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in foto: C. Calcagni

SPORT PARALIMPICI – Carlo Calcagni non finisce di stupire: a Jesolo ben sei ori nell’atletica

“Tutto è possibile se ci credi veramente”; “i limiti sono solo mentali”; “mai arrendersi”: sono i motti che racchiudono lo stile di vita di Carlo Calcagni, pluridecorato campione paralimpico salentino e Colonnello del Ruolo d’Onore dell’Esercito Italiano.

Calcagni ha debuttato ufficialmente nell’atletica paralimpica, in campo internazionale, con la maglia del Gspd (Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa), gareggiando, nella categoria T72, nei 400, 100 e 200 metri nei recenti World Para Athletics Grand Prix di Jesolo, svoltisi nello scorso weekend presso lo stadio “Armando Picchi”, in contemporanea alla prima edizione del Campionato mondiale militare di Atletica paralimpica. Circa 400 gli atleti preseenti, provenienti da oltre cinquanta Paesi.

Ben sei le medaglie d’oro portate a casa da Calcagni, vincendo le prove dei 100, 200 e 400 metri in palio per il Campionato del Mondo Militare e stabilendo tre nuovi record del mondo nella sua categoria.

L’importante non è vincere – sottolinea Calcagnima conta molto di più avere l’opportunità di partecipare, soprattutto in competizioni che esaltano il valore dell’inclusione, in un’ottica di promozione e sviluppo della dignità della singola persona, che merita di essere valorizzata in ogni circostanza. È fondamentale mettere sempre il cuore in ogni cosa che si fa, gareggiare dando il massimo e mettendosi alla prova in una continua sfida a migliorare se stessi, al di là dei propri limiti. Non è certo una gara volta ad umiliare l’avversario, salendo sul gradino più alto del podio, perché anche da qui assume un significato profondo poter guardare al cielo, pur conservando lo sguardo basso, in segno di rispetto ed umiltà, con un sentimento di gratitudine e riconoscenza verso chi da lassù guida e protegge i nostri passi. Le medaglie vinte acquistano maggior valore se condivise, anche con chi arriva ultimo. Non conta salire sul podio. Le mie sono vittorie frutto di un lavoro di squadra , come piccole tessere di un mosaico, che, insieme, compongono un capolavoro”.

E ancora: “Da qui ne scaturisce un sentimento di profonda gratitudine e riconoscenza per chi mi permette di gareggiare, di partecipare alle competizioni. Un grazie di cuore al mio infermiere Franco, il mio angelo custode che mi accompagna ovunque, mi sostiene e mi supporta. Un grazie ai medici, italiani e stranieri, che dimostrano costantemente i progressi della scienza, prendendosi cura del paziente anche dal lato umano. Un grazie immenso alla mia famiglia e a chi mi è accanto, ogni giorno, perché mi aiuta, mi supporta e mi incoraggia ad andare avanti. Dicono che io sia un faro capace di illuminare la strada di chi lotta contro le piccole grandi avversità della vita. In realtà sono un Uomo, con tutte le umane debolezze, ed anch’io ho bisogno di supporto nei momenti di umana, comprensibile fragilità. Un grazie, infine, allo sport che mi permette di sentirmi vivo, veramente, nonostante tutto e tutti. In tutto ciò, non posso non ricordare l’importanza dei valori più profondi che dovrebbero animare le nostre azioni, sportive e non. Le medaglie vinte acquistano maggior valore se condivise, anche con chi arriva ultimo. Non conta salire sul podio. Conta condividere l’esperienza, vivere fino in fondo la passione per lo sport, sentire battere forte il cuore e avvertire l’adrenalina che scorre impetuosa nelle vene”.