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LECCE – Scuola Mazzone, tutto carattere, esperienza e concretezza: ecco Piero Braglia

L’improvvisa inversione a “U” della società di piazza Mazzini ha portato a Lecce un nuovo allenatore, per un’operazione che ha scosso notevolmente l’ambiente giallorosso all’indomani della sonante debacle in casa del Foggia. Un cambio di rotta che fa rumore non certo per gli obiettivi, che restano gli stessi (risalire quanto prima la classifica per lottare fino all’ultimo turno per la promozione), ma per la scelta circa il timoniere della nave che cercherà di riapprodare su quella terra promessa da troppo tempo, ma vista solo col binocolo fino ad oggi, dal nome Serie B. Questi risponde al nome di Piero Braglia, da ieri pomeriggio nuovo tecnico dell’Unione Sportiva Lecce al posto di Antonino Asta.

Nato a Grosseto il 10 gennaio 1955, il verace allenatore maremmano ha da sempre dimostrato grande attaccamento alla sua terra, la Toscana, nella quale da calciatore ha giocato per sei stagioni. Montevarchi, Fiorentina (con cui ha esordito in Serie A nel 1976/77) e Rondinella i club della terra natia per cui è sceso in campo l’ex centrocampista, che ha però espresso il meglio di sé con la maglia del Catanzaro (142 gettoni, di cui 117 in massima serie, e 4 reti) prima di chiudere con Triestina, Catania e Rondinella. Proprio nel periodo in cui era tesserato per i giallorossi calabresi, Braglia ha potuto usufruire dei consigli di colui che maggiormente lo avrebbe influenzato per la successiva carriera da allenatore, ovvero mister Carlo Mazzone.

Sin dalle prime stagioni in panchina, infatti, il grossetano ha dato sfoggio del suo grande carattere e polso nel gestire i tanti spogliatoi con cui ha avuto a che fare nel corso della sua lunga carriera, giunta al ventiseiesimo anno. Per quanto riguarda l’espressione sul terreno di gioco, Piero Braglia appartiene certamente alla “vecchia scuola” dei tecnici italiani, quelli tutti corsa e concretezza e che fanno della sostanza e non certo della forma la ragion d’essere del loro calcio. Così, appena alla sua seconda stagione da allenatore nel 1990/1991 (aveva esordito l’anno prima con la Bibbianese), il neo-tecnico leccese porta la Colligiana alla vittoria del Campionato Interregionale, perdendo solo lo spareggio per la promozione in Serie C2 (ai tempi il primo posto nei gironi di quella che è l’attuale Serie D non garantiva il salto di categoria). Le buone prestazioni a Colle Val d’Elsa, seguite da un terzo posto con la Rondinella ed un quarto con la Sangiovannese (sempre in quinta serie) lo portano all’esordio tra i professionisti sulla panchina del Montevarchi, bagnato subito con una promozione dalla C2 alla C1.

Dopo le avventure alla guida di Pontedera, Carrarese, di nuovo Sangiovannesse, Foggia, di nuovo Montevarchi e Chieti (con i neroverdi sfiora per due anni i play-off per la Serie B), Braglia nel 2003 fa ritorno a Catanzaro, provando a riproporre da tecnico ciò che di buono ha saputo fare da calciatore con le Aquile calabresi. Cosa che gli è in parte riuscita, perché alla prima occasione ha realizzato l’impresa di riportare il club in Serie B dopo quattordici anni, grazie alla vittoria nei play-off sul Monza. Decisamente meno esaltante, invece, il suo esordio nei cadetti, visto l’esonero che non lo ha portato a concludere una stagione terminata con il Catanzaro prima retrocesso e, successivamente, ripescato in B. Braglia decide così di ripartire dalla terza serie ancora una volta a San Giovanni Valdarno, guidando il club biancazzurro ad uno storico piazzamento play-off e facendogli accarezzare il sogno cadetto. Sogno che il tecnico riesce a concretizzare per la seconda volta l’anno successivo, nel ’06-’07, proprio nella sua toscana, riportando il Pisa in Serie B. Seguiranno due stagioni da metà classifica in C1 con Lucchese e Frosinone, mentre nel 2009 verrà esonerato a Taranto dopo un litigio pubblico con il presidente D’Addario (Braglia accusò il presidente di non aver costruito una rosa da promozione, al contrario di quanto diceva il numero 1 rossoblu).

Dopo la delusione in riva allo Ionio, il tecnico di Grosseto riesce a calare il tris di promozioni nuovamente al sud, ed in questo caso a Castellammare di Stabia. La stagione 2010/2011 è quella della definitiva consacrazione di Piero Braglia ad allenatore specializzato in promozioni in Serie B alla guida di club affamati e vogliosi di ritornare nel calcio che conta dopo anni bui. La Juve Stabia ritrova così la cadetteria dopo ben 59 campionati, e la prima stagione fa addirittura sognare ai tifosi gialloblu un clamoroso salto in Serie A, con i play-off che, al netto dei quattro punti di penalizzazione, rimasero lontani solo sei lunghezze. Nel 2012/2013 le Vespe riescono a conquistare una salvezza tranquilla, obiettivo che mister Braglia non riesce a centrare l’anno successivo, che gli costa la seconda retrocessione nella lunga carriera da allenatore. Poco positiva anche l’ultima stagione del tecnico classe ’55, che alla tornato a guidare il Pisa non riesce nell’obiettivo di centrare i play-off, venendo esonerato nel mese di marzo. Una stagione, quella vissuta dal Braglia in casa pisana, che ha più di un elemento in comune con quella contemporanea del Lecce. Ora le strade dell’allenatore toscano e del club salentino si incrociano in quello che, si spera, possa essere l’anno del riscatto per entrambi.

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