IL CORSIVO – Lecce, “tu c’hai grossa crisi”
“Ecco, adesso stiamo dove meritiamo”. Così scrive un tifoso giallorosso sul proprio profilo Facebook, guardando la classifica subito dopo le partite di domenica pomeriggio. E come dargli torto, povera stella. Dopo un sabato sera in subbuglio e quel tiraccio di Barrientos che si è infilato come un coltello dello Chef Tony in una zucca, non gli si può che dare ragione.

Bene, Lecce ultimo. Otto punti in 12 gare. Facendo una proiezione, di questo passo, il Lecce chiuderebbe con 25,3 (periodico) punti. A “soli” 15 punti dalla fantomatica quota salvezza di 40 punti, che, visto l’andazzo delle cenerentole della classifica, quest’anno potrebbe abbassarsi sensibilmente. Di costante, e non di periodico, c’è, invece, solo lo scoramento del tifoso. Che già ha il morale (per usare un eufemismo) sotto terra a causa dello spread. Dei Bot, dei Cct, dei ministri tecnici, dell’Iva, dell’Irpef e della patrimoniale. E del panettone, che, mai come quest’anno, avrà le dimensioni di un muffin e il sapore di uno Jaegermeister.
Cosa c’è da salvare in queste prime 12 giornate? Domanda dalle cento pistole. Poco o nulla, se non le due (uniche) vittorie in terra emiliano-romagnola. La squadra non gira. La difesa imbarca acqua come una carretta del mare. L’attacco, udite udite, non ha ancora segnato una sola rete. A meno che non si voglia considerare attaccante Cuadrado, che attaccante lo è solo per il sito ufficiale del Lecce.
In porta tira aria di crisi diplomatica. Julio Sergio potrebbe lasciare la Firenze del Sud già in gennaio. Il brasiliano era sceso in Salento per giocare titolare, ma Robo-Benassi sembra in una forma strepitosa. Un’altra gatta da pelare per Di Francesco, come se gliene mancassero, in lista d’attesa. La mannaia degli infortuni eccellenti si è abbattuta violenta sulla rosa del Lecce. Al Carrozzieri già due volte sfasciato, al Ferrario decaparecido con sole due presenze, all’Oddo che ci ha messo un bel po’ per entrare in forma (?), si aggiungano capitan Giacomazzi (che a 34 anni suonati ha già piazzato due sigilli), Mesbah, Olivera, Cuadrado, Di Michele. In pratica un’ala del reparto del Vito Fazzi.
E poi Corvia. Irreprensibile come attaccamento alla maglia, ma mai sinora pericoloso per il portiere avversario se non a gioco fermo (vedi splendida rete segnata a Roma, dopo fischio arbitrale). Di Pasquato e Giandonato, i cui nomi accostati potrebbero richiamare alla mente un duo jazz o una coppia di cabarettisti (“Questa sera, in piazza Marconi, esibizione del duo Pasquato-Giandonato! Venghino signori venghino…”), se n’è visto poco. Lascia ben sperare Muriel. Ma va sottolineato come, solo qualche giorno fa, gli è spuntato il primo pelo sul viso. E per questo, ovviamente, non lo si può caricare di grosse responsabilità.
La squadra è stata costruita all’insegna del risparmio e dei prestiti. E, al momento, sembra inadatta a calcare un palcoscenico importante come il massimo campionato italiano. È come invitare una donna a casa per un tête-à-tête galante e mettere in tavola chinotto e grissini. Speriamo di sbagliarci, ma la situazione è tragica. Tra i tifosi (lo striscione esposto sabato sera contro il Catania è abbastanza eloquente) monta la rabbia e dilaga lo sconforto. Il nostro sondaggio evidenzia come, due su tre, pensino che il Lecce non vincerà una gara di qui a Natale. La società, per ora, conferma la stima nei confronti del tecnico. Che, umanamente non si discute, ma, sinora, qualche errorino di gioventù sembra averlo commesso.
Trascorsi i primi mesi di “autogestione finanziaria”, il bilancio generale è abbastanza allarmante. Quasi come la curva del grafico delle quotazioni Mediaset nell’ultimo periodo. Dove trovare la speranza di un futuro meno cupo? Nell’azionariato popolare? L’ipotesi è interessante, anche se non prontamente praticabile e necessariamente da integrare ad un nuovo corso societario. Di potenziali acquirenti, dalle parti di via Templari, neanche l’ombra. Vero, la crisi c’è per tutti (ma non era solo “psicologica”?) e rilevare una società di serie A non costa quanto un Calippo. Ma è pur sempre la bandiera di un territorio che a livello turistico esplode, anno dopo anno, nonostante infrastrutture mancanti, abusi edilizi, trasporti carenti e discariche a cielo aperto. Figurarsi se fosse tutto perfetto…
