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IL CORSIVO – Lecce: ma non sarebbe ora di cambiare rigorista?

Complice un autogol del cesenate Pellegrino ed un’altra mezza magia di Ibrahimovic, il Lecce esce fuori dalla morsa delle ultime tre in classifica e per la prima volta negli ultimi tempi si attesta in quartultima posizione. Finisse il campionato oggi, sarebbe salvo. Sono ben cinque i punti recuperati al Cesena, nel giro di tre partite. Eppure, a leggere il calendario, molti erano sicuri che contro Lazio, Milan e Fiorentina, al massimo si sarebbe raccolto un punticino. Merito alla squadra e merito all’allenatore, che, con giusti correttivi, sottolineati anche dal presidente Semeraro, ha saputo trovare un assetto più solido e cambiare mentalità di gioco, attendendo, ben raccolta, le folate dell’avversario, per poi rilanciarsi e capovolgere l’azione con veloci cambi di versante.

SCOSSA DERBY – Il derby perso nel giorno dell’Epifania, paradossalmente, ha fatto bene ai giallorossi, che sono andati a vincere all’Olimpico contro la Lazio, prima di bloccare il Milan in casa e di mettere i brividi a Gilardino e compagni, ieri pomeriggio. Se andiamo ad analizzare i punti raccolti nelle ultime tre gare, il Lecce, con i cinque punti (che potevano anche essere sette) racimolati, ha inflitto cinque lunghezze di distacco al Bari (0 punti nelle ultime partite), quattro al Catania, tre al Brescia, due a Chievo e Parma. Numeri che suonano bene come un sinfonia di Vivaldi.

UNDICI MALEDETTI METRI – Non c’è dubbio che i problemi in casa giallorossa, restino. Innanzitutto il rigorista: Di Michele a Firenze ha sbagliato il terzo rigore stagionale, dopo quelli sprecati contro il Brescia in casa e l’Udinese fuori. Un errore ci può stare, al secondo scatta il campanello d’allarme, ma tre penalties sprecati in poco più di un girone, sono davvero tanti, troppi. Di Michele è fondamentale per il campionato del Lecce. Lo si vede dall’impegno che ci mette ogni domenica e dall’attaccamento ai colori giallorossi, ma, con tutta la stima per l’attaccante di Guidonia, occorre un altro rigorista. Non crediamo manchino piedi buoni dal dischetto: lo stesso Jeda, a Cagliari, dava del tu al circoletto posto agli undici metri (anche se quello realizzato al Parma, ha messo i brividi al Via del Mare…). Ma anche Vives, o Fabiano o Corvia o Olivera, potrebbero ben cimentarsi dal dischetto.

DIFESA COLABRODO – L’altra nota stonata, sono i tanti gol subiti. Sono trentotto totali, peggior difesa del campionato. E Rosati prende gol da quindici gare consecutive. Si attende il recupero completo di Stefano Ferrario, ma risulta evidente quanto il Lecce abbia bisogno di un buon elemento da inserire nel reparto arretrato.

CAOS ATTACCO – Rebus attacco: Bergougnux sta per lasciare il Salento. Corvia ha appena rifiutato il trasferimento all’Atalanta per dimostrare quanto e cosa può dare al Lecce. Ofere si è rotto. Jeda ha giocato a sprazzi e segnato l’unica rete – come prima ricordato, su calcio di rigore. Chevanton? La sua ennesima esclusione dalla lista dei convocati fa pensare che ormai si sia sfasciato il rapporto di fiducia con l’allenatore e che l’uruguaiano sia sul mercato. Di Michele sta dando un ottimo contributo alla causa, nonostante gli acciacchi della sua non verdissima età si facciano sentire e una mira non “precisissima” (per usare un eufemismo) dal dischetto. E poi c’è l’incognita Piatti, che dopo la doppietta al Chievo, sembra entrato in depressione. È questo il reparto più delicato, che necessita di essere integrato e rinfrescato a dovere. Anche se, dagli ultimi rumors, sembra che la dirigenza giallorossa, potrebbe anche decidere che va bene così.

UNITÀ D’INTENTI – Sarebbe un errore: le buone prestazioni degli ultimi tempi, non traggano in inganno. Il Lecce e De Canio stanno ottenendo tanto da una rosa mal costruita e sovrabbondante. Occorre fare uno sforzo comune: da parte societaria, integrare con almeno un paio di elementi, la rosa. Da parte della tifoseria, lasciare da parte tutto il resto e continuare a sostenere la squadra in tutti i modi, dimostrando compattezza d’intenti. Di divisioni, nel Paese, ce ne sono già tante, ed ora è il momento di soffiare, tutti insieme, sulle vele giallorosse, spingendole al di là del traguardo chiamato salvezza.