SF LEVERANO – 300 volte De Benedictis! Emozioni e celebrazione di uno dei più grandi bomber
Nella settimana in cui il popolo italiano è chiamato a decidere sulle trivelle, noi celebriamo il trivellatore per eccellenza delle porte avversarie. Domenica scorsa, infatti, con la doppietta rifilata al Leporano, Angelo De Benedictis ha tagliato il traguardo dei trecento gol. La prima rete a sedici anni, all’esordio con una prima squadra, il Paceco, nell’ultima giornata del campionato di Eccellenza siciliana. Da allora non si è più fermato l’attaccante classe 1981. Numeri impressionanti, spalmati in diciannove stagioni di onorata carriera, perché non è mica facile stare sempre sulla cresta dell’onda. Qualcuno potrebbe obiettare che è semplice segnare in queste categorie. E allora provateci voi a infilare la porta per trecento volte. Uno il gol o ce l’ha nel sangue oppure non ce l’ha. A prescindere dalla categoria.
La giusta soddisfazione, nelle parole del bomber della Salento Football Leverano. “Si tratta di un traguardo importante, che avrei potuto raggiungere prima senza gli infortuni che mi hanno accompagnato negli ultimi due anni. Un piccolo premio alla carriera, quasi una sorta di spot pubblicitario”. Ma proprio relativamente alle ultime due stagioni sono legati i crucci principali dell’attaccante di Trapani. “L’anno scorso ho subito la frattura, per fortuna non scomposta, del perone, quest’anno un altro piccolo infortunio. Il rammarico è di non aver potuto dare il mio contributo in momenti cruciali della stagione. Ma guardiamo avanti. Abbiamo disputato un girone di ritorno strepitoso e stiamo chiudendo alla grande un’annata che, senza alcuni punti persi qua e là, avrebbe anche potuto regalarci il titolo. Adesso pensiamo a vincere i play off”.
C’è una dedica particolare di De Benedictis per questa trecentesima rete? “Ci sono delle dediche particolari per ogni step raggiunto. Il centesimo gol è per l’Apricena: ho giocato lì quando avevo vent’anni e mi sono trovato benissimo. Il duecentesimo è arrivato quando indossavo la maglia del Copertino, per cui la dedica è per una società che mi ha dato tanto e per un paese che è diventato la mia seconda casa. Infine con la trecentesima non posso non onorare la mia famiglia calcistica attuale, quella della Salento Football Leverano, fatta di persone serie, che mantengono gli impegni presi”.
Trecento gol sono tantissimi, dover scegliere tra alcuni di essi potrebbe rivelarsi un’impresa ardua. Ma nel cuore ce ne sono sempre alcuni che restano più di altri. “I primi che mi vengono subito in mente sono la tripletta che segnai in un derby col Trapani, ai tempi del Città di Trapani. Un altro gol importante l’ho realizzato con la maglia della Fincantieri Palermo sempre contro il Trapani: un sinistro al volo che mi è valso gli applausi dei tifosi avversari. Particolare fu l’annata ad Apricena. Nelle prime otto giornate, con la squadra prima in classifica, non andai a segno nemmeno una volta. Mi sbloccai contro il Gallipoli, fu una doppietta, e da lì partì il mio exploit perché fino alla fine furono ventiquattro i gol in quel campionato di Eccellenza. Ricordo, ancora, con particolare affetto, il rigore che aprì le porte della serie D all’Ostuni, all’interno di una cornice di pubblico fantastica, o i due gol con la maglia del Casarano, all’ultima giornata di campionato, che valsero la promozione in Eccellenza, o ancora la rete in finale di coppa Italia col San Severo, nella stagione a Galatina. Un ringraziamento particolare va a mio fratello Natale, per avermi consentito, con i suoi assist, di trovare con tanta facilità la via della porta”.
Fatti, persone, emozioni, ricordi belli e ricordi brutti: dopo diciannove anni al servizio del dio pallone le cose da raccontare sono tantissime. “La stagione a Galatina è stata da incorniciare: quei quarantadue gol mi hanno consentito di avvicinarmi con più celerità al traguardo dei trecento. Indossare la maglia del Casarano, poi, è un’emozione unica: sebbene si trattasse di Promozione, mi sono sentito giocatore vero. Dal calcio ho ricevuto veramente tanto, tuttavia conservo un piccolo cruccio. Prima del mio secondo ritorno in Puglia, ricevetti un’offerta dall’allora direttore sportivo del Trapani: la rifiutai, preferendo la Virtus Francavilla. Ora quel Trapani è in serie B. Magari io non sarei arrivato così in alto, ma chissà, tornando indietro, che cosa sarebbe potuto accadere”.
Ma c’è una persona, in particolare, a cui deve dire grazie? “In realtà sono tante le persone che hanno rivestito un’importanza fondamentale per la mia carriera – racconta De Benedictis – . Il primo è stato Massimo Tavaglione, che fece di tutto per portarmi all’Apricena, un dirigente ma soprattutto un fratello maggiore. Il vero salto di qualità è arrivato con mister De Gregorio, che mi ha aperto le porte della Puglia e con mister De Matteis, già all’epoca un allenatore all’avanguardia. Ricordo con affetto mister Pietro Catalano del Marsala, a cui mi legano stima e amicizia. Mi chiamava Aristoteles perché il primo anno feci solo sette gol e dopo tutti quelli che avevo fatto in Puglia quel soprannome calzava a pennello. Ma l’allenatore che ha creduto di più nelle mie qualità calcistiche è stato mister Carbonella, col quale ho condiviso la splendida cavalcata con l’Ostuni. Un’altra figura importantissima è stata il direttore Massimo Alemanno, persona perbene, al quale sono legato da un rapporto extra calcistico. E per concludere in bellezza, un ringraziamento particolare ai miei attuali dirigenti Francesco Calasso, Andrea Paladini, Marco Frassanito, Mimino Rizzello, Giuliano Grasso e Salvatore Da Manzo”.
È un fiume in piena Angelo De Benedictis, che racconta di un amore smisurato verso uno sport che gli ha dato tanto e a cui ha dato e vuole ancora continuare a dare tanto. “Sono passati diciannove anni, ma ogni volta che mi cambio nello spogliatoio è come se fosse la prima volta. La passione e la voglia di vincere sono rimaste intatte. Al momento vivo alla giornata, vediamo come finisce questa stagione. Fisicamente mi sento bene e voglio continuare a giocare”. Dove non è dato saperlo. Per il momento si gode i successi personali e di squadra.
