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[ESCLUSIVA SS] VOLLEY B1/m – Ugento, coach Cavalera: “Dovremo sputare sangue per mantenere la B1”

Il riposo del guerriero. Anzi no. L'allenatore dei Falchi Ugento, mister Tonino Cavalera, non ha ancora staccato la spina, dopo la splendida festa del 7 maggio che è valsa il salto in B1.

Mister, facciamo il punto della situazione in casa Ugento.
«Non ci sono moltissime novità. La società si è presa un periodo di tempo per riflettere bene e capire su chi contare e puntare per il prossimo anno. Periodo utile, perché l'annata scorsa è stata pesante ed intensa, sotto tutti gli aspetti. L'intenzione dei vertici è quella di confermare in blocco quasi tutto il gruppo e di rinforzarlo, tenendo un occhio attento al bilancio. Arriverano pochi acquisti, il nostro gruppo si saprà far valere anche in B1».

Che tipo di campionato farà Ugento l'anno prossimo?
«Innanzitutto vorremmo capire bene le nuove norme sulle retrocessioni, che sono abbastanza intricate. L'obiettivo dell'anno scorso era il passaggio in B1, o tramite accesso diretto o tramite play-off. Non importa come, ma l'abbiamo agguantato. Adesso dovremo sputare sangue per tenerci stretta questa categoria, i ragazzi dovranno dimostrare di meritarsela sino in fondo e speriamo che ci sia ancora quell'entusiasmo tra i nostri tifosi che ci ha accompagnato durante la cavalcata in B2. La società sta operando in modo oculato, il nostro obiettivo rimane una tranquilla – ma anche nervosa – salvezza. Basta che arrivi».

Ha visto i play-off? Si aspettava la vittoria di Paola?
"Ho visto solamente una gara e mezza. Pensavo che Squinzano facesse valere di più il fattore campo, ma Paola è comunque una squadra di categoria superiore. Certo, se i gialloblù avessero avuto lo stato di forma del girone d'andata, difficilmente Paola avrebbe potuto imporsi».

Ugento, purtroppo, è stata scossa dalla morte del piccolo Gabriele, che militava nelle giovanili dei Falchi.
«Spesso chiedevo al mio collaboratore Maurizio De Giorgi di mandarmi qualche ragazzo per integrare le squadre negli allenamenti. Non ho mai avuto la possibilità di vedere all'opera Gabriele, ma ovviamente lo conoscevo. Non so come faccia la sua famiglia, sapere che chi l'ha ucciso era sotto l'effetto di sostanze, aumenta ancora di più la rabbia. Gabriele era un ragazzo di sport, che è la migliore strada per crescere ed integrarsi socialmente, e ciò è meritorio, a differenza di tanti altri ragazzi che alla sua età scelgono altre strade. La sua morte è stata una tragedia, quella lì (la Torre San Giovanni-Felline, ndr) è davvero una strada maledetta».