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LECCE – Di Francesco: “Non andremo a Roma per fare le vittime sacrificali”

Alla vigilia del match contro la Roma, Eusebio Di Francesco ha fatto un salto nella redazione romana del Corriere dello Sport, laddove ha parlato a 360° del suo Lecce e della sfida dell'Olimpico di domenica.

Di Francesco, tanti ricordi alla Roma.

“Ci siamo. Abbiamo battuto il Cesena e ora pensiamo alla Roma”.

Perché il Lecce si salverà?

“Metteremo più cattiveria. Abbiamo tanti giovani e l’approccio iniziale non è stato certo facile. Non impresa semplice far capire a dieci ragazzi in prestito che questo campionato è di grandissima importanza. Presto faranno la differenza”.

Di Francesco non avrebbe mai pensato di fare l’allenatore.

“E’ stato uno sbaglio (ride, ndr). Notando le espressioni degli allenatori dicevo che non avrei mai fatto l’allenatore. Invece ci sono cascato. Ho iniziato facendo il team manager alla Roma. Non è andata bene e sono uscito dal calcio. La nostalgia era però tanta e sono tornato facendo l’allenatore. Ho rivissuto le esperienze fatte da calciatore”.

Il calcio di Di Francesco.

“E’ un calcio fatto di equilibrio. Faccio attenzione alle due fasi. Faccio un calcio propositivo ma non offensivo”.

Luis Enrique.

“Viene da un’altra cultura calcistica. Un calcio un cui si valorizzano i giovani. E’ fondamentale lavorare con loro, così si può migliorare già dalla base. Lo devono capire sia i giornalisti che i genitori. Non è un caso se le nostre nazionali giovanili non vincono da tempo”.

Zeman fa bene sulla ‘sua’ panchina, quella del Pescara.

“Mi fa molto piacere. Zeman è un modello. Mi ha dato tanto ma non voglio imitarlo. Lui gioca un calcio offensivo che bada a fare un gol in più dell’avversario. Però mi ha trasmesso valori sportivi importanti. Sono andato a trovarlo dopo la partita contro il Cesena. Gli ho detto che la sconfitta col Milan non sarebbe riuscito a subirla nemmeno lui. Mi ha risposto ‘allora, non siamo uguali’.

Bertolacci ha ampi margini di crescita:

“Tra i classe 1991 è quello che ha maggiore qualità. Non si è allenato bene, ma ora si sta calando nella realtà”.

A Di Francesco l’onere di ricostruire il rapporto tra squadra e tifosi:

“Era un obiettivo che mi ero prefissato. Chiaro che sono i risultati ad avvicinare i tifosi. Giocare bene non basta. Servono i tre punti”.

Lecce non è più uno dei migliori vivai in Italia.

“Ora si investe sugli stranieri. Spero che si possa tornare a investire sui nostri talenti e che si destinino meno soldi sui grandi”.

Ancora sulla partita col Milan:

“Dissi ai miei di fare finta che eravamo 0-0. Anche se ormai ero sicuro di vincere la partita. Un 3-0 sul Milan quando ti capita. Se avessi giocato sarei entrato con grande rabbia”.

Uno 0-0 domenica non sarebbe male

“Non lo butterei. Non sarebbe male. Non andremo a Roma per fare le vittime sacrificali”.

Corvia deve essere più cattivo sotto porta.

“Deve essere più cinico. Tutti i gol che abbiamo fatto non sono arrivati dalle punte. Ora i miei ragazzi devono sbloccarsi”.

Quaranta punti, la quota per la salvezza:

“Ci sono tante squadre immischiate nella lotta, come il Siena, il Catania, il Novara e il Cesena. Il Chievo è abituato a tirarsi fuori subito dalle zone basse”.

Serve una buona base societaria alle spalle:

“Conta moltissimo. Come in un’azienda. Ai dipendenti non devi dare occasione di accampare scuse”.

I giovani del Lecce con un futuro.

“Ne ho troppi. Dobbiamo dare loro tempo. Muriel, ad esempio, a Cesena si è fatto cacciare e ciò può inficiare sulla partita, sulla stagione sul futuro del tecnico. Strasser ha grande fisicità, ma poca tecnica. Bertolacci è molto bravo. Cuadrado fa molto bene e Giandonato può crescere molto”

La Roma di Luis Enrique è molto spregiudicata. Come si batte?

“Dobbiamo fare densità in mediana, alzare i nostri terzini e non far spingere i loro”.