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NARDO’ – L’alba del giorno dopo, Longo: “Soluzione? Più calcio e meno manovratori”

“A tempesta finita, saremo in una nuova era glaciale”. Ecco una delle frasi più significative del film The day after tomorrow, specchio della situazione attuale in casa Nardò. La tempesta è alle spalle, ma gli strascichi della precaria situazione si avvertono tuttora, pesantemente. C'è poi chi, come il tecnico granata Longo, ha vissuto in prima persona la crisi societaria.

Mister, iniziamo dal passato. Quanto fa male, per un allenatore, vedersi sgretolare una squadra costruita sapientemente dopo tanto lavoro?
«L'operato di dirigenti, tecnici e squadra rimarrà impresso per molto tempo nella mente di chi ha a cuore le sorti del Toro. Prima che la rosa si smantellasse, il Nardò ha avuto il merito di mettere in fila, dietro di sé, tutte le squadre più attrezzate del Girone H. Senza dimenticare che, tali compagini, hanno investito mediamente il triplo rispetto quello che il nostro presidente dimissionario avrebbe dovuto onorare. Ora, nonostante il rammarico per ciò che poteva essere e non sarà, dobbiamo avere la forza mentale di voltare completamente pagina, ricominciare da zero. Abbiamo costruito una squadra nuovissima con l'obiettivo di conquistare 13 punti in 17 gare, anche se ne potrebbero bastare di meno. Vale la pena ricordare che, il budget attuale, è inferiore alla metà rispetto quello di inizio stagione, già minorato più del 50% in confronto a quello dell'anno scorso. Le radici di questo “fallimento”, dunque, non sono da addebitare ad una singola persona e risalgono alle scelte intraprese nel maggio 2010».

Crede che questa sia per il calcio neretino un'occasione persa per tornare tra i professionisti?
«Sì, e i numeri lo confermano. Inoltre, la competenza di Gianni Inguscio, nella figura di direttore sportivo, ci avrebbe garantito il riassortimento dell'organico funzionale al nuovo obiettivo. Tuttavia, alla luce della attuale situazione finanziaria, credo che l'occasione migliore sia già sfumata nella passata stagione, quando le risorse economiche a disposizione erano più che sufficienti per approdare nei professionisti e successivamente consolidarne la presenza. Ora non resta che percorrere tutte le strade possibili, come stiamo facendo grazie anche al prezioso supporto dei tifosi, per evitare un futuro nero al club, anche alla luce dei risultati sportivi raggiunti con poche risorse. Occorrono più idee e meno soldi, più competenza e meno improvvisazione, più calcio e meno avventurieri e manovratori. A Nardò si può ancora costruire qualcosa di importante, per non doverci ritrovare mai più a parlare di occasioni perse».

“Un'esperienza del genere mi mancava, cercheremo di fare un altro miracolo”, queste le sue parole nella conferenza post ridimensionamento. Come procede il rodaggio della “nuova” squadra?
«Quella che ho a disposizione è una rosa variegata. Abbiamo calciatori che giocavano poco e chi invece per niente. E ancora non tesserati e altri, come Palma e Vetrugno, che stanno faticando a riprendersi dai rispettivi infortuni. Senza dimenticare gli Allievi, molti classe '95. Siamo chiamati quindi ad operare per risolvere i problemi e far sì che questo gruppo diventi una squadra omogenea».

Prima la parola salvezza suonava quasi come un bluff. Ora, più che mai, è una urgente necessità…
«Se stabiliamo la quota salvezza a 45 punti, la sestultima, che oggi è il Grottaglie, per salvarsi dovrà farne 28. Una lunghezza in più di quante totalizzate finora dal Brindisi, una in meno rispetto a Casertana e Turris. Non è un'impresa facile. Nella bagarre salvezza credo che la favorita sia l'Irsinese. Noi abbiamo principalmente un nemico, ossia la fretta di far punti. Non sarà facile in questa prima fase, ma sappiamo di poter contare su un grande allenato: la pazienza dei nostri straordinari tifosi che hanno sposato con dedizione e spirito di sacrificio, proprio come noi, questo complicato progetto».