LECCE – Cottafava e i ricorsi storici: “Papadopulo e Liverani mondi opposti, ma l’impresa può essere la stessa”
Da quasi tre anni ha appeso gli scarpini al chiodo, ma Marcello Cottafava non ha smesso di masticare calcio da protagonista. L’ex difensore del Lecce, nel Salento per un anno e mezzo condito da 48 presenze, una rete e una promozione in Serie A, è attualmente l’allenatore della Primavera della Spal, nonché sempre attento osservatore di quanto graviti attorno all’universo giallorosso. Del suo passato con la maglia del club salentino e delle sue opinioni circa il campionato dei ragazzi di Fabio Liverani se ne è parlato nel corso della trasmissione 99° Minuto di Studio 99 Radio.
L’ex calciatore genovese non ha mai dimenticato l’esperienza nel Salento: “Mi porto dietro bellissimi ricordi dell’esperienza a Lecce. Arrivai nel gennaio 2007, a metà stagione, quando era appena avvenuto cambio in panchina tra Zeman e Papadopulo. In quel finale di annata gettammo le basi per il torneo successivo, in cui la società allestì una rosa di prim’ordine per puntare alla Serie A. Eravamo un gran gruppo e abbiamo ottenuto i risultati meritati, e facendo gioire la splendida gente salentina. Meritavamo forse anche la A diretta, ma di fronte avevamo grandi avversari dunque ci accontentammo di raggiungerla attraverso i playoff. E forse fu più bello così, perché quegli spareggi in casa e in trasferta furono indimenticabili. In particolare la finale con l’Albinoleffe, in cui il “Via del Mare” era stracolmo di gente. Fu bellissimo regalare quella gioia a una piazza come Lecce che vive di calcio. L’unico rammarico è non essere rimasto, ma Angelozzi e Beretta fecero altre scelte, puntando su Stendardo anziché su di me, nonostante io fossi stato il difensore più presente nella cavalcata verso la Serie A dell’anno precedente”.
Serie A che passò attraverso le sentite sfide con il Bari, quella dell’andata vinta con uno storico 0-4 e quella del ritorno persa invece per 1-2 al Via del Mare: “I momenti forse più decisivi furono i due derby. In quello dell’andata, vinto con un risultato storico, raggiungemmo un’ulteriore consapevolezza delle nostre qualità di squadra. Oltre ovviamente alla carica e all’entusiasmo che ti può regalare un poker esterno in un derby così sentito, che si somma alla soddisfazione di aver fatto esultare così tanto i tuoi tifosi. Per ragioni diverse, la sfida di ritorno persa in casa ci caricò tantissimo per il finale di stagione e per i playoff. Sapevamo di aver deluso le aspettative legate in quella partita. Negli spogliatoi dopo il novantesimo c’era gente con 200 presenze in A e B che piangeva come bambini, per noi era una partita importantissima e c’era il dispiacere di non aver fatto gioire i nostri tifosi. Al tempo stesso, il giorno dopo eravamo già a mille, pronti, concentrati, grintosi di ripartire e tornare a vincere per conquistare la Serie A. Quella sconfitta ci diede una spinta fortissima in tal senso”.
Quella sua stagione fu tra le altre cose caratterizzata da una rete bellissima (destro da fuori sotto l’incrocio dei pali) nell’1-1 di campionato con il Pisa: “E’ sicuramente uno dei gol più belli che ho realizzato nel corso della mia carriera. A chi mi chiede quanto sia stato voluto, rispondo dicendo che ne ho fatti altri simili, in particolare ne ricordo uno con la maglia del Latina egualmente bello. Peccato solo non sia servito ad ottenere un successo prestigioso a Pisa, visto che Genevier pareggiò in extremis. Di certo lo aggiungo ai momenti indimenticabili vissuti con la maglia del Lecce”.
Un Lecce, il suo, molto diverso da quello attuale guidato da Liverani e che sta facendo bene oltre le più rosee aspettative di inizio stagione: “E’ sotto gli occhi di tutti quanto il Lecce stia facendo un campionato straordinario. Con l’Ascoli ho visto solo la prima mezz’ora, ma questo è bastato eccome per avere ulteriore conferma di come i giallorossi siano una squadra di qualità. Sono a due soli punti dalla vetta e se la giocheranno, anche perché chi è davanti loro non ha certo in proprio favore un gap tecnico incolmabile, anzi. Tra il mio Lecce e questo è difficile fare parallelismi, perché chiaramente il gioco di Liverani è molto diverso da quello che era il calcio proposto da Papadopulo, il quale puntava molto sugli equilibri difensivi del 3-5-2 e sulle giocate dei singoli in avanti. L’allenatore romano invece fa un calcio che piace, fatto di tanto possesso palla, di dinamismo, di continui inserimenti delle mezzali. In più sono passati oltre dieci anni, il calcio è cambiato. Ciò che conta comunque è che il Lecce sia in grado di fare del suo gioco un gran punto di forza per puntare innanzitutto alla miglior posizione possibile nei playoff ma, sempre mantenendo i piedi per terra, anche alla promozione diretta“.
Ora Cottafava è alla guida della Primavera della Spal, suo ultimo club da giocatore: “Sono in una società seria, che per certi versi ricorda molto il Lecce, cosa che posso permettermi di dire perché conosco entrambe le piazze così come il presidente giallorosso Saverio Sticchi Damiani. Qui si sta investendo tantissimo nel settore giovanile, con l’obiettivo di collegarlo direttamente alla prima squadra. Io lavoro in stretto contatto con Semplici proprio perché un ragazzo di 17-18 anni come quelli che io alleno non deve più essere considerato come un elemento del settore giovanile, bensì come un professionista in tutti i sensi su cui puntare e da responsabilizzare, perché a quell’età si deve essere considerati come degli adulti per crescere sotto tutti i punti di vista e potersi esprimere al meglio”.
