VE LO RICORDATE? – Mark Fish, sempre controcorrente come il salmone

C’era una volta un ragazzone bianco di 190 cm che giocava in Sudafrica allo sport dei neri, il soccer, ma veniva adorato alla stregua di un eroe.

L’avventura italiana di Mark Fish può essere semplicemente riassunta nel proverbio “al posto sbagliato nel momento sbagliato”, se aggiungiamo una sagacia comunicativa/opportunismo a metà tra Luca Giurato e il protagonista di American Pie, ecco bella e pronta la ricetta del “re delle figure di m…”

Procediamo con ordine: Mark Fish nasce povero e bianco – stringhe che fanno a cazzotti all’anagrafe di Città del Capo – nel 1974, non è già alto due metri, ma quando lo diventa reputa più opportuno complicarsi la vita nel soccer, piuttosto che andare a colpo sicuro con basket o rugby, lo sport nazionale. Scelta non necessariamente da biasimare, poiché in Sudafrica tutti i bianchi vogliono il rugby, tutti i neri il calcio. Il nostro eroe avrà pensato: “Un bianco re del soccer, che figata!”. Mark Fish, anima alternativa, è bianco e povero, adora (l’ancora ribelle) Mandela e Che Guevara, e gioca a pallone: la versione sudafricana del nostro “Bastian Contrario”.

Il tempo gli darà ragione, almeno inizialmente: diventa la bandiera prima degli Jomo Cosmos, poi degli Orlando Pirates, la squadra più rappresentativa del Paese. Approda in Nazionale, dove nel 1996 vince a sorpresa la Coppa d’Africa: trionfo dall’elevato valore simbolico dei “Bafanabafana”, quasi ad accompagnare la svolta democratica della presidenza Mandela. Ce l’ha fatta! Un bianco in Nazionale! Peccato che quell’Eric Tinkler, che poi diventerà “lo Scarparo di Cagliari”, ha la pelle più candida della sua, forse sarà stato più ricco in partenza…”Sono alternativo lo stesso?”

Le meraviglie della Coppa d’Africa scatenano un’asta per accaparrarselo, un po’ come quando il trionfo europeo della Grecia eleggerà Zagorakis come miglior esterno destro del Vecchio Continente…lo strano mondo della “pedata”. Fatto sta che la Lazio riesce a spuntarla e porta a Formello il Che Guevara di Città del Capo, sborsando una cifra poco superiore ai 2 miliardi e mezzo delle vecchie lire.

Il passaggio ad una squadra che vanta una tifoseria non propriamente di sinistra non giova al Comandante Mark, che parte subito con il piede sbagliato quando afferma: “Mi ispiro a Baresi, assomiglio a Desailly!”. Forse gli avrebbero dovuto spiegare che Baresi è di Travagliato e non di Rosario e che Marcel oltre ad essere più nero della pece è anche il top nel ruolo in Europa. Inoltre l’unico giocatore di colore della Lazio, Aaron Winter, era appena partito ed era fuori luogo mettersi a fare il nero in questa situazione.
L’ambiente biancoceleste è quel che di più lontano ci possa essere dal suo Sudafrica ribelle e guerrigliero, il romanaccio è tremendamente dissonante rispetto alle 11 lingue del suo Paese e a Formello non si mangia Chakalaka ma al massimo un po’ di trippa.

Quindici presenze, un gol e tanta panchina: la Lazio lo gira in prestito al Bologna – ambiente perlomeno più prossimo ai suoi ideali – ma ad Uliveri occorrono pochi giorni di ritiro per bocciarlo senza pietà:Non è rapido nei movimenti e quando viene attaccato può trovarsi in difficoltà”. La meteora più fugace della storia felsinea torna ai biancocelesti, che sono abilissimi a spedirlo in Inghilterra, perlopiù realizzando una plusvalenza.

Il Bolton crede alla storiella di Baresi e Desailly e sborsa insensatamente 4.5 miliardi di lire. In realt”agrave; in Inghilterra Fish ritrova la sua dimensione: prima Bolton, poi Charlton, poi la sfiga. Nel 2003 si ferisce giocando con il figlioletto Luke: 39 punti e stagione finita. La cicatrice fa ribelle? Non crediamo che il povero Mark stavolta abbia pensato a questo. Nel 2005 viene ceduto in prestito all’Ipswich Town, una partita e si gioca ginocchio e carriera. Lascia il calcio a 31 anni, abbandona l’Inghilterra – anche in seguito allo shock della separazione coniugale – e si compra una bella fattoria in Sudafrica, per ricongiungersi con la natura e con la sua anima, ultima tappa delle sua vita alternativa.

Però c’è ancora tempo per un’ultima uscita poco opportuna: alla vigilia del Mondiale sudafricano, il nostro eroe ribelle alla notizia dell’assenza di Totti nell’Italia, afferma: “Se fossi il vostro ct – dice Fish – io farei di tutto per portare Totti: è un top player che può far fare il salto di qualità a qualsiasi squadra”. Nella stessa intervista resta perplesso quando gli viene fatto il nome di Lotito, forse avrà pensato ad una pizzeria italiana, ma questo i tifosi laziali probabilmente glielo hanno perdonato.

Mark Fish: salmone geniale o tonno pirla?

Redazione SALENTOSPORT
Nata il 23 agosto 2010. Vincitrice del premio Campione 2015 come miglior articolo sportivo, realizzato da Lorenzo Falangone. Eletta "miglior testata giornalistica sportiva salentina" nelle edizioni 2017 e 2018 del "Gran Premio Giovanissimi del Salento". Presente al "FiGiLo" (Festival del Giornalismo Locale) nell'edizione 2018.
https://www.salentosport.net

Articoli Correlati