LECCE – Tre anni di Tesoro, tra speranze di rinascita disattese e una Serie B rimasta al palo

Foto: Fabrizio Miccoli e Savino Tesoro - @tuttomercatoweb.com

Ormai è solo questione di tempi tecnici, dopodiché il tutto sarà messo nero su bianco e la rifondazione potrà avere inizio. Siamo infatti agli sgoccioli dell’era Tesoro, con l’ex presidente giallorosso alle prese con gli ultimi dettagli per siglare il passaggio dell’Unione Sportiva Lecce nelle mani della cordata rappresentata dall’avvocato Saverio Sticchi Damiani. Si avvia dunque alla conclusione, dopo appena tre anni fatti di tante speranze, poche luci e molte delusioni, la gestione dell’imprenditore barese, che noi andiamo ora a ripercorrere nelle sue tappe principali.

Il nome di Savino Tesoro venne accostato per la prima volta a quello del Lecce nel lontano febbraio 2012, quando si fecero sempre più insistenti le voci di una sua offerta alla famiglia Semeraro per rilevarne la proprietà. Dopo cinque lunghi mesi di trattative, il 22 giugno dello stesso anno l’ex presidente della Pro Patria acquistò le quote del club giallorosso, nel frattempo retrocesso in Serie B, trovandosi tuttavia dopo poco più di un mese a doverlo guidare fuori dal baratro della Lega Pro, categoria nella quale la squadra del neo-allenatore Franco Lerda sprofondò a causa del tentato illecito sportivo nel derby di ritorno con il Bari.

Il 2012-2013, che doveva inizialmente essere solo un anno di transizione verso il nuovo progetto che sarebbe partito dalla B, si trasformò invece in un incubo. La squadra, imbottita di giocatori di categoria superiore (dalla rientrante bandiera Chevanton a capitan Giacomazzi, da Jeda a Memushaj) e partita con i favori del pronostico confermati da un avvio di torneo quasi perfetto, si perse misteriosamente per strada, ufficialmente a causa di dissidi tra giocatori ed il tecnico Lerda che la società non fu in grado di controllare. La situazione, che in inverno sembrò essere recuperata con l’arrivo in panchina di Antonio Toma il cui obiettivo era tenere a debita distanza il Trapani rivale per la promozione, crollò nel finale di stagione. Il secondo posto costò al tecnico magliese la panchina ed ai Tesoro quello che fu forse il più grave errore della loro gestione, ovvero la sostituzione dello stesso Toma con Elio Gustinetti alla vigilia dei playoff, per forza di cose giocati non da squadra e che ebbero il loro atto conclusivo, con tanto di toni melodrammatici, in un Lecce-Carpi passato alla storia.

Anno nuovo, vita nuova, almeno per quanto riguarda il cammino, ma non nel risultato finale. Il 2013-2014 si aprì con l’arrivo sulla panchina giallorossa di Checco Moriero, al quale l’ufficialmente neo-ds Antonio Tesoro regalò giocatori di spicco come Fabrizio Miccoli, Gianmarco Zigoni e Giacomo Beretta. L’avvio fu da incubo, e gli zero punti in quattro gare collezionati dall’ex centrocampista della Nazionale indusse Tesoro, nel frattempo vittima delle prime contestazioni di una piazza ancora in ripresa dopo i fatti con il Carpi, a richiamare Lerda.

Il mandato-bis del tecnico piemontese è visibile tutt’ora come una sorta di cavalcata trionfale ed è sicuramente la pagina più bella degli ultimi tre anni del Lecce, con i colpacci di mercato (Salvi, Papini, Doumbia, Lopez, Abruzzese) usciti fuori alla lunga distanza, decisivi nel portare i giallorossi a mancare di un soffio una rimonta epica. Ancora una volta, però la Serie B resta un miraggio, con il sogno che naufraga nella finalissima di Frosinone, dove i ragazzi di Lerda, passati in vantaggio con Beretta, colpiscono un palo con lo stesso attaccante lombardo prima di sprofondare nei supplementari, chiudendo comunque tra gli applausi dei tifosi.

Il crescendo della stagione precedente, unita all’entusiasmo per gli arrivi di gente come Davide Moscardelli ed Alessandro Carrozza, riempì di speranze il cuore dei tifosi leccesi alla vigilia della stagione 2014-2015, con i proprietari che sembrarono aver ritrovato il giusto feeling con la piazza e che confermarono Lerda al timone. Con sorpresa anche dei più pessimisti, è proprio quello appena concluso l’anno che ha regalato le maggiori delusioni. Il progetto tecnico di Antonio Tesoro fallisce e si dissolve già in inverno, con la sconfitta di Ischia che costa la panchina a Lerda e quella di Reggio Calabria che vale l’esonero del suo successore, un Dino Pagliari che sembra aver avuto davvero troppo poco tempo per costruire qualcosa di giudicabile. L’arrivo del nuovo tecnico Alberto Bollini sembra dare la scorsa, ma una campagna acquisti invernale ai limiti della scelleratezza (tante cessioni illustri, un paio di innesti all’altezza ma altri inspiegabili) impedisce ai giallorossi di raggiungere l’agognato piazzamento playoff, con un sesto posto che sa quantomeno di pesante sconfitta, se non di umiliazione.

Già prima del cocente esito di campionato, Savino Tesoro aveva annunciato di voler abbandonare il Lecce, a causa di un clima di ostilità che, secondo lui, non permetteva alla squadra di poter raggiungere i risultati auspicati. La contestazione della frangia più affezionata della tifoseria fu la goccia che fece traboccare il vaso, inducendo l’ex patron alla sofferta scelta. Dopo mesi di tante chiacchiere e zero di concreto, ecco i nuovi proprietari. Ai posteri la sentenza circa la loro capacità di fare meglio dei Tesoro e far tornare a sorridere i tifosi giallorossi. Non sarà facile, ma nemmeno impossibile.

Alessio AMATO
Giornalista, scrittore e imprenditore nel settore dei servizi culturali. Iscritto all'albo dei pubblicisti dal 2016, già collaboratore de Il Giornale di Puglia, il Corriere dello Sport e, dal 2013, redattore di SalentoSport.net.

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