Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

in foto: R. D'Aversa
copyright: Coribello/SalentoSport

LECCE – Criticare (educatamente) non è remare contro. Il tempo per rialzarsi c’è ma bisogna sfruttarlo al meglio

Il presidente Saverio Sticchi Damiani, nell’intervista rilasciata lunedì sera a Telerama, ha evidenziato, ancora una volta, alcuni aspetti che riguardano sia la società, sia la squadra. Ossia: che il Lecce è la squadra più giovane del campionato; che la società non si vuole indebitare; che il campionato di quest’anno è più competitivo rispetto a quello scorso; che si è voluto alzare l’asticella degli investimenti per essere più competitivi; che i cori dei tifosi a fine gara hanno un fondo d’amore, nonostante le parole siano abbastanza chiare; che non sarebbe onesto dire che se non si è salvi a dieci giornate dalla fine, la colpa è di D’Aversa.

Tutti aspetti condivisibili, più e più volte ripetuti dallo stesso Sticchi e dal dt Pantaleo Corvino nelle conferenze fiume pre e post mercato. Lo stesso presidente ha affermato di non essere cieco e di aver anche lui notato che la squadra è in flessione.

Ora, al netto dei beceri commenti che talvolta si leggono sui social (una delle piaghe di questi anni), spesso sconclusionati e offensivi della dignità delle persone che in società ci lavorano, è bene, forse, chiarire che:

– La stragrande maggioranza delle critiche dei tifosi è esposta in maniera educata e che il diritto di critica è sacrosanto per chi ha cuore le sorti della squadra. Criticare (educatamente) non significa remare contro. Non bisogna confondere il diritto di critica col disamore per squadra e società. Chi critica è perché è troppo innamorato di quei colori e vorrebbe far di tutto per risollevare la squadra dal momentaccio. Proprio come i cori della Nord o del settore ospiti alla fine delle partite. La critica è fatta per amore. Le frasi offensive, volgari, sconclusionate, degradano soprattutto il soggetto che le scrive o le pronuncia.

– che non si può scrivere che va tutto bene, quando non va tutto bene;

– che, sinora, non è mai mancato l’appoggio alla squadra;

– che la squadra è giovane e che il Lecce sia in fondo alla classifica per il monte stipendi, sono dati di fatto, ma ora la situazione di classifica invita a mettere da parte queste statistiche, perché il Lecce ha bisogno di punti, a prescindere dall’età media o dalla media degli stipendi erogati ai calciatori;

– che ciò che è emerso dalle ultime grigie prestazioni di Baschirotto e compagni è un certo egoismo di fondo, specie nel reparto avanzato, dove Krstovic, Piccoli, Banda e Almqvist tendono a privilegiare più l’azione personale, anche illogica, invece di appoggiarsi a un compagno magari meglio piazzato. In particolare, non è stata edificante la scena vista in occasione del rigore di Frosinone (tiro io, tiri tu, tira lui);

– I calci d’angolo: gli otto tiri da corner hanno fatto il solletico agli avversari. Non si capisce l’utilità del battere i corner prima con due uomini sulla bandierina, poi con uno quando l’altro, puntualmente, si allontana; né l’utilità di batterli sempre lenti e sul secondo palo, dando il tempo alla difesa avversaria di piazzarsi con comodità; né perché non si sfrutta mai un ponte sul primo palo per allungare la traiettoria sul secondo e provare a rompere gli schemi;

– I calci piazzati: esistono degli schemi o è lasciato il tutto all’improvvisazione? E se esistono degli schemi, non sarebbe il caso di rivederli o di provarli e riprovarli con più assiduità in allenamento? Male anche la difesa a zona sui calci piazzati contro: domenica scorsa è arrivato l’ennesimo gol subito da azione di palla ferma con cross lungo sul secondo palo (nel caso, quello difeso da Gendrey).

– lo schema di gioco, che evidenzia dei buchi enormi a centrocampo, è immodificabile o ci possono essere delle alternative? Lo schema di gioco del Lecce, ormai, è notorio: lancio lungo di un difensore per la punta centrale (spesso anticipata) o fraseggi brevi per scaricare la palla sugli esterni e quel che succede succede. Non si va mai dalle vie centrali e non ci sono gli inserimenti delle mezzali a supporto.

Ha senso cambiare allenatore ora? No, non ne ha. È utile, però, cercare di capire i motivi per i quali il Lecce è in netto calo ormai da mesi e, magari, favorire la risoluzione di tali problemi. Nessuno si vuole sostituire a mister D’Aversa, che saprà benissimo cosa fare. L’importante è capirsi: è letale la critica per distruggere, è utile la critica per ricostruire.

Il tempo per risollevarsi c’è. Non è tantissimo ma c’è. Bisogna sfruttarlo al meglio.