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ATLETICA – Mancata reperibilità ai controlli antidoping, la replica di Daniele Greco: “Il sistema non funzionava”

Daniele Greco non ci sta e replica, con un comunicato stampa, al deferimento da parte della Nada al Tribunale nazionale antidoping per non essere stato in grado di dimostrare la sua reperibilità ai controlli. Per l’atleta di Galatone, il sistema “non funzionava” e l“idea non barare o di rubare non mi ha mai sfiorato”.

Di seguito la nota dell’azzurro:

Sinceramente non avrei mai pensato di vedere associato il mio nome alla Parola DOPING. Eppure mi ritrovo a farlo nonostante nella mia vita l’idea di dover rubare, barare, non mi ha mai sfiorato.

Mi è stato chiesto a distanza di 3 anni di dimostrare che avevo sempre comunicato puntualmente la mia reperibilità. Le norme invece prevedono e prevedevano che se non l’avessi comunicata doveva partire subito una contestazione formale (in 14 giorni), cosa che non è mai avvenuta. Invece no, vengono fatti passare 3 anni e mi si chiede di dimostrare cosa avevo fatto 3 anni fa. Nessuno però dice che viene leso il mio sacrosanto diritto al rispetto della procedura. Perché una cosa è richiedere entro 14 giorni la prova dell’invio della reperibilità e un’altra è farlo dopo 3 anni, quando l’invio della reperibilità è stato fatto spesso di persona presso la Fidal o tramite fax che non ho più e on avevo ragione di tenere (passati 14 giorni non vi è più contestazione ammissibile).

Nonostante ciò riesco a dimostrare che nel periodo in cui non sarei stato reperibile ho fatto un controllo antidoping (strano no?) e che per altri due periodi avevo invece la comunicazione.

Ma ciò che più dispiace della vicenda non è tanto l’inchiesta ed il procedimento, dove l’accusa rappresenta la sua idea, la sua ricostruzione dei fatti, ma il fatto che questa venga usata come una sentenza per massacrare mediaticamente noi atleti. Nessuno però dice che il sistema funzionava male, anzi non funzionava, che le comunicazioni si perdevano, che tutti gli atleti della nazionale ricevevano delle e-mail di sollecito per consegnare la reperibilità dopo che lo avevano già fatto, che non è possibile controllare le nostre comunicazioni perché lo stesso Coni non le ha più e che, invece, dopo l’introduzione del sistema informatico questi problemi non ci sono più stati.

No, fa molto più scalpore un titolone con associato il nome degli atleti alla parola doping.
Ci sono battaglie nella vita molto più importanti a cui mi sono sottoposto e mi sto sottoponendo, come l’allenarmi in un campo nemmeno omologato, poi grazie alla federazione ho avuto la possibilità di essere in raduno federale e avere a disposizione i centri migliori, mi sto scontrando contro un monte dove ancora nessuno è stato capace di superare , ossia ritornare competitivo dopo la rottura di un tendine d’achille, e molte persone si stanno impegnando per questo, dalla federazione al mio gruppo sportivo ai miei allenatori fisioterapista, la mia famiglia e le persone a me più vicine e care, le stesse persone che so bene quanto conoscono la mia persona e che mai potranno dubitare di me, che ho costruito e basato la mia vita su dei valori su cui tutto il mondo dovrebbe prendere spunto, I VALORI CRISTIANI.

Perciò confido nella giustizia anche se torno a ribadire che mi sembra assurdo difendermi di un qualcosa cosi lontano da me.

Ma non voglio mollare il mio obiettivo primario rimane quello di arrivare sulla cima più alta e fare quello che finora nessuno ha fatto, con la lealtà più assoluta offerta ogni giorno agli occhi di tutti.

Daniele Greco

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