foto: P. Corvinoph: Coribello/SalentoSport
LECCE – Corvino all’Università: “Il mio un modello vincente, perché dovrei cambiare?”
“Ieri, oggi, domani: il metodo Corvino. L’evoluzione dello scouting in Italia”: è stato questo l’argomento dell’incontro tra il dirigente giallorosso e gli studenti del Corso di laurea in Diritto e Management dello Sport dell’Università del Salento, tenutosi ieri pomeriggio presso l’aula 1 dell’Ecotekne di Lecce. L’incontro è stato preceduto dai saluti del Direttore del Dipartimento, Luigi Melica, e del presidente del Corso di laurea, Attilio Pisanò. Ha dialogato con Corvino il giornalista Giuseppe Calvi; ha partecipato anche Elio Donno, giornalista del Corriere dello Sport, e, da remoto, Valerij Bojinov, una delle sue grandi scoperte. Alcuni estratti delle dichiarazioni del dt dell’Us Lecce.
“UN MODELLO VINCENTE” – Ognuno ha il suo modello, io ho il mio e a volte sono definito integralista, mi si dice che impongo formazione o moduli ma non è vero niente. La formazione me la comunicano prima di entrare in campo, è la verità. Il mio modello è vincente e non lo cambio: ho vinto tutto meno che lo Scudetto, se avessi accettato alcune richieste avrei lottato anche per quello ma non ho mai tradito chi mi ha dato fiducia. Il modello è vincente quando si fa il massimo coi mezzi a disposizione. In undici anni a Lecce, ai miei tifosi ho fatto vedere sette anni la Serie A, gli atri tre anni abbiamo riconquistato la promozione e un anno abbiamo perso una semifinale playoff. Il mio metodo è vincente perché lavoro con prima squadra e settore giovanile. affiancandomi con persone di cui mi fido. Tutto ciò ha portato a vincere otto titoli a livello giovanile col Lecce, uno a Casarano, cinque a Firenze: perché dovrei cambiare? Ora cerco di applicare la tecnologia, che è importante come le statistiche, ma io devo toccare le pelli con mano, le intuizioni vanno viste dal vivo e non in base all’IA. Il modello cos’è? Sono delle linee guida di un responsabile date nel tempo, vincenti se sono supportate dai risultati. Il responsabile dell’area tecnica non si occupa solo del mercato, ma gestisce, supporta, sovrintende. Questa è la responsabilità: supportare allenatori e giocatori per conto della società e non perché ci si sente padroni”.
SCOUTING ED ETICA – “Il modello si forma anche su uno sviluppo etico e morale. I comportamenti sono importantissimi, per tutti. Lo scouting? Importante. Io sono partito coi gettoni telefonici in tasca, ora ho solo due osservatori con 40mila euro lordi d’ingaggio, vorrei fare di più ma tengo conto di quello che il club può fare, mi avvalgo delle mie esperienze e conoscenze”.
TRATTATIVE, SI VA SULLE POTENZIALITÀ -“Quando non riesco ad acquistare un calciatore, è normale che ci siano delle preferenze in base al budget e delle graduatorie per obiettivi, le alternative pronte servono. Il giornalismo? Si è evoluto. Io sento la mancanza del contatto diretto però mi adeguo e capisco che si evoluto e mi devo saper evolvere anche io. Se ho da dire qualcosa non lo faccio sui social ma preferisco chiamare direttamente il diretto interessato, è giusto parlare in sala stampa e non sulle piattaforme. A volte in sala stampa non ti fanno la domanda e poi scrivono cose che avrebbero voluto dirti direttamente. Sarebbe più bello così. La gestione psicologica dei calciatori è importante. Se mi accorgo che un ragazzo non ha prospettive tra Allievi ed Esordienti, devo interrompere subito. Al momento mi sbattono la porta in faccia ma poi mi offrono il caffè ringraziandomi. Per le trattative, si va a prendere la potenzialità, non la qualità conclamata. Poi si può anche non arrivare perché si sbaglia su alcuni aspetti e vi sono tante variabili. Il metodo di convincimento? Io uso i miei mezzi, quando si può, quelli economici, altrimenti parlo della città, della tifoseria, della società”.
“GIOCARE PER STRADA MIGLIORAVA LA DESTREZZA” – “Prima era importante la strada, si cresceva senza l’assillo di diventare campioni, non c’erano altri sport. Giocare per strada ti migliorava molto, soprattutto nella destrezza: oggi non ci sono tecnici che aiutano a migliorare la destrezza. Come vivo la partita? Prima mi piaceva andare in tribuna o in panchina, oggi preferisco viverla a modo mio, a volte allo stadio, nel mio ufficio, a volte no. Sono da solo, in sofferenza, peggio che essere allo stadio”.
