BASKET – Il mondo del basket s’interroga sulla riforma dei campionati
Si snoda intorno al professionismo/dilettantismo il dilemma cardine apertosi con la nuova riforma dei campionati maschili italiani di pallacanestro che il 4 febbraio ha interessato il Consiglio federale riunitosi a Roma e presieduto da Dino Meneghin. Nello specifico la riforma vuole un adeguamento lento che vada a concludersi entro il 2015 partendo dalla prossima stagione sportiva: si partirà da un primo campionato (per intendersi la Serie A) nel 2012/13 composto da 18 squadre che diventeranno nel 2013/2014 17 squadre, fino ad arrivare a un girone unico a 16 squadre. Dunque due retrocessioni diluite in due anni. E questo atterebbe al professionismo. Per quanto riguarda invece il dilettantismo si parla di due gironi da 16 squadre ciascuno, a partire dalla stagione 2013/14, trattasi del secondo campionato, ed un terzo campionato composto da quattro gironi a 16 squadre ciascuno.
Questi i dettami del Consiglio federale che ha previsto vengano messi in pratica con tempistiche e modi da definirsi da una specifica Commissione composta dai rappresentanti di tutte le componenti coinvolte. Questa commissione dovrà entro il prossimo consiglio del 13 e 14 aprile aver sviluppato la fattibilità dei canoni previsti da questa riforma. Uno di questi è la possibilità data a ogni squadra dilettantistica, e dunque a ognuna delle 32 della nuova Legadue, di schierare in campo due stranieri ma con un solo visto a disposizione. Si capisce bene a questo punto che non sarà una riforma da poco e che tutto questo mette in seno soprattutto alle società di Legadue un certo malumore neanche troppo celato. Quelli che oggi sono professionisti tra meno di due anni si ritroverebbero a essere dilettanti con tutte le problematiche che ne comporta questo cambio di stato occupazionale, a partire dal basilare diritto alla pensione.
Si preannuncia uno scenario in cui in tutta Italia a praticare la professione cestistica sarebbero poco meno di duecento e altrettanti tra dirigenti e staff. Non stupisce pertanto la preoccupazione che si legge nei volti e nelle parole di dirigenza e giocatori, anche delle squadre di serie A, perché si sa nello sport non c’è nulla di certo e la massima serie non è assicurata a nessuno. E sono già ricorsi ad appelli di vario genere i cestisti passaportati, non in ultimo la lettera aperta inviata alla Fip e alla lega di A di Legadue in cui chiedono il diritto sacrosanto di essere riconosciuti cittadini italiani, dopo molto tempo che vivono sul territorio nazionale, indipendentemente dai regolamentari quattro anni di giovanili disputati in Italia (attualmente discriminante in questo senso). E l'intera Legadue ha chiesto alla Fip di ridiscutere l'intera faccenda.
