OLIMPIADI LONDRA 2012 – Molfetta orgoglio di Mesagne, un oro lungo otto anni
“Una medaglia fortemente voluta, con sacrifici, sudata. E grazie a Dio, alla fine è arrivata”. Così Carlo Molfetta da Mesagne, carabiniere maestro nel taekwondo, al termine dell’estenuante finale olimpica vinta contro il rappresentante del Gabon, Anthony Obame. Una medaglia lunga otto anni, durante i quali la rabbia e il rimorso per quello che ad Atene poteva essere (ma non è stato) non gli hanno dato respiro né tregua.
Carlo ha cambiato faccia. Non è più quel guascone, quello “sbruffoncello” che in Grecia bruciò una medaglia sicura, quella più preziosa. Il tempo ha contribuito a smussare qualche angolo del suo carattere e il palmares ha continuato a crescere, sino al recente bronzo ai Mondiali di qualche mese fa. Ma era il tappeto olimpico il sogno proibito. Quello il fortino da espugnare, la voglia di riscatto l’unica molla. Ed ecco che la saggezza ha preso il posto della sfrontatezza, ecco la tattica e la tecnica sostituire la voglia di strafare, l’intelligenza e il coraggio prevalere sull’istinto.
Mesagne, terra difficile, da ieri ha il suo emblema. Mesagne, terra di abusi, di follie, di sofferenza ha trovato il motivo per gioire. Parallelo inevitabile con la storia di Clemente Russo da Marcianise, Caserta. Due storie sportive simili, nate dal rifiuto dei compromessi, delle zone grigie, della contiguità, della passività. Sudore ed energie spese in palestra, non in strada. In quelle strade troppo spesso teatro d’illegalità d’ogni tipo, ci sono passati anche loro due, Carlo e Clemente, dimostrando che lo sport, spesso e volentieri, può davvero essere la giusta soluzione a molti problemi.
