foto: la conferenza stampa di due giorni faph: US Lecce
LECCE – Gotti, Giampaolo, l’identità persa per strada e la rotta da ritrovare
Dalla duplice conferenza stampa organizzata in casa Lecce nei giorni scorsi, per congedare Luca Gotti e presentare Marco Giampaolo, emerge che la motivazione principale (unica?) dell’esonero del tecnico veneto sia stata la “perdita dell’identità” della squadra. Un’identità che il Lecce ha avuto negli ultimi tre anni, nei quali non è mai stato nelle ultime tre posizioni, ora smarrita. Da qui, secondo le ricostruzioni societarie, i numeri pessimi dei giallorossi in classifica.
Una rosa costruita in estate sulla base dell’esplicita richiesta del dt Pantaleo Corvino: “Con che modulo vuoi giocare?” – “4-2-3-1”, la risposta di Gotti.
Ad analizzare le formazioni messe in campo dall’ex tecnico del Lecce nelle prime 12 giornate di campionato, Gotti ha effettivamente così schierato la squadra nella maggior parte delle partite, salvo in Milan-Lecce, Udinese-Lecce (4-3-3) e Lecce-Fiorentina (4-4-2), partite consecutive l’una all’altra, dalla sesta all’ottava giornata. Sarà forse questo il frangente in cui Gotti ha perso definitivamente l’identità della squadra?
Se per perdita d’identità della squadra s’intende non schierarla col 4-3-3 o col 4-2-3-1, la squadra aveva perso d’identità anche nella parte finale della scorsa stagione, quando Gotti la dispose col 4-4-2 in alcune partite importanti come Lecce-Roma, Sassuolo-Lecce o Lecce-Monza. Stagione poi chiusa centrando il bersaglio della salvezza con tre giornate d’anticipo.
L’ex tecnico di Spezia e Udinese paga l’aver sperimentato troppo, forse per provare a chiudere le falle emerse nella rosa dopo la chiusura del mercato estivo. Aver schierato Dorgu da terzino sinistro, poi destro, poi da esterno d’attacco destro, poi sinistro, poi anche mezzala, il non aver saputo trovare una risposta alla domanda: “Che ruolo ha Pierotti?”, o l’aver messo Coulibaly da trequartista centrale nei tre dietro Krstovic, per un paio di partite, sono altri indicatori che il tecnico le stava provando un po’ tutte con i mezzi a sua disposizione, dimostrando, coi fatti, di riporre scarsa fiducia nei suoi uomini di rincalzo (Marchwinski in primis, che poi è il calciatore pagato di più nell’ultima sessione di mercato).
Ora, secondo quanto riferito da Corvino, il Lecce ha più bisogno di un uomo di campo, che dia un po’ di “ignoranza” e “tigna” alla squadra, e non un uomo da salotto come Gotti era, anche per i suoi modi pacati e composti, sia in campo, sia fuori dal campo. Sta a Giampaolo giocarsi bene la chance portagli dal club di via Costadura per far rientrare la nave sulla giusta rotta. Quale sia la giusta, poi, lo saprà – si spera – il tecnico, cui è affidata la libera scelta degli uomini e degli schemi da adottare per provare a risalire la china.
“Il calcio si è evoluto in questi due anni”, ha detto Giampaolo nella conferenza stampa di presentazione. Il suo marchio di fabbrica principale, il 4-3-1-2, volendo può essere messo in pratica. Di trequartisti ce ne sono almeno tre da poter schierare (Oudin, Marchwinski, Hasa), ma di punte vere e proprie in squadra ce ne sono solamente due più Burnete, sin qui mai utilizzato. Presumibilmente, vista l’abbondanza di esterni che il Lecce ha in rosa, è più probabile che il neo tecnico giallorosso schieri la squadra col 4-3-3, con una punta centrale e due ali laterali, come ribadito da Corvino in conferenza stampa l’altro giorno, su domanda apposita fatta, però, all’allenatore. “Il Lecce è stato costruito per giocare con un certo modulo, ma alla fine i moduli non sono importanti, contano di più i principi e le qualità dei giocatori“, ha affermato Giampaolo, secondo cui non esistono più i sistemi di gioco, dato che ormai si gioca sempre uomo su uomo a tutto campo.
Questi giorni di pausa saranno importanti per Giampaolo per cominciare a prendere le misure con tutto l’ambiente Lecce, in attesa che tornino i nazionali sparsi per il mondo. Una cosa è certa: che Giampaolo ha l’entusiasmo e la voglia di riscattarsi dopo un periodo buio e questa può essere la vera e propria scintilla utile a riaccendere il motore di una squadra che viaggia da tempo a tre cilindri.
