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CAROVIGNO – Il diesse Pulpito ci crede: “Nonostante tutto, possiamo realizzare un sogno”

La stagione di Promozione non era partita nel migliore dei modi e, fino a poche giornate fa, non s’intravedeva la luce in fondo al tunnel. Il Carovigno, nel girone di ritorno, si è affidato alle cure di mister Giovanni De Nitto e alla saggia opera del direttore sportivo Enzo Pulpito che, in esclusiva, racconta del morale all’interno dello spogliatoio rossoblù: “La vittoria nella trasferta di San Giorgio Jonico” – ammette – “è stata entusiasmante. A venti minuti dalla fine eravamo fuori dai giochi. Poi, due rigori hanno cambiato le carte in tavola: uno parato dal nostro Petranca e uno segnato da Carlucci. Al novantesimo” – prosegue Pulpito – “è esplosa la nostra gioia perchè stiamo inseguendo un sogno. Ci abbiamo sempre creduto e possiamo realizzarlo. Nessuno ci può rimproverare nulla perchè la situazione ereditata non era delle migliori“.

A proposito della precedente gestione, il diesse del Carovigno sottolinea alcuni aspetti del lavoro svolto insieme al suo staff dal suo arrivo: “Quando manca una partita al termine della stagione regolare di Promozione, il Carovigno lotta per un posto nei play-out e, vincendo contro il Galatone, potremmo totalizzare diciotto punti: quasi il doppio di quanto fatto da chi ci ha preceduti. E’ evidente che il loro lavoro ha compromesso il nostro; noi non molliamo e siamo pronti a regalarci una salvezza da molti inaspettata“.

Il morale è alto e non è stato scalfito da alcune situazioni sfortunate: “In alcune circostanze” – confessa Pulpito “siamo stati sfortunati. Penso alla partita contro il Salento Football (gol al ’94 su una nostra disattenzione) o contro il Manduria. Il successo di San Giorgio lo ritengo un piccolo risarcimento“.

Il probabile avversario dei play-out uscirà dallo scontro diretto tra Racale e Real San Giorgio. Il direttore sportivo del Carovigno non ha preferenze: “Con tutto il rispetto per Racale e Real San Giorgio, non voglio scegliere il mio prossimo avversario. Guardo alla nostra condizione fisica e al nostro stato mentale: adesso” – conlcude – “sono gli altri a dover temere noi“.