NARDO’ – Parola di mister Longo: “Un’occasione persa. Resto? Magari…”

«Questo che va concludendosi è il mio terzo anno sulla panchina granata. Ho nel cuore tutti i migliori momenti, sia dal lato sportivo che umano». Per alcuni è un eroe, per altri il miglior allenatore sulla scena. Per tutti, o quasi, semplicemente “il mister”. Parliamo di Alessandro Longo, un vero neretino acquisito. Il tecnico di Trepuzzi si rivela a tutto tondo, ricordando gli attimi magici in granata, senza lesinare qualche “bacchettata”. «Come dimenticare lo straordinario sesto posto nella mia prima stagione. Arrivai a Nardò su consiglio di Massimo Alemanno, attuale dg e all'epoca consigliere personale di Enzo Russo. Ho avuto la fortuna di allenare un gruppo unito, capitanato da Tartaglia, fatto di uomini disposti ad allenarsi anche di notte pur di rimediare ad una situazione compromessa. Gettammo delle solidissime basi tecniche e caratteriali per il salto di categoria dell'anno successivo».

E nel secondo anno la vera consacrazione…
«Sì. Indimenticabile l'abbraccio caloroso dei settemila tifosi accorsi per festeggiare la storica promozione, dopo il duello appassionante con Trani e Molfetta. Poi ancora il successo in Coppa Italia e l'abbraccio al rientro in città. Nulla di tutto ciò sarebbe accaduto senza le oculate scelte di mercato del nostro ds Gianni Inguscio. Irace, Montaldi, Ruggiero, Parlacino, Calabuig, giusto per citarne alcuni. Dobbiamo molto al “Pietro Lo Monaco del Salento”».

Poi qualcosa si è rotto…
«Colpa, se di colpe si può parlare, di dirigenti immaturi. Sono state intraprese scelte di difficile comprensione, poi non a caso rivelatesi fallimentari. Un'occasione persa per puntare al doppio salto di categoria, che si sarebbe potuto realizzare anche con modeste risorse economiche».

Con Gianni c'è sempre stato un grande feeling…
«E' davvero il valore aggiunto. Merita solo elogi. Ma non bisogna tralasciare l'enorme lavoro svolto dai preparatori atletici, Alessandro Negri e Antonio Mazzotta, dalla straordinaria forza caratteriale, dimostrata a più riprese nelle fasi critiche, in cui ho sempre notato massima disponibilità e fiducia incondizionata».

Tradito, stanco, depresso. Qual è il sentimento che prevale dopo una stagione così?
«Resta l'onore di aver conosciuto uomini, in primis e poi calciatori, che mi danno orgoglio e fierezza dopo un'annata del genere. L'esperienza vissuta mi ha comunque arricchito. De Toma e Leopizzi prima, Vetrugno e De Razza poi, e tutti gli altri compagni di avventura, rappresentano per me e spero per tutta la Nardò calcistica un esempio per quei calciatori che avranno l'onore di vestire in futuro la gloriosa maglia granata. Di certo, io sono pronto a ripartire con lo stesso entusiasmo e le motivazioni che hanno caratterizzato da sempre il mio percorso calcistico».

Se le cose cambiassero in positivo, potremmo ancora rivedere Longo alla guida del Toro?
«La mia prima scelta è sempre stata e continuerà ad essere Nardò. Purtroppo non potrà dipendere solo da me, così come non è dipesa da me la scelta di lavorare altrove la scorsa stagione. Io credo che Nardò, nonostante tutto, debba andare fiera e orgogliosa di ciò che è stato e ottimista per il futuro, se potrà contare ancora su un neretino doc come Gianni Inguscio. A prescindere dalla categoria, perché è una delle professionalità più alte che il calcio pugliese ha prodotto negli ultimi anni».

Lorenzo FALANGONE
Nato 27 anni fa a Nardò. Dottore in Comunicazione e Giornalista pubblicista. Caporedattore di SalentoSport e reporter per PiazzaSalento. Premio "M. Campione" 2015 come miglior articolo sportivo di Puglia. Autore del libro "Per dirti ciao".

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