LECCE – Amarcord: Vugrinec, a 38 anni ancora a caccia di salvezze… e di record
Il 15 aprile 2012 è una data che rimarrà nella storia del, seppur giovane, campionato croato: con il gol segnato con la maglia dello Slaven Belupo contro la Lokomotiv Zagabria, Davor Vugrinec diventa il più grande marcatore di sempre della Prva Liga, la Serie A croata, record che è stato poi rafforzato da altre 15 reti.
Subito dopo aver raggiunto questa storica meta, che da sempre aveva dichiarato come obiettivo di fine carriera, sorprese tutti quando dichiarò (QUI) che il suo gol preferito restava quello realizzato a San Siro con la maglia del Lecce, che permise ai giallorossi di battere l’Inter a domicilio e viaggiare verso una tranquilla salvezza.
Davor Vugrinec a Lecce arrivò nel giugno 2000 e ci rimase per due anni e mezzo, disputando 78 partite ed andando a segno in 24 occasioni, tra Serie A, Serie B e Coppa Italia. Il ricordo che i tifosi hanno di lui è senza dubbio positivo, viste le prestazioni che consentirono ai giallorossi di raggiungere la salvezza con Cavasin nel 2001, impresa non ripetuta dodici mesi più tardi al termine di una stagione travagliata. Tra i ricordi più belli in giallorosso, anche una doppietta in un derby con il Bari perso al San Nicola per 3-2, ma che lo fece comunque entrare di diritto tra i beniamini della tifoseria, prima di lasciare la sua eredità ad un altro figlio dell’ex Jugoslavia, un tale Mirko Vucinic che farà anche meglio del “maestro”.
Nel gennaio 2003 lascia il club allenato da Delio Rossi e pronto a tornare nella massima serie, per cercare la salvezza, riuscendoci, con l‘Atalanta. Poi, dopo l’esperienza a Catania, il rientro trionfale in patria, dove prima centra due scudetti con la Dinamo Zagabria e poi raggiunge il record dei record, per un attaccante, raggiungendo salvezze al limite del miracoloso con le maglie di NK Zagabria, Varteks e Slaven Belupo.
Proprio con la maglia azzurra del piccolo Slaven, a trentott’anni suonati e con trofei e record in tasca, Vugrinec non ha ancora perso lo stimolo per puntare ad un’altra salvezza. E nemmeno il vizio del gol, naturalmente.
