LECCE – Su Braglia giudizi divisi, ma i numeri parlano chiaro: è il miglior allenatore della storia recente giallorossa
Da quando è arrivato sulla panchina del Lecce, Piero Braglia ha subito impressionato per la netta sterzata che ha dato al campionato giallorosso. Il suo esordio nel match casalingo con l’Ischia coincise con la prima vittoria casalinga della stagione, ed in poco tempo sotto la sua guida Papini e compagni risalirono la classifica dalla parte bassa toccata sotto la gestione-Asta sino alla zona-playoff e, anche se per poche ore, al primo posto raggiunto a marzo.
Se un po’ tutti gli hanno dato merito per essere riuscito a sommare punti ed inanellare risultati utili, meno breccia nei cuori della tifoseria e degli addetti ai lavori ha fatto il tipo di gioco proposto dal tecnico toscano. Il tipo di calcio concreto, cinico e poco incline allo spettacolo ha fatto storcere il muso ad alcuni già nei periodi più ricchi di successi della stagione, quando i giallorossi andavano avanti spesso a suon di 1-0 dimostrandosi una macchina quasi perfetta dalla cintola in giù, seppur molto meno incisiva di altre (Foggia, Benevento e Casertana) in avanti. Nonostante qualche malumore per le troppe vittorie sofferte e di misura, il giudizio complessivo sull’operato di mister Braglia non poteva che essere positivo, visto che la sua squadra era lì a giocarsi il primo posto e, fino all’inizio di aprile, veniva considerata da molti la favorita alla luce della grande rimonta effettuata, di una difesa super e delle nette vittorie negli scontri diretti con Benevento, Foggia e Cosenza.
L’aprile terribile dell’undici salentino ha però cambiato molto soprattutto dal punto di vista dell’entusiasmo dell’ambiente e, con la speranza di promozione diretta venuta meno, è mutata al ribasso anche la fiducia nei confronti del tecnico. Nel calcio, si sa, anche un palo o un rigore sbagliato possono cambiare i giudizi su un’intera stagione, ed ecco che i detrattori di Braglia, o anche solo coloro che non vedono in lui l’allenatore giusto per riportare il Lecce tra i cadetti, sono spuntati come funghi, non mancando di sottolineare come la squadra appaia senz’anima e senza gioco e quanto i calciatori dimostrino poca mentalità proprio nel momento in cui si doveva accelerare verso il primo posto. Sicuramente una parte delle critiche, risultati recenti e prestazioni alla mano, partiva da presupposti giusti, visto che la squadra ha dimostrato alcune falle a cui è necessario porre quanto prima rimedio, ma le più sono apparse decisamente ingenerose visto il raccolto del Lecce da ottobre in poi, bottino che ha assicurato ai giallorossi una post-season che mancava da due anni.
Se sulle prestazioni si può infatti opinare senza che per forza qualcuno debba avere ragione, i numeri, al contrario, non mentono. E questi dicono che, per media-punti, Piero Braglia è il miglior allenatore della storia recente del club di piazza Mazzini. Andando infatti a comparare gli score dei tecnici delle ultime otto promozioni conquistate dall’Unione Sportiva Lecce (da Mazzone ’88 a De Canio ’10, contando i tre punti anche per i campionati in cui la vittoria ne valeva due), nessuno ha fatto meglio del tecnico nativo di Grosseto, il quale vanta una media di 2,03 punti a partita nelle ventotto giornate disputate. A seguire, Papadopulo con 1,97, mentre chiudono la classifica Ventura ’97, Rossi e Bolchi, tutti con 1,65.
I numeri, come detto, parlano chiaro, ma allo stesso tempo possono omettere parti di verità, dato che, per dirne una, Ventura nel ’96 arrivò agevolmente primo in terza serie pur con 1,79 di media. Lungi dunque da questa analisi (che trae spunto dallo schema realizzato dalla pagina Facebook Lecce Amarcord) affermare che Braglia arriverà al 100% alla promozione, ma allo stesso tempo si vuole evidenziare come, nonostante la comprensibile delusione post-Benevento, arrivare a giocarsi gli spareggi decisivi con un senso di malumore e di sfiducia eccessivi se paragonati a quanto di concreto raccolto dalla guida tecnica attuale sarebbe a dir poco autolesionistico e poco generoso nei confronti di un undici autore di un’ottima rimonta in campionato. E’ logico che anche il tecnico, il cui errore più grande è il non capire pienamente che la “pesantezza” ambientale derivi soprattutto dalla paura per le recenti e non del tutto guarite (dal Trapani al Frosinone) scottature subite, dovrà fare la sua parte. In conclusione, Braglia non sarà, per qualità, il miglior allenatore della storia della società salentina, ma farlo passare per mediocre alla vigilia di un periodo tanto importante, rischia di essere nocivo per il futuro del club giallorosso.
