foto: Pierotti, ancora una giornata noph: Coribello/SalentoSport
LECCE – Flop a tutti i livelli nella partita da vincere a ogni costo: le pagelle del tonfo giallorosso
LE PAGELLE DI LECCE-COMO
Falcone 6: La cosa preoccupante è il suo sguardo rassegnato, come se ormai anche lui, un baluardo sino a ieri, si stia lentamente lasciando prendere dallo scoramento. Primo gol infilato sul suo palo con la difesa presa in contropiede da una ripartenza fulminea orchestrata da Paz e Diao. Decisivo su Paz e Douvikas nel primo tempo. Nella ripresa ha poco da fare sino agli altri due gol del Como arrivati nel finale.
Veiga 5,5: Ci si aspetta tanto da lui, confermato titolare, ma stenta a trovare gamba e spazio per dare dinamicità sulla fascia, riuscendoci raramente. Rischia in più di un’occasione vicino alla sua area, con un controllo o uno stop sbagliato. Fino al triplice fischio fa poco per arrivare alla sufficienza.
Gaspar 5,5: Beffato da Douvikas al 13’ ma il greco lo grazia. Arriva in ritardo su una palla vagante in area comasca al 28’. Soffre terribilmente la velocità degli avversari, vi rimedia nel minor numero dei casi con la sua fisicità e con colpo d’occhio. In ritardo nuovamente all’appuntamento col gol in area avversaria al 56’, chiude la gara in crescendo ma anche per l’angolano vale il discorso fatto per altri: coi piedi che si ritrova non può impostare gioco per nessun motivo al mondo.
Baschirotto 5,5: Di riffa o di raffa spazza via la sua area con i mezzi che ha a disposizione: la forza fisica e un buon tempismo. Preso sulla velocità va in difficoltà evidente. E il Como punta sulla velocità dei suoi attaccanti, Diao in primis, che tiene in gioco sul primo gol. Oggi non trova nemmeno il gusto dello stacco in area da corner, che aveva portato due gol nelle precedenti due partite. Se poi l’azione offensiva deve partire dai suoi piedi, allora vale tutto.
Gallo 5: Da diverse partite, mesi, non è più lui. Troppe palle gettate via per paura, poche sovrapposizioni sul lato Morente, chiusure blande sul frontista. E poi, ciliegina sulla torta, gol preso sul secondo palo con palla alta dalle sue parti, con l’avversario che gli salta in testa. Cose viste e riviste, purtroppo, tante volte in stagione. Sala per cosa è stato preso?
Coulibaly 5: È in riserva evidente ma questo passa il convento. Anzi no, magari si potrebbe provare Kaba, perso per perso. Non vede il pallone per tutto il primo tempo, prende un giallo e la sua partita finisce all’intervallo.
(46′ Berisha) 5: Dall’infortunio, purtroppo, non si è ancora ripreso. Un minimo l’azione giallorossa migliora col suo ingresso ma è anche troppo frenetico nelle scelte e anche troppo ingenuo nello spendere un cartellino giallo inutile che lo costringerà a saltare, anche lui, la trasferta di Bergamo.
Ramadani 5: Saltato con un tocco di classe da Paz che dà il via all’azione del primo gol di Diao. Sballottato e sovrastato dalla qualità degli avversari, non è mai decisivo. Da uno come lui ci si attenderebbe uno scatto quantomeno nella personalità nel prendersi il pallone e nel farlo girare verticalmente. Invece i suoi passaggi sono o laterali o arretrati e il pubblico lo vede e lo fischia.
(79′ Rebic) sv: Tocca pochissimi palloni. Meritava di entrare in campo prima ma Giampaolo non ne ha avuto il coraggio.
Pierotti 4,5: Un fantasma, non da oggi. Lento, macchinoso, appesantito, non costituisce mai pericolo per il suo avversario diretto che non prova mai a saltare, né in velocità, né in dribbling.
(54′ N’Dri) 6: Qualche sgasata sulla fascia destra che non è mai riuscita a chi la occupava prima di lui. Tanta voglia di farsi vedere ma anche qualche errore di appoggio e qualche pallone perso banalmente. Bella azione personale al 71’ con puntata mancina alzata in corner da Butez. Forse merita la titolarità, ormai da diverse partite.
Helgason 5: Oggi non funziona nulla. Né il suo ruolo da trequartista (nascosto da almeno due avversari), né quello di battitore delle palle ferme: quasi tutti gli angoli sono stati calciati in modo lento e prevedibile.
(54′ Pierret) 5,5: Uno dei pochi che dà l’idea di aver capito l’importanza della partita in corso, almeno a guardare la grinta che ci mette nei primi interventi a centrocampo. Lentamente però si sfalda e annega con tutta la squadra.
Morente 6: Costretto a fare su e giù per la fascia, quando invece è uno dei tecnicamente più validi che meriterebbe di stare più vicino alla porta. Ci prova al 16’ con una bella girata al volo, sulla sua corsia l’appoggio di Gallo non c’è mai. Dialoga con Krstovic quando può, poi un altro tiro a botta sicura al 62’ che avrebbe meritato altri destini. E avrebbe anche meritato di restare in campo.
(69′ Banda) 5: Il tempo passa ma le cose non cambiano mai. Discreta la prima cosa, puntualmente errata la seconda. È solo aria che si muove, poco altro. Prende puntualmente la scelta sbagliata e il terzo gol di Diao nasce da un suo errore a centrocampo.
Krstovic 5,5: Nervoso e frustrato dal trovarsi da solo a combattere con almeno due o tre avversari. Prende un cartellino giallo evitabilissimo che lo costringerà a un venerdì sera di riposo.
All. Giampaolo 5: Chiama a sostegno il pubblico di Lecce – il cui sostegno non è mai mancato – ma la sua squadra fa poco per meritarselo. Partiamo dalle sue scelte. In una gara da vincere a tutti i costi, schiera il solito modulo-brodino in cui gli esterni d’attacco (sulla carta) spendono energie enormi per arretrare e coprire anche in fase difensiva, arrivando senza fiato ai 30 metri avversari. Scelta di modulo dal quale, evidentemente, non ci si può sottrarre per non si sa quali motivi. Sarebbe stato utile azzardare due punte vere in avanti, Krstovic con Rebic (che poi, tra l’altro, sono le uniche due disponibili in rosa viste le discutibilissime campagne acquisti estive e invernali vagliate dalla società e messe in atto dall’area tecnica). La squadra soffre i primi 15 minuti sbagliando l’approccio alla sfida per la vita e solo per fortuna il Como non è già avanti nel primo quarto d’ora. Lentamente i giallorossi si sciolgono un po’ ma sembra che non ci sia un’idea di gioco e che le poche palle gol che arrivano siano più frutto del caso che di un’idea. Coulibaly e Ramadani sono due spanne sotto a Paz e Da Cunha in mezzo al campo e la partita gira giustamente verso Como. Il Lecce non riesce a costruire uno straccio di azione e va al riposo sotto di uno. Berisha per Coulibaly è la mossa di Giampaolo in avvio di ripresa quando ci si attendeva quantomeno un secondo attaccante che non arriva. La palla è gettata via senza senso, sia per mancanza di idee, sia per mancanza di personalità, sia per carenza di tecnica. Morente sfiora il pari al 62’, poi entra N’Dri per cercare di smuovere qualcosa sulla fascia destra lasciata vuota da Pierotti. Poi entra Banda ed esce l’unico che stava cercando di far qualcosa di buono, Morente. Si va avanti con lo stesso modulo sino all’ingresso di Rebic al 79’ quando ormai è troppo tardi. Il Como segna il secondo e il terzo ed esplode la contestazione del pubblico verso tutti, società, allenatore, area tecnica, calciatori. È il punto più basso della storia recente del Lecce e bisogna trovare la forza e le idee per rialzarsi perché si sta andando a sbattere dritti sul muro, ma non da oggi, da mesi, a prescindere dal conteggio delle 105, 106 o 107 partite in cui il Lecce è sempre stato fuori dalle ultime tre. Questi numeri lasciano il tempo che trovano. Servono risposte.
