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IL CORSIVO – Silenzio, si sciopera

Di solito ci teniamo ben alla larga da qualsiasi forma di populismo e di banale retorica, ma quello che sta accadendo in questi giorni con lo sciopero dei calciatori di serie A non può esimersi dall’essere stigmatizzato.

Mascherare una forma di protesta – legittima, sia chiaro – annacquandola con i seri (?) problemi degli allenamenti dei calciatori fuori rosa, è però abbastanza ridicolo.

Il vero impulso dello sciopero dei calciatori è, di fatto, la loro contrarietà a pagare di tasca propria il contributo di solidarietà varato dal Governo, in un momento di crisi profondissima per le casse statali.

Ci fa specie il rappresentante dei calciatori, Damiano Tommasi, per il quale abbiamo perso la stima acquisita in passato, quando si è dimostrato uomo umile e tutto d’un pezzo, accettando il minimo sindacale del proprio ingaggio pur di continuare a vestire la maglia della sua squadra.

Lo sciopero dei calciatori contribuirà, ovviamente, ad inasprire gli animi dei cittadini italiani, chiamati, tutti, in prima linea a chiudere la falla dello spaventoso deficit statale, pagando le tasse a seconda della propria capacità contributiva (come recita l’art. 53 della Costituzione).

Che scioperino pure, ad oltranza. Si faranno del male da soli. Ai giovani si chiede di rinunciare al proprio futuro. A noi tutti, sacrifici, pazienza, sudore, lacrime e sangue. Ma qualcuno, che suda inseguendo un pallone, evidentemente si crede ingiustamente una casta al di sopra delle parti. E purtroppo non è l’unico.