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IL CORSIVO – Il Lecce è una Ferrari parcheggiata in garage, ma Corini non trova le chiavi

Mister Eugenio Corini, nella conferenza stampa di ieri successiva a Lecce-Entella, ha respinto la definizione di “periodo buio” e ha chiesto “lucidità” nell’analizzare le prestazioni della squadra, al netto della delusione per aver sprecato altri due punti contro una formazione, con tutto il rispetto, mediocre.

Vediamo, allora, di essere lucidi e analizziamo le questioni giallorosse.

1. A 12 partite dalla fine, il Lecce si trova a cinque punti dalla promozione diretta, con cinque squadre davanti. Dopo la trasferta di Reggio Emilia, per i giallorossi ricomincerà il ciclo di gare toste, a partire dal trittico Chievo in casa, Venezia e Frosinone fuori. Lucidamente, possiamo dire che il Lecce è ancora in corsa per la promozione diretta e che, il piano B, quello dei playoff, al momento non è in bilico.

2. Nelle ultime 12, il Lecce ha perso solo una volta, in casa con l’Ascoli, fallendo il rigore del pari a tempo scaduto. Il bottino è di 19 punti su 36. Mettiamo da parte il pari al 90′ di Rodriguez in Lecce-Empoli e il rigore mancato da Mancosu in Lecce-Ascoli, che, in un certo senso, “si annullano”: i giallorossi hanno perso due punti col Brescia al 93′; due punti col Pescara al 91′; due punti, ieri, nell’assalto all’arma bianca contro l’Entella. Totale: sei punti regalati. Con quei sei punti, il Lecce sarebbe secondo assoluto. Lucidamente, lo possiamo definire uno spreco clamoroso.

3. La rosa del Lecce è costituita da elementi di assoluto livello per la categoria. Non sarebbe un azzardo definirla la rosa più completa e forte dell’intero parco squadre del torneo cadetto. Elementi come Coda, Mancosu, Gabriel, Maggio, Henderson, Majer, Tachtsidis, Pisacane, Dermaku, per prendere i più esperti, potrebbero tranquillamente far parte di una rosa di Serie A di fascia medio-bassa. Ci sono anche degli interessanti prospetti in rampa di lancio che Corini sta, pian piano, provando a integrare e a lanciare in prima squadra. Lucidamente, si può affermare che, con la squadra a disposizione, i 40 punti in classifica sono decisamente pochi?

4. Il Lecce ha un’altissima percentuale di possesso palla. Il gioco, spesso, parte dai centrali difensivi che mettono in moto il play, che apre alle ali, che si appoggiano sul trequartista, che cerca le punte. Questo, sulla carta. Di fatto, però, l’azione è eccessivamente frastagliata, spezzettata, lenta, prevedibile. Raramente, giocando a quella velocità ridotta, il Lecce riesce a sorprendere una difesa schierata col coltello tra i denti, come successo ieri contro l’Entella, ma anche a Pescara, sabato scorso, quando si è contato un solo tiro in porta, il gol di Maggio, e poco più. Ieri, di occasioni da gol, ce ne sono state tante, è vero. Ma si aveva di fronte l’ultima difesa del campionato, il fanalino di coda della classifica, una squadra che nelle ultime sei partite aveva portato a casa un solo punto e il peggiore attacco del campionato. Gabriel ha vissuto una serata da spettatore, anche questo è vero. Ma restano i numeri: un solo gol contro le ultime due in classifica. Questo, lucidamente, per una squadra che ha ambizioni di alta o altissima classifica, non è accettabile. È un’involuzione, partita sicuramente non da Pescara.

5. In generale: questo Lecce non ha una identità di gioco definita. È lento nel costruire l’azione, è lento nel portare la palla avanti, è lento nei movimenti senza palla, è poco cinico sotto porta e, ai 25-30 metri, fa spesso la scelta sbagliata. Non è stato infrequente vedere che, una volta arrivati sulla trequarti avversaria, il portatore di palla ha preferito passare all’indietro invece che verticalizzare con velocità il pallone. Dal costruire una potenziale occasione da gol a ripartire da Lucioni o Gabriel, ce ne passa. Le punte dialogano poco tra di loro, si cercano di rado e preferiscono spesso l‘azione personale al passaggio per il compagno magari meglio piazzato. Si dirà: l’attaccante è egoista per definizione e che Barone sta ancora aspettando l’assist di Inzaghi a distanza di quasi 15 anni. Vero. Ma la differenza rispetto alla scorsa stagione è evidente. Forse il solo Rodriguez è l’elemento che, più spesso, cerca l’uno-due con un suo compagno. Yalcin ha ancora giocato troppo poco e non è giudicabile; Pettinari, ieri, ha fallito l’ennesima chance concessagli da Corini; Coda avrebbe potuto, tranquillamente, avere almeno 20 gol in classifica marcatori. Stepinski vuole riscattarsi, si sente ingiustamente escluso dal parco titolari dopo aver tirato la carretta nella prima parte di stagione, ma non è lucido. Vedasi il tiro a giro tentato ieri a due passi da Russo, al minuto 84.

In sostanza. Il Lecce ha una Ferrari in garage, ma Corini non trova le chiavi per accendere il motore. Si dirà che il progetto è a lunga scadenza e che tutto ciò che verrà quest’anno, sarà tutto oro colato. Ma, di questo passo, è probabile che i rimorsi, a fine campionato, saranno all’ordine del giorno.

(foto: SalentoSport/Coribello)