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LO SCACCHIERE TATTICO – Roma bella ma incostante. Pregi e difetti del Joga Bonito di Lucho

Lecce-Roma. Speranze (residue) di salvezza contro corsa disperata per il terzo posto, ultimo utile per la Champions League. Serse Cosmi contro Luis Enrique, solidità e pragmatismo contro spettacolo e gioco ultra offensivo. Al “Via del Mare”, domani pomeriggio, si presenterà una Roma motivata dopo i gol rifilati in casa al Novara, una Roma che vuole dare continuità alla manita regalata agli azzurri di Tesser, ma priva di Francesco Totti, contro un Lecce che si trova a una vera e propria ultima spiaggia.

IMPIANTO BARCELONISTA Luis Enrique, il rivoluzionario. Allenatore che non scende a compromessi, che non basa la sua squadra sull’avversario, ma che cerca di imporre il suo gioco, sempre e comunque: che sia Pizzighettone, che sia Barcellona. Un atteggiamento che, specie in un campionato duro e tattico come quello italiano, ha portato i capitolini a una serie di risultati altalenanti. Come non ricordare l’ottimo primo tempo contro la Juventus a Roma, oppure il poker servito all’Inter di Ranieri. Risultati che fanno da contraltare a cadute incredibili in terra toscana, come lo 0-3 del Franchi di Firenze, oppure lo 0-1 di Siena, laddove i bianconeri di Sannino ebbero ragione di una Roma impotente grazie a una partita sontuosa.

""DISCONTINUITA' E MODULO ULTRAOFFENSIVO – Montagne russe in quel di Trigoria, insomma. Un qualcosa di più che naturale, specie nel primo anno di chi sta cercando di trapiantare un modo di concepire il calcio molto diverso da quello italiano, da sempre teso alla ricerca prima e alla conservazione del risultato poi. Luis Enrique, il cui palmares recita una Segunda Division spagnola col Barcellona B, ha provato sulla sua pelle il calcio italiano, andando in contro a sconfitte e a disfatte pesanti. La società, comunque, lo ha protetto e lo ha salvaguardato, consapevole che queste sconfitte sono il fio da pagare prima che la rivoluzione tecnica si attui. Luis Enrique adotta un 4-3-3 moderno, con un centrocampo dove tecnica e corsa convivono e un attacco dove i tagli di Borini e Bojan, la classe di Totti e Lamela oltre alla vena realizzativa di Osvaldo, fanno da padrone.

""SFRUTTARE LE RIPARTENZE IN SUPERIORITA’ – In fase di possesso di palla la Roma attua un 2-1-4-3: i terzini (Rosi, Taddei e Josè Angel) hanno l’obbligo, più che la possibilità, di alzarsi verso la linea mediana e creare superiorità quando il pallone circola nei piedi di Daniele De Rossi, vero e proprio regista degli uomini di Luis Enrique, il quale si abbassa sulla linea dei difensori per far circolare il pallone e servire rapidamente gli esterni, andando a formare un triangolo (2-1) con la coppia arretrata. Il Lecce, dotato di una linea a cinque in mediana, deve sfruttare questi momenti, recuperare palla e innescare la velocità degli avanti Di Michele e Muriel, capaci per caratteristiche di poter pungere sfruttando il diverso passo rispetto ai vari Kjaer e Heinze.

COMPAZZETTA E PRAGMATISMO – Di Michele e Muriel sono perciò le chiavi per scardinare la difesa romanista, come sottolineato da Cosmi in conferenza stampa. Ci vuole perciò tanto pragmatismo, a differenza di quanto accadde nel primo tempo di domenica scorsa contro il Cesena, quando i salentini buttarono al vento le occasioni avute per mancanza di cattiveria. Cattiveria che servirà anche in fase di non possesso palla: non bisogna lasciare spazi e rendere sterile e infruttifero il giro palla romanista. Una volta recuperato il pallone, bisogna cercare la verticalizzazione e prendere in contropiede la Roma, possibilmente attaccando gli spazi esterni, scoperti dalla prima citata posizione avanzata dei terzini di Luis Enrique.