TARANTO – Pieroni si defila: “Vorrei aiutare una città che soffre ma…”
Ha raccolto critiche e consensi con il lungo post pubblicato sul profilo personale. Azionista di maggioranza del Taranto dal 2000 al 2004, Ermanno Pieroni non ha mai rinnegato il periodo rossoblù seguendo da lontano le vicissitudini della squadra calcistica della ‘città dei due mari‘. Da esperto dirigente calcistico ed ex rossoblù, in eslcusiva per Salento Sport, torna a parlare di Taranto e del Taranto.
Direttore, dall’esterno com’è vista la situazione della Taranto calcistica?
La sensazione principale è che la città soffra per l’approssimarsi del quinto campionato dilettantistico consecutivo. Un aiuto potrebbe arrivare dal prossimo Consiglio Federale se si decidesse di togliere il fondo perduto. Ritengo che una città come Taranto, se usasse un criterio manageriale diverso, potrebbe affrontare un campionato di Lega Pro con un budget non superiore a quello di Serie D. E’ necessario, però, valutare se l’attuale dirigenza voglia continuare a reggere le sorti calcistiche possibilmente in Lega Pro dove il Taranto merita di stare. E’ una città che può esprimere un calcio importante, come successo in passato.
Come si esce da queste situazioni: i soldi sarebbero la soluzione a tutti i mali?
Mi auguro che a Taranto si possa formare un gruppo imprenditoriale locale. Il calcio oggi deve essere fatto da chi ha passione e da chi è legato alla propria città, senza affidarsi a mercenari esterni come avviene in Serie A, dove registriamo l’arrivo di presidenti asiatici. Per fare calcio ci vogliono i soldi ma le forze locali dovranno trovare un accordo per una corretta programmazione, collaborazione ed una serie oculata di investimenti.
Alla luce dell’assoluzione dello scorso maggio, si può dire che la sua figura sia completamente riabilitata?
Dopo il fallimento dell’Ancona, come da prassi, sono stato inibito in quanto all’epoca dei fatti ne ero presidente. Non essendo stato radiato, il provvedimento è scaduto nell’ottobre del 2010 e, da allora, ho collaborato e collaboro con diverse squadre italiane ed estere, in qualità di consulente di mercato. Il mio curriculum parla chiaro: tredici campionati vinti, di cui tre in Serie B. Ho scoperto tanti giocatori ma mi limito a citare i campioni del mondo del 2006 Materazzi, Gattuso e Grosso. La vicenda legata al processo mi ha dato molto fastidio. Sono una persona che è nel mondo del calcio sano da quaranta anni, di cui quindici da arbitro. L’aver indossato quella casacca mi ha inculcato determinati valori e, grazie alla mia formazione ed alla mia esperienza, ho chiesto il rito abbreviato. Il GUP di Cremona mi ha assolto da questa accusa infamante dopo che la Procura Federale della FIGC aveva archiviato il caso. Purtroppo la gogna mediatica riservatami negli anni non si può cancellare e, per questo motivo, sono solidale con il CT Antonio Conte. Ora mi riserverò di tutelare la mia immagine.
Alcune voci parlano di un suo ritorno a Taranto o, comunque, di un suo interessamento. Quanto c’è di vero?
Ho dato personalmente tanto al Taranto, esponendomi con diversi milioni di euro a favore delle casse societarie. Ci hanno tolto la Serie B contro il Catania; uso il plurale perchè mi sento coinvolto nonostante la diffidenza nutrita nei miei confronti. A distanza di tempo, però, la gente ha potuto riflettere su quel periodo e fare le proprie valutazioni, senza influenze mediatiche. Mi chiedono di andare in soccorso del Taranto, non lo nego, e lo farei volentieri se avessi la forza economica. Al momento però non posso raccogliere il grido d’allarme ma in futuro tutto è possibile.
