NARDÒ – Russo risponde ai tifosi: “Sarei io il cancro estirpato? Ecco tutte le verità…”
La conferenza stampa dei tifosi granata non ha lasciato indifferente Enzo Russo. Con una conferenza di risposta, l’ex presidente del Nardò rispedisce seccamente al mittente le critiche e ripercorre a sua volta le tappe sugli ultimi anni del sodalizio neretino.
“Rinvio al mittente -chiarisce Russo- le accuse che mi vedono, per voce del tifo organizzato, come un cancro estirpato. Io con il calcio a Nardò ho chiuso giorno 11 novembre del 2012, quando insieme a mio fratello allora vice presidente andammo dal Sindaco e consegnammo il titolo sportivo. Già alla fine del campionato 2009/10, quando dall’Eccellenza andammo in Serie D, avevo voglia di mollare anche per colpa della situazione politica svantaggiosa dopo le Elezioni regionali. Andai comunque avanti spinto da una situazione amministrativa locale che si proponeva di darmi una mano nella guida della società. A fine campionato, quello del 10/11, arrivammo ai playoff di Serie D ma si creò una situazione debitoria. Andai quindi dal Sindaco per dirgli che non ero più nelle condizioni di portare avanti la società e lui mi pregò di restare al timone. Si fece quindi l’iscrizione ma a settembre sono venute meno le sponsorizzazioni che ci offrivano sostegno anche per degli elementi di disturbo come la trattativa con De Vitis. Non fu possibile pagare gli stipendi dei calciatori e mi è dispiaciuto molto perchè la squadra sul campo primeggiava in D. Per cui giorno 11 novembre 2011 tutto passò nelle mani del Sindaco. A quel punto la triade (composta dal dg Alemanno, dal dt Obbiettivo e dal ds Inguscio, ndr) portò avanti la squadra conducendola alla salvezza”.
“Nella stagione 2012/13 -prosegue Russo nella sua analisi- il Sindaco delegò l’ingegner Walter Mirarco ad occuparsi delle sorti societarie, chiarisco che io non avevo alcuna rilevanza all’interno del club. A fine luglio del 2012 venni a sapere che un esperto di ingegneria finanziaria, Leonardo Ranieri, era interessato a rilevare il club spinto anche da interessi extracalcistici sul territorio. Ci incontrammo quindi con Ranieri a Milano io, Walter Mirarco e il sindaco Risi. Il 15 novembre ci vedemmo nuovamente a Nardò con i presupposti che prima o poi si sarebbe risolta la questione. Arrivammo quindi al mese di aprile, quando mi arrivò una lettera irrevocabile dalla European Investment Co. che confermava la disponibilità di acquisire la società giorno 20 giugno con un investimento di 300mila euro, da dedicare a saldare i debiti arretrati e ripianare quelli maturati nella stagione corrente. Poi ancora, al passaggio della proprietà, si sarebbe versato un milione di euro, destinato alla rifondazione e ristrutturazione della società. Scrissi poi al presidente della holding Makan Diabatè ribadendo la mia disponibilità al passaggio societario che mi rispose che il passaggio doveva slittare per la sua impossibilità di raggiungere l’Italia. Giorno 2 luglio scorso, quindi, l’assemblea nominò presidente dell’Asd Nardò Calcio Makan Diabatè, vice presidente Manieri, segretario Mirarco. Nella giornata successiva partirono le mie lettere di dimissioni, che sancirono di fatto il mio definitivo disimpegno sportivo”.
In conclusione Enzo Russo si pone delle domande di risposta alla conferenza dei tifosi: “In definitiva da me, ora, cosa si vuole? Perché io sarei ancora il regista della situazione? Forse sarebbe stato meglio non iscrivere la società quest’anno in Serie D, nonostante io stesso ci abbia rimesso soldi di tasca mia. Perché dovrei essere io il cancro estirpato? Per nove anni sono stato presidente, credo, con buoni risultati sportivi. Se avessi avuto intenzioni malefiche avrei intestato la società ad un nullatenente, gli avrei dato qualcosa e dopo un anno sarei stato libero. Questo perché il Codice Civile prevede che le responsabilità penali delle azioni svolte dalla societa sono solo del presidente. Avrei potuto farlo ma ho rifiutato perché ho voluto assumermi fino in fondo le mie responsabilità. Mi sono scontrato con qualche tifoso perché mi si accusava di aver portato il ‘re delle banane’ a Nardò. Mi danno fastidio, conoscendo l’intelligenza di Michele Piccione, le dichiarazioni false che ha fatto in conferenza stampa nei miei confronti. Ha usato sistemi dialettici per offendermi e questo non lo accetto. Non sono io colui che ha buttato il calcio a Nardò perché credo che qualche soddisfazione l’abbia fatta avere ai tifosi rimettendoci di tasca mia”.
