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SERIE A – Il Ministero frena sul protocollo sanitario. Gravina (Figc): “Lo integreremo, mettiamo da parte polemiche sterili”

Il protocollo sanitario approntato dalla Figc, con l’aiuto dei medici delle società, non è sufficiente, a detta delle autorità governative. In particolare, per due motivi: 1. perché non è ancora chiaro chi dovrebbe rispondere di un eventuale contagio di un atleta (le società?), né è chiara la procedura sanitaria da seguire, ossia se il contagiato dovrebbe andare in quarantena o meno. E i suoi compagni? E lo staff?

E ancora: con che modalità saranno effettuati i tamponi e gli eventuali test sierologici? È sostenibile, per le società, restare in ritiro ad oltranza? Per la Figc il ritiro sarebbe assolutamente “sicuro” e coinvolgerebbe il “gruppo squadra”, secondo la definizione del protocollo, sino alla fine del campionato. Ma non solo: coinvolgerebbe anche il personale delle strutture in cui il gruppo squadra andrà a trascorrere il suo ritiro.

E poi: i viaggi. Le squadre si dovranno spostare. Prendere treni, autobus, aerei, andare in nuovi alberghi. E, inevitabilmente, entreranno in contatto con chi ci lavora.

“Siamo pronti ad integrare e a modificare il protocollo – si legge un una nota della Figc che riporta le parole del presidente Gabriele Gravinae, una volta migliorato, ci potrano essere tutti i presupposti per il via libera definitivo al 18 maggio”.

La stessa Figc ha chiesto di essere ascoltata dal Comitato tecnico-scientifico che collabora col Governo nell’emergenza Coronavirus. L’8 maggio prossimo è stato convocato un Consiglio federale “per delimitare – dice Gravinail perimetro regolamentare nel quale operare”.

“Mettiamo da parte le polemiche sterili – chiosa il numero uno della Figc, lavoriamo insieme e giochiamo di squadra per superare la crisi”.