L’INTERVISTA – Rocco Augelli, la “Gazzella del Gargano” che non molla mai

A tu per tu con l'attuale secondo allenatore del San Marco che ci parla della malattia che lo ha costretto ad abbandonare i tacchetti da calciatore, ma anche di come e dove si trova la forza per reagire in certi momenti bui

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Foto: Rocco Augelli (a dx) con Tindaro Salvadore, finale di Coppa Italia Eccellenza 2013 (@SS)

È una storia che ha per luogo il Gargano e un rettangolo verde. Una storia di calcio e di umanità. Di amore per un pallone e di attaccamento alla vita. Di addii e di rinascite. C’era una volta un ragazzo che tutti chiamavano la Gazzella del Gargano”. Il soprannome fu coniato da un giornalista del luogo, per sottolinearne velocità e movenze. Quel ragazzo aveva deciso che la sua missione fosse quella di segnare gol, tanti gol. E pur non essendo la classica prima punta, di reti, quel ragazzo nato a San Giovanni Rotondo nell’anno del Signore 1985, ne ha segnate veramente tante. Solo con la maglia del Vieste circa centocinquanta. Rocco Augelli ha dovuto abdicare troppo presto dalla sua mission. I casi imprevedibili della vita. La malattia che lo ha costretto a ritirarsi presto. Troppo presto. Perché la vita è bastarda: ti mette al mondo e poi non ti dà la possibilità di scegliere per te stesso. O meglio, hai solo una scelta: quella di reagire. E allora la gazzella ha dovuto trasformarsi  in leone, perché ci vogliono forza e coraggio per guardare in faccia quel male tremendo e reagire. E lui ha reagito. Ha dovuto dire addio al calcio giocato, ma non ha detto addio al mondo del calcio.

E così questa stagione ci ha dato il privilegio di poter ancora ammirare Rocco Augelli. Non più come calciatore, ma come allenatore. Il San Marco gli ha proposto di fare il secondo a mister Iannacone e lui ha deciso di legare la sua ripresa a questo nuovo ruolo. Com’è stare dall’altra parte? “Devo dire che mi piace – ammette Augelli, in esclusiva per SalentoSport -. “Questo era il mio obiettivo da un paio d’anni. È stata un po’ una forzatura, nel senso che avrei preferito farlo più in là e continuare a giocare. Con mister Iannacone si è creato un rapporto stupendo, ormai siamo in perfetta sintonia. Ho trovato un fratello che mi sostiene a 360° e con lui tutta la famiglia dell’Asd San Marco. Non potevo fare scelta migliore. Sono contento di essere entrato a far parte di questa famiglia spettacolare e di aver conosciuto Marcello Iannacone come persona soprattutto”. Ma come sta mister Augelli? La domanda che più di tutte ha un senso. “Sto un po’ meglio. È stato un anno duro, adesso spero che col passare del tempo le cose possano migliorare. I sacrifici che sto facendo sono importanti, in questi casi bisogna essere speranzosi. Vado avanti con forza e fiducia.

Forza e fiducia: due termini che possono fare da sfondo alla stagione del suo San Marco. Dopo un inizio abbastanza negativo, la squadra foggiana sta tentando una lenta risalita. Probabilmente i granata hanno pagato, almeno inizialmente, lo scotto del noviziato. “Sì, forse all’inizio è stato così, ma io penso che sulla carta possiamo fare molto di più. Stiamo cercando di puntellare un po’ la rosa, per raggiungere l’obiettivo finale che è quello della salvezza, che per una piazza come San Marco, alla sua prima esperienza in Eccellenza, sarebbe un grande traguardo”. La capolista Corato ha subito solo due sconfitte, una della quali porta la firma del San Marco. Una bella soddisfazione. “Sicuramente aver battuto il Corato è un motivo di orgoglio, perché i neroverdi sono una corazzata. Però non dobbiamo vivere di partite singole, ma di obiettivi. E in questo senso dobbiamo provare a inanellare una serie di risultati che ci avvicinino al nostro grande traguardo”.

La lotta per la salvezza è apertissima. Numeri alla mano, considerata la classifica cortissima, a oggi coinvolge addirittura una decina di squadre. Quante chance di salvezza ha il San Marco? “Io penso che ne abbiamo molte. Dobbiamo continuare su questa strada. Peccato per la sconfitta di Altamura che ci riportati giù in classifica. Ma abbiamo tutte le carte in regola per risollevarci e lotteremo fino all’ultimo”.  Non se la sta passando benissimo il Vieste. Che effetto gli fa vederlo in fondo alla classifica? “Il Vieste fondamentalmente sta facendo il nostro stesso campionato. Una squadra con molta esperienza, che sono sicuro riuscirà a salvarsi. Vieste per me è come una seconda casa e io tifo e tiferò sempre per loro”. A proposito di Vieste, una delle più belle immagini di questo campionato rimarrà l’abbraccio, ideale, che i tifosi della squadra biancoceleste gli hanno tributato prima della partita e il gesto della fascia da parte di Sollitto. Ancora prima del calciatore, è rimasto, nei cuori di tutti, l’uomo Rocco Augelli. E le tantissime manifestazioni d’affetto che gli sono arrivate e che continuano ad arrivargli dal mondo del calcio ne sono ulteriore riprova. “Quello che ha fatto Francesco Sollitto va al di là del calcio. Con lui e con altri giocatori che sono lì come Colella, con altri che non giocano più a Vieste e con i dirigenti c’è un rapporto speciale. Per me Francesco è come un fratello, proprio come Angelo. Ha compiuto un gesto che ha fatto il giro d’Italia e non ce lo saremmo mai aspettati. Io lo ringrazio. Noi sappiamo l’affetto che c’è, tra me e lui ci sono cose che trascendono il fatto sportivo”. E aggiunge. “Le tantissime manifestazioni d’affetto che mi sono arrivate per me sono motivo di tanta forza, perché in questi casi ce ne vuole veramente tanta. Sono convinto che alla fine ne uscirò vincitore, anche grazie all’aiuto che mi stanno dando queste persone e a quello delle persone che mi vogliono bene”.

Delle prime della classe il San Marco non ha affrontato solo il Martina. Quale lo ha impressionato di più? “Secondo me la classifica rispecchia quello che sta succedendo. Corato e Molfetta se la potranno giocare fino all’ultimo”. Anche perché le due battistrada possiedono un parco attaccanti eccezionale, che foraggia in maniera pesante la classifica cannonieri. Una classifica di cui Rocco Augelli è stato re e nella quale, purtroppo, non leggeremo più il suo nome. E allora ha deciso di pensarci il gemello Paolo a mantenere alto il nome della famiglia: quattro gol fino a ora, che per un difensore non sono pochi. “Non potendo segnare, più, io, adesso c’è mio fratello che porta in alto il nome dei bomber. Ha fatto quattro gol consecutivi, tre dei quali veramente importanti. Sono contento per lui e per la squadra. Adesso lui è la mia forza e io sono la sua. Quando segna lui è come se segnassi io”.

Quando sei giovane, bello, idolatrato dalle folle, pensi di essere anche invincibile. Poi la prospettiva cambia. Se potesse lanciare un messaggio a chi ci sta leggendo, che cosa gli direbbe? “Il messaggio che posso mandare è quello di lottare e di non mollare mai. Ovviamente i momenti duri come ce li ho io, ce li hanno tutti quanti. Purtroppo la vita cambia. Spero che tutte le persone che si trovano in questa situazione possano avere l’affetto che ho io intorno e sicuramente questo aiuta molto ad andare avanti”. Un esempio Rocco Augelli lo è stato sempre, sia dentro che fuori dal campo. Attaccante dalle qualità eccezionali, ragazzo umile ed educato. Un esempio per tanti giovani. L’augurio è che adesso possa segnare il gol più importante della sua vita. “Grazie mille. Essere d’esempio per i giovani è una cosa importante. Vado avanti e continuo a lottare. Sono sicuro che alla fine lo farò il gol più importante della mia vita. Un abbraccio e grazie per questa intervista. Mando un saluto a tutti quanti”.

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