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SERIE D – Ragno, accusa al sistema: “Manca meritocrazia, avanti con sponsor e raccomandazioni…”

Da anni, molti, è uno dei tecnici più vincenti del panorama calcistico pugliese. In questa stagione, Nicola Ragno sta guidando una macchina fuoriserie, il Potenza, che proverà a portare in Serie C bissando lo straordinario risultato ottenuto con il Bisceglie nello scorso campionato. Una scalata fondata sui risultati e c’è chi nell’ambiente, per questo, lo considera il nuovo Maurizio Sarri. “Lui è partito ancora più dal basso perché ha iniziato in Terza Categoria – spiega ai microfoni di TMW Radio. Ho iniziato ad allenare a 28 anni e sono 20 anni che alleno partendo dalla Promozione. Il momento migliore della mia carriera da calciatore ho avuto un grave infortunio che mi ha costretto a smettere a 25 anni. Adesso sono 3, 4 anni che conquisto buoni risultati e spero di proseguire su questa strada”. 

Nel suo percorso ne ha incrociati ed allenati tanti, Ragno, di calciatori talentuosi. Che non sempre riescono ad emergere. L’allenatore di Molfetta, senza nascondersi, esprime una dura condanna al sistema calcio: “Parto dall’eliminazione dell’Italia. Sono convinto che debba far riflettere tutti. Non è un fallimento dovuto alla singola persona. Il calcio è malato perché nelle categorie inferiori ci sono tanti calciatori, allenatori e dirigenti che non riescono a calcare campi professionistici perché manca la meritocrazia e perché si va avanti solo con sponsor e raccomandazioni. Non abbiamo più i Baggio o i Del Piero che fanno la differenza. La Nazionale è una squadra normalissima. Ci sono tanti giocatori dal basso che meriterebbero molto di più ma che non ci arrivano perché non sono collegati a ‘carri vincenti’. C’è chi arriva al top anche senza meritarlo”.

“Ai club professionistici – conclude Ragnoconsiglio di avvalersi di gente competente e onesta, che non pensa al proprio portafoglio ma che pensa di andare alla ricerca di buoni giocatori partendo dal basso. Sarri lo conosco bene, qualche anno fa siamo stati insieme 50 giorni per un corso e recentemente mi ha detto che ci sono tanti allenatori in D che meriterebbero la C o la B e viceversa tra chi allena tra i professionisti c’è chi non merita di farlo”.