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IL CORSIVO – Un tempo per uno, ma il Lecce non è il Milan e non è da A

Il Milan regala al Lecce il primo tempo, il Lecce ricambia il favore infiocchettandogli i secondi quarantacinque minuti. Ma la differenza tra le due squadre purtroppo si vede.

È questa la chiave di una partita dal risultato storico e amarissimo per un Lecce che, dopo esser andato al riposo, con tre gol di vantaggio si è lasciato sfuggire tre punti importantissimi per morale e classifica, lasciando il campo a una squadra profondamente rivitalizzata dagli ingressi di Aquilani e soprattutto Boateng, protagonista assoluto del match.

Si parte con il doveroso minuto di raccoglimento in memoria della tragica quanto prematura scomparsa dell’asso della Moto Gp, Marco Simoncelli. “Muore giovane chi è caro agli dei”, scriveva Menandro, e, come negli altri campi, il pubblico sugli spalti ricorda il campione con sempre troppo poco silenzio e sempre troppo scroscianti applausi.

Milan totalmente assente nella prima frazione di gioco, con assetto e approccio peggiore anche di quel Bologna che poco più di un mese fa ha permesso al Lecce di portare a casa l’unica vittoria stagionale. E così il Lecce, pur con la disarmante pochezza tecnica dei suoi uomini, dilaga facilmente con i gol di Giacomazzi, Oddo e Grossmuller complice una difesa molle e una squadra che ha preso sottogamba l’avversario. La regola del lunch match sembra colpire ancora, con un’altra vittoria prestigiosa dopo il trionfo ottenuto l’anno scorso contro una spenta Juventus.

Tre a zero dunque: un parziale incredibile e al tempo stesso poco credibile, considerata la tenuta dimostrata del Lecce nell’arco dei novanta minuti nelle prime sette giornate del campionato.

E infatti la scossa rossonera arriva con il “vento catabatico” (firmato Carlo Pellegatti) portato da Kevin Prince Boateng, entrato al posto dell’invisibile Robinho e autore di una tripletta in dodici minuti grazie a tre saette infilzate alle spalle di Benassi, degno erede di Benussi. Il Lecce, imbarazzante e insufficiente, cade in balia di un Diavolo ad altissima intensità rimanendo schiacciato nella propria metà campo per tutta la ripresa e affidando le ripartenze a palloni lunghi “come il codice Iban” (firmato sempre Carlo Pellegatti). Roba da manuale del perfetto dilettante.

Lo spettro del 22 aprile 2001 (Lecce-Milan 3-3) ritorna dunque ancora più violento e letale, materializzandosi con il gol di un altro difensore. Allora fu Kaladze, oggi è Yepes a lasciare il Via del Mare ammutolito in un tracollo dalle ricadute pesanti soprattutto sul rapporto tra squadra e tifoseria, una relazione mai completamente sbocciata e comprensibilmente strozzata da partite come queste.

Continua così la tradizione che vede il Lecce parente povero della serie A e ogni sua squadra avversaria, al Via del Mare o altrove, scendere in campo sempre con un’arma in più”

Insomma Yepes, they can. They, loro, gli altri. Il Lecce mai.

Non possiamo che comprendere lo sconforto di Di Francesco a fine partita e, seppur ci sia stata qualche scelta sbagliata negli uomini mandati in campo, non ci sembrano possibili altre soluzioni tattiche in grado di tenere insieme questa raffazzonata armata Brancaleone. Neanche quella promossa da Russ Cargill nel film dei Simpson:

E per evitare altre fughe voglio degli squadroni della morte che pattuglino il perimetro a tutte le ore, 10.000 uomini tosti e 10.000 pappemosce, per far sembrare gli uomini tosti ancora più tosti. Ecco come li voglio disposti: tosto, tosto, pappamoscia, tosto, pappamoscia, pappamoscia, tosto, tosto, pappamoscia, pappamoscia, tosto, pappamoscia…

Da salvare

Le folate di Cuadrado e le idee di Di Francesco
L’ottimo arbitraggio del giovane Peruzzo e la suspense sul secondo cartellino giallo di Corvia

Da buttare

I primi dieci minuti del secondo tempo
Corvia e la fiducia riposta nel numero 9 giallorosso: uno da schierare solo quando c’è da difendere un 2-0