi ricordi. Conte ci faceva lavorare tanto ma poi il lavoro pagava in campo. Chi erano i suoi preferiti? Forse io ero uno tra quelli. Totti? Un grandissimo fenomeno in campo e una persona semplice e tranquilla fuori dal campo che ti veniva sempre in aiuto, qualsiasi cosa ti servisse. È stato il giocatore più forte con cui ho giocato: trovava delle soluzioni dove nessuno pensava di cercarle. Zeman? Ha contribuito tanto alla mia stagione record con 19 gol a Lecce. Un grandissimo allenatore e, per noi attaccanti, il suo modo di giocare sempre all’attacco era una ciliegina sulla torta. Una bravissima persona, ce ne sono pochi come lui, era diretto e schietto e non ruffiano come altri. Il Lecce? Mi ha dato tanto come società. Mi ha tolto dalla strada in Montenegro, perché poi chissà cosa avrei combinato. Sono grato alla società, alla città e alla famiglia Semeraro e al Lecce in generale. Programmi futuri? Ora sono vice allenatore del Montenegro, a maggio farà l’esame per prendere la licenza pro e il mio obiettivo è allenare una squadra, vedremo il futuro cosa ci riserverà. Il gol che conservo nel cuore? Il mio primo con la nazionale montenegrina contro l’Ungheria. Quelli fatti a Lecce li porto tutti nel cuore, non potrei sceglierne uno”.

Chevanton: “Ho avuto la fortuna di giocare con Mirko e di girare anche in altre squadre, ma la maglia del Lecce non me la sono mai tolta di dosso. Oggi lavoro in società come allenatore, vivo qui e non cambierei mai Lecce con gli altri posti in cui sono stato. L’esperienza al Monaco? Lì ho giocato con Vieri nell’anno in cui si fece male e saltò il Mondiale poi vinto dall’Italia. Ho avuto anche la fortuna di giocare con Di Vaio. Dovevo andare all’Inter ma poi si fece l’accordo col Monaco, io cercavo il salto di qualità per giocare la Champions League e ho colto questa possibilità anche perché mi permetteva di non giocare contro il Lecce. Col Siviglia è stata anche quella una bella esperienza, in Spagna si lavora di più sulla palla e meno fisicamente, lì ho vinto i miei primi trofei internazionali. Il giocatore più forte con cui ho giocato? Vucinic a parte, direi Dani Alves ai tempi del Siviglia. Giacomazzi? Siamo arrivati insieme a Lecce, siamo rimasti molto amici e per me lui è un fratello maggiore, mi dava tranquillità in quei periodi in cui ero un po’ pazzo. Un ragazzo d’oro che ha fatto la storia in questo club. massimo rispetto per lui come calciatore e come uomo. Delio Rossi? Viene dalla scuola Zeman, arrivato a Lecce nell’anno in cui andò via Cavasin, lavorammo da subito per la Serie B. MI seppe prendere in quei periodo in cui ero un po’ pazzo aiutandomi a cambiare anche nel modo di pensare. Ti parlava come un padre, una persona diretta. Lecce? Una città che mi ha adottato come un figlio. Devo tanto a Lecce che mi ha fatto conoscere a livello internazionale, e al Danubio che mi ha cresciuto. Sono felice perché lavoro per la squadra che amo, qui ho la possibilità di trasmettere la mia esperienza ai ragazzi che alleno, questo è il quarto anno. L’anno scorso abbiamo auto la gioia di vincere lo Scudetto Primavera, oggi alleno l’Under 15, cerco di trasmettere loro la professionalità perché sono il patrimonio di questa società. Il gol più bello che ho fatto? Quello al Bari, anche se magari non tutti se lo ricordano. Con la mia nazionale, un gol al Paraguay e, col Siviglia, un gol al Real Madrid”.

QUI l’intervista completa