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CALCIO – Lo strano caso di Mancini in Lecce-Benevento: polemiche infinite per una corretta decisione arbitrale

Lecce-Benevento, minuto di gioco quarantatré. Nel corso di una confusa azione all’altezza della trequarti ospite, l’esterno di casa Checco Lepore alza troppo la gamba per tentare di recuperare palla e l’arbitro, il signor Emanuele Mancini della sezione di Fermo, fischia giustamente un fallo a favore dei sanniti, avvicinandosi in corsa al punto dell’infrazione con il braccio chiaramente alzato ad indicare che il calcio di punizione deve essere (come da regola numero 13 del giuoco del calcio) indiretto. Al momento della battuta di Ciciretti, però, il direttore di gara dimentica di tenere il braccio in alto, ed il numero 10 beneventano calcia direttamente in porta, battendo Perucchini con una magistrale esecuzione che sarebbe valsa il 2-2. Dopo una decina di secondi, complici le veementi proteste della panchina salentina (ed in modo particolare di Davide Moscardelli) la rete viene correttamente annullata. Da quel momento sono polemiche infinite che, in casa sannita, tardano ancora ad esaurirsi.

Analizzando regolamenti alla mano la convulsa situazione, che non ha precedenti recenti nel calcio italiano professionistico, non si può far altro che constatare come Mancini abbia preso le decisioni più corrette possibili: giusto fischiare la punizione “di seconda”, giusto annullare la rete perché il tiro di Ciciretti termina nel sette senza che questo sia stato toccato da alcuno dei calciatori in campo, e giusto far ripetere l’esecuzione perché l’errore è stato causato da una mancata segnalazione completa dell’arbitro e non da un errore di valutazione degli offendenti. L’unico errore, dunque, il direttore di gara lo commette nel dimenticare per pochi ma sufficienti istanti che il calcio da fermo è indiretto, dapprima non mantenendo alzato il braccio e successivamente convalidando il gol. Errore che non ha alcun peso sul regolare proseguo del match poiché, rammentato della decisione d’origine (la decisione definitiva viene presa in seguito al colloquio con il guardalinee più vicino), Mancini è tornato sui suoi passi, riportando il tutto al suo più corretto svolgimento e rimediando alla sua disattenzione.

Vista l’eccezionalità della vicenda, è assolutamente comprensibile la reazione a caldo dei calciatori e dello staff del Benevento (molto meno comprensibile il poco elegante gesto di lasciare per terra la pasta di cui gli stessi erano stati omaggiati nel pregara da “Pastaio Maffei”, sponsor dei salentini). Ciò che non è comprensibile è che alcuni, troppi addetti ai lavori parlino ancora adesso di “scippo”, alimentando una polemica inutile che si sarebbe dovuta spegnere sul nascere, poiché causata da un errore umano a cui l’autore stesso ha immediatamente posto rimedio. Nel panorama calcistico italiano, però, questo evidentemente non basta a far vincere la ragione sugli istinti da chiacchiere da bar.

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