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foto: E. Di Francesco

LECCE – Di Francesco: “Il gol è il nostro tallone d’Achille. Servono fortuna e cattiveria. Mercato? Chiuso, ma…”

Il Lecce spezza la serie negativa di quattro sconfitte e ritrova il “clean sheet” contro la Lazio, ma il sapore che resta in bocca a Eusebio Di Francesco è quello di un’occasione non sfruttata appieno. Nel post-partita, tra sala stampa e microfoni di DAZN, il tecnico giallorosso analizza un pareggio che muove la classifica ma conferma il limite principale della sua squadra: la sterilità offensiva. «Il gol è il nostro tallone d’Achille», ammette, «abbiamo espresso un buon calcio e dominato per lunghi tratti come contro il Parma, ma ci è mancata lucidità negli ultimi sedici metri».

L’allenatore esalta la prova di compattezza, sottolineando come la fase difensiva sia stata la chiave per limitare una Lazio che gioca insieme da tempo. «Siamo stati bravi nelle scalate e aggressivi negli spazi. Io credo che da una grande fase difensiva si possa attaccare meglio: è paradossale aver segnato solo 13 gol per quanto produciamo». Tra le note liete spicca l’affiatamento tra Siebert e Tiago Gabriel, invertiti strategicamente per favorire l’impostazione a tre. «Siebert a sinistra spingeva bene già a Dusseldorf. Se avessimo preso gol avreste parlato di scelta errata, invece hanno dimostrato grande intesa».

Un capitolo a parte meritano i singoli e i nuovi innesti. Su Pierotti«Santiago è cresciuto. È un’ala di potenza, diversa dalle altre, e sono convinto che i gol arriveranno». Parole di stima anche per i volti nuovi: se Cheddira è il giocatore di profondità che Di Francesco già conosceva e apprezzava, Gandelman viene paragonato per tempi di inserimento a Mauri. «L’israeliano occupa l’area meglio di tutti, deve solo acquisire confidenza con la Serie A. Su un cross di Veiga si è mosso benissimo, ma i compagni hanno “dormito” non seguendolo».

Con il mercato che volge al termine («Siamo in 33, il Direttore dice che è chiuso ma magari s’inventa qualcosa»), il tecnico guarda con ottimismo al trittico Torino, Udinese e Cagliari. «Oggi i ragazzi meritano solo applausi per il massimo impegno profuso. Abbiamo fatto lo step di restare in partita per 95 minuti: ora serve solo quel pizzico di fortuna e tanta cattiveria in più per alzare la qualità finale e trasformare i pareggi in vittorie».